Fresche contro stagionate: esiste un’età giusta per diventare mamma?

L’età non è importante, a meno che tu non sia un buon vino. Non lo è neppure per avere figli. Sapevate, per esempio, che in media le donne italiane hanno il primo figlio a 32 anni? E che tra le mamme anzianotte e quelle giovanissime c’è una distanza temporale bella grossa, più di vent’anni? Al punto che l’Istat ha contato che tra i nati nel 2015 l’8,3% dei bambini ha la mamma con più di 40 anni e il 10,3% la mamma sotto i 25. Dunque, quanti anni ha la mamma? Oggi l’età è diversificata, così come sono molto diversi gli scenari della maternità: c’è chi ha figli dentro e chi fuori dal matrimonio, chi li fa con più o meno stabilità lavorativa ed economica, chi li sceglie con la forza impetuosa di un grizzly e chi con la calma interiore di un maestro zen. E’ meglio avere un figlio giovanissime o stabili e – ahinoi – mature? Ne abbiamo parlato con Laura e Francesca, che sono diventate mamme con quasi venti anni di differenza l’una dall’altra.

 

Laura, mamma a 20 anni

Il mio primo parto, avevo appena compiuto 20 anni, è stato sì doloroso, ma anche magico. In un attimo, appena visto il mio bambino, ho pensato: tutto qui? Ok, è fatta! Nonostante le ore di travaglio, i punti e la stanchezza, stavo bene. La mia vita si era trasformata. A 20 anni, non è un mistero, si è presi solitamente da altre urgenze, banalmente: gli studi, gli amici, il divertimento. Ecco, la mia storia racconta di un possibile altrimenti, di una svolta poderosa e inaspettata al cosiddetto piano A, in favore di un lieto fine. Certo non è stato sempre tutto facile.

Ero così giovane che l’aiuto dei miei genitori e dei miei suoceri si è rivelato prezioso e necessario. Durante la gravidanza e i primi mesi dopo il parto, vivevo in casa con i miei, che mi hanno sempre aiutato in tutto. Mia mamma è stata una guida nelle cose pratiche: i pannolini, le pappe e tutto il resto. Mi ha insegnato le basi di tutto e così ho imparato. Quando sono uscita da casa, ero pronta. O quasi. Anche i miei suoceri sono sempre stati vicino a noi e ci hanno aiutato molto. Poi mio marito e io abbiamo deciso di avere altri figli. Ci sentivamo forti. Durante le altre gravidanze, ogni volta che mio marito era a lavorare e io avevo bisogno per i bambini o per me, i nonni c’erano sempre, una presenza forte e rassicurante nelle nostre vite. Non si sono mai sostituiti a noi, ma ci hanno motivato a fare meglio per la nostra famiglia, a pensare al futuro, a essere un esempio, un modello da seguire per i nostri figli.

Come diceva Maria Montessori, i bambini sono la parte migliore dell’umanità. A me bastano i loro sguardi, le loro risate per darmi forza, per sentire quella spinta a migliorare, non solo me stessa, ma anche un pezzetto di questo mondo, per il loro domani. A 20 anni si fanno figli con cui si cresce. Avevamo la forza, la grinta, le capacità e il fisico per farlo. A una donna che aspetta troppo, non saprei che dire… Credo che l’età sia relativa, certo dal punto di vista della prestanza fisica più avanti con gli anni potrebbe essere più dura, ma il processo nel diventare mamma è lo stesso, a 20, 30, 40 o 50 anni: è bello e spaventoso, ci vuole coraggio, cosa che non manca mai alle mamme!”.

 

Francesca, mamma a 38 anni

Avere figli è stata un’avventura incredibile, dalla gravidanza al parto. Avevamo atteso così tanto, cercavamo un bambino da così tanti anni che ci siamo goduti ogni istante, dal primo test positivo in poi. Ho fatto un parto cesareo d’urgenza. La parte più faticosa è stata il dopo parto, per via delle infezioni e della febbre, ma il giorno delle dimissioni eravamo così felici; il mio compagno e io ci sentivamo tra più fortunati del mondo.

Ho avuto modo, per anni, di anticipare con il pensiero che tipo di mamma sarei stata, mi ero costruita quasi uno stile. Ma come spesso accade, la realtà chiede di rivedere alcune posizioni – per fortuna – e ci si ritrova a sorridere pensando alla mamma ideale e alla mamma che si è. Un esempio? L’abitudine a far da soli. L’avevo consolidata in tanti anni e il desiderio di fare tutto in autonomia è sempre stato forte. La carriera lavorativa alla mia età è qualcosa di cui bisogna occuparsi se si hanno degli obiettivi da raggiungere.
Abbiamo, fortunatamente, genitori ancora giovani che ci hanno aiutato, e così ogni tanto penso a quello che sarò in grado di fare io per i miei figli quando saranno grandi, se potrò fare altrettanto per loro. Per tutta la maternità mi sono goduta la gioia di dedicare tempo e cura ad alcuni aspetti di vita. Ho imparato a conoscere anche meglio il mio quartiere, parchi, biblioteche, ludoteche e piscine. La mia percezione è stata, attraverso la cura di questi aspetti, di mettere delle buone basi per la nascita di un sano stile di vita familiare.

Con il rientro al lavoro i tempi si sono contratti. Mi ostino a non rinunciare a nulla, ma sono molto stanca… ahimè, non ho più trent’anni! L’aspetto positivo è che sono diventata molto più efficiente anche al lavoro, ho molto più coraggio e più grinta. Sono convinta che con la gravidanza conti il “come” ci sei arrivata, più del “quando”. Certo che a 20 anni sei una macchina da guerra, la prontezza fisica e la leggerezza del pensiero sono ottimi presupposti, ma a 40 si ha avuto più tempo, si è capaci di tollerare maggiormente le frustrazioni, di risolvere problemi attingendo a esperienze già maturate. Quando ho partorito, nella mia stanza eravamo in quattro: io, che avevo 38 anni, ero la più giovane. Mi ricordo di essermene fatta un vanto. Lo sto facendo di nuovo?”.

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