Fecondazione eterologa maschile: i limiti psicologici

La fecondazione eterologa maschile implica la donazione dei gameti di uno dei due partner: l’uomo. Rispetto a quella femminile però, la via dell’accettazione può essere più complessa e per questo motivo molte coppie scelgono l’embriodonazione 

La fecondazione eterologa è permessa in Italia dal 2014, e nonostante 9 gameti su 10 continuino ad arrivare dall’estero (per mancanza di donatori), la percentuale di bimbi nati è aumentata del 121%.

Per fecondazione eterologa maschile si intende quel percorso attraverso il quale viene richiesta la presenza di un donatore, maschile, esterno alla coppia al fine del concepimento.

Normalmente viene consigliata a coppie in cui uno a uno dei due partner viene diagnosticata l’infertilità, ma non solo.  Fanno ricorso a questa tecnica di fecondazione assistita anche le coppie fertili portatrici di malattie genetiche, le coppie che hanno già affrontato un percorso di fecondazione omologa fallito, persone con infertilità secondaria (basso livello di qualità ovarica) e coloro che hanno terminato terapie per la cura di tumori, come chemioterapie e radioterapie.  

La diagnosi dell’infertilità e l’approccio all’eterologa

Molti uomini credono che la paternità sia una scelta senza limiti di tempo, anzi, a volte rimandano per non correre il pericolo di “diventare padri troppo presto”.

Anche per coloro che si sentono lontani dal modello di famiglia patriarcale, la diagnosi di infertilità e l’approccio con l’eterologa rappresenta un momento difficile. Un copione che si tramanda da generazioni viene interrotto e ci si ritrova davvero a riflettere: perché voglio avere un figlio? Quando è importante continuare una linea famigliare sotto forma di eredità genetica? 

Il muro della sterilità è difficile da scavalcare.

Talvolta si associa la sterilità maschile alla distruzione della propria mascolinità arrivando a confondere la capacità riproduttiva con quella sessuale.  Alcuni uomini vivono questo lutto come impotenza, ovvero la mancanza di potere di mettere incinta la propria compagna, che li fa sentire “meno uomini”.

Rifiuto dell’eterologa maschile, perché?

Dalla ricerca qualitativa eseguita da due psicologhe di Roma, Federica Fatustini e Marina Forte, è emerso che le risposte istintive che sostengono il rifiuto di donazione del seme sono diverse. 

Per alcuni l’uso del seme conduce a una connotazione sessuale anche in assenza della sua realizzazione; per altri c’è il timore di non riuscire a creare un legame con il bambino nato; altri ancora pensano che la madre possa diventare il genitore dominante che si crei una disuguaglianza nel sistema familiare. 

Qualsiasi siano i sentimenti di reazione iniziale, è importante sostenere un percorso sul ruolo della genitorialità e prepararsi a diventare padri, anche se non biologici.

Tuttavia non si tratta di un percorso paragonabile a quello dell’adozione: la madre biologica è la propria partner e il padre vive intensamente ogni attimo della vita del proprio figlio, dal test positivo alla nascita, senza perdere alcun giorno della nuova vita. 

Scegliere l’embriodonazione

Fortunatamente ad oggi numerosi studi hanno dimostrato che il legame sociale all’interno di una famiglia è più importante di quello biologico. Tuttavia, ci sono coppie che preferiscono, per scelta personale, seguire il percorso della doppia donazione – chiamato embriodonazione – ovvero ricevere entrambi i gameti, maschili e femminili. 

Oggi si parla anche molto di embrioadozione: in questo caso gli embrioni provengono  generalmente da coppie che si sono sottoposte a  trattamenti di riproduzione assistita e che dopo essere diventati genitori hanno deciso di donare i propri embrioni congelati, per aiutare altre persone a formare una famiglia. 

In Italia non è possibile fare questo tipo di scelta. In paesi come la Spagna, la legge sulla Procreazione Assistita permette tutte le opzioni per gli embrioni congelati.

Le opzioni sono: l’ impianto dell’embrione nella donna che ha donato il gamete, la donazione dell’embrione a un’altra donna, la distruzione oppure la donazione alla ricerca.  In Italia non esiste questa legge. Gli embrioni “in eccesso” delle coppie che hanno intrapreso la fecondazione omologa ed eterologa, hanno per ora un solo destino: essere conservati in eterno, almeno fino a quando una legge non cambierà le cose.

fecondazione eterologa

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