Facebook e ragazzini

Alzi la mano chi non ha un profilo Facebook! Il fenomeno dei social network ha preso piede nelle nostre vite e in quelle dei nostri figli, divertendoci, sì, ma suscitando domande e preoccupazioni. Sempre più bambini e ragazzi sono dotati di smartphone e la tentazione di trascorrere ogni attimo libero (e lontano dagli occhi di papà e mamma) a chattare coi compagni di scuola si fa pressante. Ma non solo. È molto facile creare una falsa identità su Facebook (il “fake”), così come è molto facile rubarne una. Ecco allora che si può accedere a qualunque pagina, scrivere quello che si vuole, offendere, gettare discredito: in altre parole, perseguitare qualcuno o essere perseguitati. E se il soggetto diffamante, dopo aver molestato il malcapitato, si cancella dal social network, diventa impossibile trovarlo. Con la recente sentenza 9391 del 26 febbraio 2014 la Corte di Cassazione ha stabilito che non costituisce reato creare falsi account su Facebook, ma lo diventa se detto account viene utilizzato per molestare altri. Ma come difendersi? Buona regola sarebbe, innanzitutto, educare i propri figli alle nuove tecnologie, insegnare a selezionare le amicizie online e a sfruttare le opzioni che i social network mettono a disposizione, dalla privacy alla possibilità di bloccare alcuni utenti. Se, nonostante questi accorgimenti, il ragazzino finisce nella rete di qualche malintenzionato, bisogna rivolgersi subito alla Polizia Postale che può raccogliere direttamente la denuncia. Discorso analogo vale anche per chi riceva insulti pesanti online. I Tribunali hanno cominciato a pronunciarsi in casi simili condannando gli autori di comportamenti denigratori. Eclatante è stato il caso di due adolescenti che si sono conosciuti su Facebook e hanno allacciato una relazione sentimentale; una volta interrotto il rapporto, l’ex fidanzatino ha offeso pubblicamente e pesantemente la ragazza sul suo profilo. In questo caso il Tribunale di Monza ha ravvisato gli estremi dell’ingiuria e della diffamazione, dato che il carattere pubblico del social network lo rende uno strumento potenzialmente lesivo dei diritti della persona e di valori garantiti dalla Costituzione quali onore, decoro e reputazione.

[Francesca Galdini]

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