Figli unici

Il modello della famiglia italiana moderna? Un solo genitore e un solo figlio. L’immagine che abbiamo in testa? Mamma, papà e due bambini. C’è qualcosa che non quadra. La fotografia della famiglia contemporanea in Italia restituisce l’immagine di un paese in cui i nuclei familiari sono sempre più “stretti e lunghi”.

Il calo delle nascite è costante da anni: l’Italia ha il tasso di fecondità tra i più bassi d’Europa (l’1,4 contro una media europea dell’1,9) e a differenza degli altri paesi non dà segnali di ripresa. Calano le nascite per la prima volta anche fra le mamme straniere, che finora hanno tenuto alto il bilancio demografico: 5.000 neonati in meno nel 2014. È il quadro della popolazione tracciato dall’Istat nell’ultimo rapporto sulla famiglia, in cui si sottolinea che il tasso di natalità è “insufficiente a garantire il necessario ricambio generazionale”. Nella sua relazione annuale al Parlamento, Vincenzo Spadafora, Garante dell’Infanzia sul mondo dei minori, ha commentato questi dati dicendo: “È ormai dominante il modello del figlio unico” e “Quasi raddoppiano le famiglie monogenitoriali”.

Quanti siamo ad aver figli in Italia? Forse meno di quel che vi aspettate: i genitori di minorenni sono in totale 5 milioni 676 mila. La maggior parte ha un solo figlio (il 51,6%). Quelli con due sono il 39,9% e quelli con tre o più l’8,5%. Le coppie di fatto (un decimo delle coppie con figli) hanno una predisposizione più marcata al figlio unico. Uno zoom più approfondito permette di osservare l’impatto di separazioni e divorzi: dal 2012 l’instabilità coniugale si è ridotta, ma la metà delle separazioni coinvolge bambini e adolescenti. A far nascere meno bambini contribuiscono anche altri fenomeni: il perdurare della crisi, l’assenza di politiche economiche di sostegno nei confronti delle giovani coppie e anche una scarsa flessibilità della divisione dei compiti all’interno della famiglia.

Due è il numero perfetto

I dati dell’Istat mettono l’Italia in pole position nella classifica dei nuclei verticali, quelli cioè composti da tre elementi: madre, padre e un solo figlio. Ma il modello di famiglia desiderato dalle coppie italiane è, per la stragrande maggioranza, quello con due figli: soltanto il 12% auspica di averne uno solo. Cosa si frappone tra il desiderio e la realtà?

Che due sia il numero perfetto lo dice Susanna, 40 anni, mamma di una bimba di 4. “Ho sempre pensato che avrei voluto due figli. Sono cresciuta con una sorella e sono convinta che sia stata una ricchezza, una persona che non ho scelto ma che condivide con me tutto il background dell’infanzia. Davvero, non ho dubbi che si debbano avere due figli, tuttavia nella storia della nostra coppia abbiamo aspettato tanto per avere Emma: dodici anni di convivenza e tre di matrimonio. L’abbiamo fortemente voluta, ma non riuscivamo a raggiungere le condizioni economiche né quelle genitoriali adatte ad accogliere una bambina. Quando ci siamo convinti entrambi, averla è stata facile. Tuttavia la nascita è stato un piccolo trauma: durante il travaglio, difficile e pericoloso, dicevo a mio marito: ‘Ricordati che sarà una felice figlia unica’. Ugualmente difficile il parto, un cesareo d’urgenza. Per tutto il primo anno di vita ho pensato che una figlia sarebbe bastata, poi mi sono sentita di nuovo in forma e ho cominciato a pensare al secondo, ma a quel punto Emma è diventata ingestibile. Noi due da soli, lontani dai nonni, con una bimba dal carattere forte e combattivo… la tensione in casa è salita alle stelle. Mi è mancata la forza fisica di affrontare una seconda maternità. Adesso che Emma è cresciuta e ha una maggiore autonomia, penso di nuovo che sia il momento giusto”.

Scelte combattute

Con due lavori autonomi, l’idea di mettere al mondo un secondo figlio può sembrare un azzardo. Come nel caso di Gianni, 41 anni, un figlio di 6. “Dal punto di vista della tenerezza sì, certo che ne vorrei un altro. Anche mia moglie lo vorrebbe. Però sono terrorizzato dall’idea di non farcela. Ho paura di non avere abbastanza: non abbiamo stipendi fissi, non abbiamo garanzie. Gli aiuti esterni sono pochi e non possiamo contare sui nostri genitori o su altri supporti familiari. D’altro canto ho amici che si trovano in situazioni economiche ancora più instabili e non hanno esitato, ma io non me la sento. E non sono molto ottimista, ormai abbiamo passato l’età, non credo che nell’arco di un anno o due la congiuntura possa cambiare. Alberto resterà un figlio unico, anche se devo ammettere che questa scelta l’abbiamo fatta entrambi un po’ a malincuore”.

C’è chi un secondo figlio non è riuscito ad averlo per motivi diversi, per esempio la salute. “Lo volevamo, ma abbiamo perso due volte il bambino”. A parlare è Mauro, 46 anni, padre di un figlio di 12. “Dopo il primo eravamo felici e convinti di averne un altro, ma la gravidanza si è interrotta spontaneamente. Ci abbiamo riprovato, ma anche questa volta è andata male. Intanto nostro figlio cresceva e alle difficoltà di salute si sono sommati i problemi del nostro rapporto di coppia che si stava deteriorando. Non provarci più è stata una decisione condivisa. A quel tempo mi spiaceva pensare che Francesco rimanesse solo, per di più non ha cugini. Col senno di poi mi sono convinto che è stato meglio così”.

Scelte di vita

Non ha mai sentito un grandissimo desiderio di maternità Enrica, 38 anni, mamma di una bimba di 3, che non ha paura ad affermare che per una donna i figli sono un intralcio alla carriera. “Lavoro da freelance e ho visto tante colleghe, anche bravissime, a cui hanno tagliato le gambe quando sono rimaste incinte. Certi ambienti di lavoro sono spietati, altroché maternità, tutele e permessi per andare a prendere i figli all’asilo. C’è sempre una collega più giovane e più brava che non vede l’ora di prendere il mio posto. Come freelance riesco a gestire gli impegni di mia figlia senza bisogno di chiedere nulla a nessuno, ma con due figli non ce la farei, dovrei rinunciare a molte collaborazioni, perderei autonomia e capacità organizzativa. Mi rendo conto che, a differenza di tanti genitori che fanno rete, noi viviamo la famiglia come un fatto personale, intimo, che riguarda solo noi. Nessuno ci biasima per la scelta di avere un solo figlio, giusto i nonni, che vorrebbero un altro nipote”.

“Uno mi basta!” è il motto di Rebecca, 45 anni, un figlio di 20. “Sono rimasta incinta giovanissima, a 24 anni, appena dopo il matrimonio. Non c’erano difficoltà economiche o di salute, né tutto sommato potevo definirmi in età adolescenziale, eppure non mi sentivo pronta. Desideravo un figlio, ma non in quel momento. Volevo godermi il matrimonio, viaggiare, uscire e soprattutto essere al centro delle attenzioni. Ero la piccola di casa e non volevo cedere la parte. Così, tra qualche lacrima e molte difficoltà, abbiamo deciso di crescere il nostro piccolo e di riprenderci più avanti quello che ci sarebbe mancato. Ed è quello che stiamo facendo: ora che il ragazzo è autonomo, noi siamo tornati a essere una giovane coppia”.

C’è chi pensa che per avere figli si debba fare i conti con il resto del pianeta. Come Massimiliano, vegano, animalista e ambientalista, 42 anni e padre di una bambina di 5. “Sento fortissima la dimensione etica. Quando ero giovane non mi vedevo come genitore, poi ho avuto una figlia, ma mi sento in colpa per aver messo al mondo un ulteriore ‘consumatore di risorse’. Avere figli significa aumentare la propria impronta ecologica, consumare di più. L’ideale sarebbe l’adozione”. Non ti dispiace che tua figlia cresca senza un fratello o una sorella? “È vero che cresce da sola nella sfera familiare, ma questa è la sfera più chiusa e determinata. Io sono figlio unico, ma ho tante reti di relazioni. Non so cosa voglia dire avere un fratello, ma anche adesso che devo affrontare, per esempio, la malattia dei miei genitori, so di poter fare affidamento su persone conosciute in età adulta che non per questo sono meno vicine, meno solidali o meno pronte a prestare il loro aiuto”.

Società liquida

Bisogna fare i conti anche con la forma liquida della famiglia moderna. Giorgia ha 4 anni ed è figlia unica “per metà”, perché ha una sorella di 16 che a sua volta è figlia unica. Possibile avere figli unici in una stessa famiglia? La mamma di entrambe, Stefania, 42 anni, ha avuto la prima figlia dal primo matrimonio. Il papà non ha avuto altri figli, per cui Ambra, per lui, è figlia unica. Dal secondo compagno, dopo più di dieci anni, Stefania ha avuto la piccola Giorgia, anche lei figlia unica da parte di padre. “A tutti gli effetti le mie due figlie sono sorelle, ma è vero che per ciascun padre sono figlie uniche e come tali sono trattate. Vivono la loro composizione familiare in maniera molto diversa. La grande si sente più unica, mentre la piccola si sente sorella a tutti gli effetti. Vivono un po’ insieme e un po’ separate. Quando la grande va dal padre, la piccola chiede in continuazione dov’è: ho cominciato a spiegarle che Ambra ha un altro papà, ma è un discorso difficile. La differenza di età ha ovviamente il suo peso: se fossero tutte e due piccoline sarebbe più facile. Io mi definisco mamma di due sorelle. Loro dovranno trovare un’identità per definirsi all’interno di questa situazione familiare così inusuale eppure così moderna”.

Politiche sociali

C’è un modo per opporsi al calo delle nascite, per aiutare i genitori a raggiungere i desideri, per fare serenamente più figli? La risposta è sì. Semplicemente, servono politiche sociali. In Italia i provvedimenti specifici per la famiglia vanno scovati tra le pieghe della legislazione sociale e fiscale. L’assenza di interventi organici e mirati contribuisce a perpetuare un modello ideologico, quasi inesistente, di famiglia tradizionale, basato sul padre che produce reddito, la madre che si occupa del lavoro domestico, i figli che dipendono dai genitori fino all’età adulta. Ma le famiglie stanno cambiando. Se si confronta la percentuale di Prodotto Interno Lordo investito nelle politiche per la famiglia, l’Italia è al di sotto della media europea: noi spendiamo l’1,4%, mentre l’Europa in media dedica il 2,4%. Basterebbe quel punto percentuale a fare la differenza.

[Albino Catarozzo]

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