Due cuori e due capanne. LAT, un nuovo modo di vivere in coppia

Si diffondono sempre più le convivenze a distanza o LAT, living apart toghether. La storia di Enza e Marco ci racconta un nuovo modo di vivere la coppia

“I weekend e le vacanze li passiamo insieme, ma per il resto, ciascuno a casa sua”. La scelta di vita della famiglia che intervistiamo ha un vero e proprio nome: LAT, living apart together, un nuovo modo di vivere in coppia, diverso da matrimonio e convivenza, che si sta diffondendo anche in Italia. Superata la fase di eccentrica soluzione per ricchi (vivono così Kim Kardashian e Julia Roberts) il LAT è diventato un vero trend mondiale. In Gran Bretagna si stima che il 10% delle coppie viva così, in Canada sono oltre due milioni. E non si tratta solo di giovani o giovanissimi, ma anche di adulti e anziani che scelgono la vita di coppia in questa nuova modalità!

Dopo la separazione

Enza e Marco sono entrambi divorziati. Hanno due figli per ciascuno, due case, due auto, due vite che si intersecano nei momenti liberi. Il loro legame è saldo, tuttavia hanno scelto di vivere in case separate.

“Quando è finito il mio primo matrimonio – racconta Enza, titolare di un’erboristeria – ho dovuto ricostruire la vita da zero. I figli erano piccoli, abitavamo nella casa comprata con il mio ex e tutto mi sembrava difficile. Da sola non riuscivo a gestire la quotidianità: c’erano gli spostamenti in auto, la spesa, il giardino. Inoltre tutto mi ricordava il fallimento della famiglia che non c’era più. Così ho deciso di lasciare la casa e, con l’aiuto dei miei genitori, ho acquistato un appartamento in città per me e per i miei figli”.

Con il trasloco Enza cambia residenza, scuole, pediatra, abitudini. “I bambini si sono adattati bene alla nuova vita. Prima vivevamo isolati e d’improvviso ci siamo trovati in città, dove ogni cosa è comoda e vicina. La vita a tre ci piaceva, ma nei weekend in cui mi ritrovano sola, perché i ragazzi andavano dal papà, soffrivo un senso di abbandono, nella casa nuova, a fare i conti con una vita da reinventare”.

Come hai reagito? “È stato un anno oscuro. Difficile. Mi sembrava di non avere speranze. Nessun interesse al di fuori della famiglia. Qualsiasi cosa mi proponessi di fare, facevo fatica a trovare compagnia, perché le amiche avevano figli e necessità diverse dalle mie. Magari riuscivamo a organizzare un cinema, ma non una domenica insieme. Siccome mi è sempre piaciuto andare in montagna, mi sono iscritta a un gruppo di camminatori, ma potevo partecipare alle escursioni un weekend sì e uno no, a seconda che avessi i figli o meno, così rimanevo sempre a metà in tutto”.

Anche Marco

Dall’altra parte della città, Marco, audiometrista, separato con due figlie, ha vissuto un’esperienza simile. “Dopo la separazione ho lasciato la casa alla mia ex e mi sono trasferito in un appartamento in affitto. Dopo qualche anno mi è sembrato uno spreco di denaro e ho comprato una casa con due camere, una per me e una per le bambine. Ho scelto l’appartamento nella zona dove abitavo da ragazzo, non troppo lontano dai miei genitori, pensando che sul breve periodo loro avrebbero potuto aiutare me e sul lungo periodo sarei stato io vicino a loro. In effetti è stata una buona scelta e le bambine si sentono a casa qui come dalla mia ex moglie”.

Galeotta fu l’allergia

A mettere lo zampino tra Enza e Marco è stata l’allergia di Erika, la più piccola delle figlie di lui. “A inizio primavera cominciava il tormentone: tosse, prurito, occhi gonfi, naso che cola. Nulla di grave, ma mi dispiaceva abusare degli antistaminici. Una collega mi parlò di un’erborista che dava buoni consigli, così mi sono detto: proviamo! Non sapevo che in quell’erboristeria avrei incontrato la seconda metà della mia vita”.

Enza e Marco si conoscono così. Cominciano a frequentarsi e stanno bene insieme, ma procedono cautamente. “Alla fine, pur desiderando entrambi compagnia, avevamo trovato singolarmente un ottimo equilibrio di vita anche da soli. Come molte coppie di separati, eravamo molto concentrati sul benessere dei figli e ci abbiamo impiegato un po’ per imparare ad apprezzare la grande libertà di interi weekend di coppia, da adulti innamorati, con un sacco di esperienze da recuperare e riscoprire”.

Gestire le famiglie 

Marco ed Enza cominciano a fare piccoli viaggi, ad andare al mare e in montagna nei fine settimana, per mostre e concerti. Si frequentano e si sentono sempre più uniti, ma decidono di non coinvolgere i figli.

“Siamo andati avanti a fare i fidanzatini per più di un anno – racconta Marco -. Poi è arrivato l’inverno e abbiamo deciso che fosse il momento di far incontrare tutti, ci dispiaceva l’idea di non poter condividere momenti importanti come il Natale. Così abbiamo fatto il grande incontro, a casa di Enza, ed è stato bello”. 

Dopo quella prima occasione, le due famiglie si avvicinano. I genitori di Marco invitano Enza e i ragazzi. Vanno tutti in montagna insieme, ma quando si tratta di prenotare l’albergo, ogni genitore resta in camera con i suoi figli. Marco decide di cambiare automobile e prende una “sette posti” per potersi spostare facilmente. Decidono infine di fare un viaggio a Venezia con i quattro figli. 

“I ragazzi si sono conosciuti ormai grandi, adolescenti e preadolescenti – dice Marco -. Fossero stati bambini forse sarebbe stato diverso. Si sono annusati e hanno deciso che potevano trovarsi abbastanza bene per vivere qualche esperienza insieme, ma era chiaro che non avrebbero gradito più intimità. Ovviamente girare in sei significava moltiplicare i capricci, i disagi, i nervosismi. Impossibile trovare la soluzione buona per tutti, non c’è stata una volta in cui il ristorante ha soddisfatto tutti. Era chiaro che ognuno aveva i suoi ritmi e le sue esigenze, per cui stare insieme era bello, ma anche faticoso, soprattutto per noi adulti che eravamo sempre tesi. Vedevo Enza, che è naturalmente affabile, rivolgersi affettuosa alle mie figlie, e poi vedevo i suoi figli che drizzavano le orecchie. Sembravano domandarsi: ma come, mamma, perché sei gentile con loro? E noi?”.

convivenze a distanza

Una fase, forse no

“A me piace la compagnia – dice Enza -. E di andare a vivere tutti insieme ci ho sinceramente pensato. Il viaggio a Venezia era un test, ci stavamo domandando se fosse possibile e abbiamo voluto provare. Però mi sono resa conto che no, avremmo fatto un errore. La quotidianità può essere pesante e avrebbe rovinato la bellezza della nostra storia d’amore”.

Anche Marco ha preso tempo. “Sulla bilancia c’era equilibrio tra i pro e i contro, così ho pensato che non fosse il momento giusto. Sono sicuro che questa è una fase dalla quale usciremo. Magari ci vorranno anni, dovremo aspettare che i figli si sistemino, dopodiché ci ripenseremo. Ma forse no, forse rimarremo sempre così, anche questo modo di vivere ha il suo fascino”.

Lontani ma vicini

Marco ed Enza sono una vera coppia, non hanno un rapporto occasionale. Stanno bene insieme, ma preferiscono vivere separati. “Non è così male. È uno stile di vita. Ognuno gestisce i suoi tempi e la sua famiglia come vuole e non è obbligato a scendere a compromessi. Oggi, tra cellulari e videochiamate, è persino più facile. Ci scriviamo spesso, anche per condividere sciocchezze e l’impressione che abbiamo è che comunichiamo più di quello che fanno molte coppie. La sera magari guardiamo la stessa serie, ognuno sul suo divano, e commentiamo quel che succede a messaggini. Ogni mattina ci mandiamo il buongiorno e, nonostante non sia di persona, è un risveglio più caldo e tenero di quello che avevo con la mia ex compagna”.

“Senza essere forzati alla convivenza, i nostri figli trovano divertente ritrovarsi tutti insieme. Quando organizziamo qualcosa lo facciamo con entusiasmo e gioia. Una gita, una cena in un bel ristorante, un fine settimana in montagna. Capita anche che una figlia di enzo venga a vedere una la partita di uno dei miei figli, o viceversa. E capita di ritrovarsi tutti a casa di uno o dell’altro, con le pizze d’asporto o il sushi”.

Anche per le vacanze estive, Marco ed Enza hanno trovato che è facile vivere insieme separatamente. “L’anno scorso siamo andati in Sardegna. Abbiamo affittato due bungalow nello stesso campeggio e unito i tavoli in una veranda. Così abbiamo pranzato e cenato insieme, ma ogni famiglia si è occupata dei suoi spazi, senza innervosirsi per i calzini sparsi sul pavimento o per i momenti di cattivo umore”. Una scelta consapevole, non di circostanza, che rende tutti felici. 

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