Proteggiamo la terra

I nostri figli si troveranno a vivere in un mondo completamente diverso da quello attuale: dovranno fare i conti con la scarsità di risorse naturali, dall’acqua alla terra fertile, dai minerali alle piante, al pesce. Vivranno in un clima più caldo di almeno due gradi (il che significa siccità, eventi climatici estremi, sommersione di molte terre). Sperimenteranno la fine dell’era del petrolio e, progressivamente, degli altri combustibili fossili, quelle riserve di energia che la terra aveva messo da parte in centinaia di milioni di anni e che noi abbiamo bruciato in poco più di 200 anni.

Eppure, chi pensa a educarli a vivere in un mondo in crisi ecologica? Chi dà loro gli strumenti per trasformare la crisi in un’opportunità di cambiamento, a inventare stili di vita e modelli sociali più equi, solidali e sostenibili? Purtroppo noi umani siamo in gran parte vittime della “sindrome della rana bollita”: se immergi una rana in una pentola di acqua fredda e poi la metti sul fuoco basso, l’acqua lentamente si scalderà fino a bollire, ma la rana non se ne accorge finché non si ritrova lessata. Anche noi – complici i media – continuiamo a vivere come se non stesse succedendo nulla e potessimo continuare all’infinito con il nostro stile di vita insostenibile e iniquo. La crisi economica – frutto di un sistema finanziario folle e sregolato che accresce le disuguaglianze tra un’élite sempre più ricca e una maggioranza sempre più povera – nasconde il vero problema, il precipitare di una crisi ambientale che rischia di diventare irreversibile. Si continua a misurare tutto con il denaro (il prodotto interno lordo, che calcola la ricchezza in base ai soldi spesi o guadagnati, ignorando i servizi gratuiti, dalla cura delle famiglie al volontariato, i costi ambientali, le diseguaglianze) e a invocare la crescita economica, fingendo di non sapere che il pianeta ha dei limiti (che in buona parte abbiamo già superato, dato che ormai a fine agosto 2015 abbiamo già consumato tutte le risorse naturali che la terra è riuscita a rinnovare in quell’anno. E ogni anno la data retrocede di alcuni giorni).

Ma questo non è un destino ineluttabile. Ovunque si sperimentano modi di vivere differenti, basati sulla sobrietà, sulla solidarietà, sullo scambio di saperi e di prodotti, su una almeno parziale autonomia nel ricavare dalle risorse locali, in modo sostenibile, quello che serve per vivere. Interi comuni sperimentano la produzione di energia da fonti rinnovabili, una differenziazione dei rifiuti che arriva all’80-90% e molte altre soluzioni alternative (basti pensare alle transition town, le città che cercano di fare il più possibile a meno dei combustibili fossili). Insomma, la crisi può essere l’occasione per cambiare in meglio: a patto di essere capaci di trasformare prima di tutto noi stessi, il nostro sguardo sul mondo, le nostre convinzioni.

Occorre un vero e proprio “cambiamento di paradigma”: dobbiamo rivedere – magari con l’aiuto di altre culture più “sostenibili” e consapevoli di quella occidentale – la nostra fede nel progresso lineare, nell’evoluzione verso un continuo miglioramento sostenuto dalla tecnologia e soprattutto nel nostro ruolo di “padroni della natura” con licenza di sfruttamento senza limiti. Dobbiamo cominciare a capire che siamo parte di una rete dove ogni elemento dipende dall’altro e ogni squilibrio condiziona il sistema, fino a produrre danni irreparabili. Come dovrebbe cambiare, dunque, l’educazione per andare in questa direzione? E’ fondamentale, anzitutto, sviluppare il senso del limite, la capacità di relazione e di cooperazione, la responsabilità verso gli esseri viventi. Ma anche il pensiero critico, la capacità di adottare punti di vista diversi, l’autonomia di giudizio: competenze che ci consentono di non vivere la realtà come spettatori impotenti, convinti che questo mondo sia l’unico possibile, ma di immaginare e sperimentare soluzioni differenti.

C’è un libro che può venire in aiuto agli insegnanti ed educatori (ma anche ai genitori) che scelgono di percorrere questa strada: è “Abbecedario verde” di Ilaria D’Aprile (edizioni La Meridiana). Per costruire comunità umane sostenibili occorre anzitutto conoscere i principali problemi ambientali che abbiamo di fronte: l’acqua, l’energia, i rifiuti (che in realtà dovremmo cominciare a considerare risorse), la produzione alimentare. L’autrice, laureata in scienze forestali e ambientali e con un master in sviluppo sostenibile, li analizza uno per uno, suggerisce i laboratori educativi da proporre ai bambini per approfondirne i vari aspetti e per esplorare possibili soluzioni. La cosa più importante, però, è metterle in pratica in modo sistematico nella vita quotidiana, cercando insieme uno stile di vita il più possibile “leggero” dal punto di vista ecologico. Muoversi in bici invece che in auto, ridurre i rifiuti e trovare modi creativi per riutilizzarli (prima ancora che riciclarli), imparare a scambiarsi oggetti e conoscenze e a produrre da noi quello che ci serve ci aiuta a riscoprire la ricchezza delle relazioni, le nostre capacità nascoste, il tempo liberato dai ritmi ferrei del lavoro e del consumo. Una bella scoperta per tutti, non solo per i bambini.

[Sandra Cangemi – Educatrice, Cooperativa sociale Praticare il futuro]

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