Donazione immobili: regalare una casa ai figli minorenni

“Il 67% dei giovani adulti tra i 18 e i 34 anni vive ancora con i genitori”, “Italia, paese di mammoni”, sono titoli ricorrenti nei nostri quotidiani che fotografano una realtà diffusa.

Inutile girarci attorno: con i tempi che corrono è sempre più difficile per un giovane di belle speranze, affrancarsi dai genitori. Figurarsi, poi, trovare le risorse per comprare casa!

Come fare allora per aiutare i propri figli? Sono molti, oramai, i genitori che decidono per la donazione immobili ai figli. Spesso si tratta della casa in cui vivono. In questo modo ottengono il risultato di garantirgli un tetto per il futuro, quando non ci saranno più.

Donazione immobili: necessaria l’autorizzazione del giudice

Per fare la donazione immobili occorre innanzitutto chiedere l’autorizzazione al giudice tutelare.

Se l’operazione rientra nell’interesse del minore, in poco tempo il giudice accoglierà l’istanza dei genitori che dovranno recarsi da un notaio per redigere il relativo atto e portare a termine materialmente la donazione.

Chiaramente bisognerà sostenere delle spese: sia quelle dell’avvocato che assiste le parti innanzi al giudice, sia quelle notarili, sia quelle di registro.

Quanto all’imposta sulla donazione (a carico del soggetto beneficiario), attualmente vige una franchigia fino a un milione di euro se la donazione è effettuata, appunto, da un genitore.

Se invece è effettuata da un altro parente (ad esempio da uno zio a un nipote), non c’è alcuna franchigia e l’imposta corrisponde al 6% del valore dell’immobile.

Donazione immobile: nuda proprietà e usufrutto

Al momento del rogito notarile, i genitori dovranno decidere se donare al figlio la piena proprietà dell’immobile o meno.

E qui, sempre avendo a mente lo scopo di aiutare i figli, la tendenza è quella di cedere loro la nuda proprietà dell’immobile, mantenendo per sé l’usufrutto.

Con questo, i genitori donano sì la proprietà della casa, ma conservano il diritto di poterla abitare per tutta la vita (sostenendo tutte le spese relative: dall’IMU alle utenze).

Quando poi i genitori non ci saranno più, usufrutto e nuda proprietà si riuniscono nella medesima persona (il figlio) che ne riacquista anche il pieno possesso.

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