Homeschooling: la scuola la facciamo noi!

3 Dic, 2020 | Lifestyle, Persone

Dopo un periodo di DAD non proprio entusiasmante, perché non provare la scuola a casa? L’esperienza di homeschooling di Chiara e della sua famiglia

Tre figli tra i 6 e gli 11 anni, una casa in campagna con tanti libri e un giardino, un’esperienza di Dad in primavera non entusiasmante, un lavoro flessibile che consente di dedicare tempo ai bambini: sono queste le premesse che hanno spinto Chiara e la sua familglia a provare l’esperienza di homeschooling per quest’anno scolastico.

”La scorsa primavera i miei figli – Felix, Martin e Leon – hanno patito la didattica a distanza: il carico di lavoro era eccessivo, non riuscivano a svolgerlo in autonomia, sono arrivati all’ultimo giorno di scuola scarichi e demotivati. Le incertezze sulle modalità di ripresa a settembre erano tante: a queste si aggiungevano gli ingressi scaglionati, difficili da gestire con tre bambini, il rischio che tra un periodo di isolamento e l’altro, non avrebbero frequentato spesso la scuola. E così, ho iniziato a coltivare l’idea dell’homeschooling”. 

Reinventarsi come insegnanti

“Se decidessimo di intraprendere questo percorso, che aspetto avrebbe? Come potrebbe essere sostenibile?”. Queste le domande che Chiara ha iniziato a porsi da luglio, dandosi tre mesi per rifletterci. 

“Con Danilo, il mio compagno, che mi affianca nel progetto, abbiamo riflettuto a lungo. Abbiamo cercato di modulare una soluzione che prendesse in considerazione i programmi ministeriali, la co-esistenza di diverse età ed esigenze e non da ultimo noi come adulti e lavoratori. Abbiamo scelto di adottare gli stessi libri di testo della scuola e la dirigente ha sostenuto il nostro progetto, capendo le difficoltà logistiche che questo rientro presentava per noi”.

Un approccio eclettico 

“Prima di iniziare, ho cercato di prepararmi al meglio leggendo libri sull’homeschooling – racconta Chiara -. In Italia, uno dei punti di riferimento è Erika di Martino, con il suo sito dedicato all’educazione parentale – www.edupar.it -, ottimo punto di partenza sull’argomento. Gli approcci possibili sono tanti: c’è chi replica a casa la scuola tradizionale, chi predilige un’impronta montessoriana, steineriana o classico-umanistica. Noi abbiamo preferito un approccio ‘eclettico’!

Seguiamo il programma della scuola ma ci prendiamo la libertà di approfondire con i ragazzi gli argomenti che li appassionano di più. A fine anno ci sarà un esame da sostenere, ma nel frattempo ci confronteremo sul programma con gli insegnanti”.

Flessibilità e no sensi di colpa

“Tra gli aspetti sui cui abbiamo riflettuto ci sono gli orari e quante ore dedicare a ogni materia. Per Martin e Leon, che frequentano le elementari, facciamo lezioni di 30 minuti. Quelle di Felix, che fa la prima media, durano 45 minuti. Per tutti è prevista una pausa tra una lezione e l’altra e per visualizzare il tempo che passa utilizziamo l’ultra-classico timer di cucina a forma di uovo! Le materie che richiedono maggiore concentrazione le affrontiamo al mattino, al pomeriggio si fanno arte, inglese, sport e li interrogo mentre facciamo i lavori in giardino. Il concetto di fine settimana non è più così rilevante: si può benissimo studiare la domenica e non far nulla il martedì!

Rispettiamo gli orari ma non siamo rigidi: se ci sono scadenze di lavoro, la scuola può aspettare. Danilo e io lavoriamo come coach e come interpreti, possiamo gestirci gli orari in modo autonomo, ma capita che ci siano settimane con impegni più pressanti, e in quei giorni i ragazzi devono cavarsela un po’ da soli completando lavori assegnati in precedenza. Ogni tanto i più grandi seguono i fratelli minori nei compiti: si sentono fieri di supervisionare e i piccoli adorano giocare alla scuola con un insegnante-fratello”.

educazione parentale

Unit studies

“Studiando insieme riusciamo a capire meglio a cosa sono più interessati e cosa approfondire – prosegue Chiara -. Non c’è ansia di prestazione: finché non hanno appreso un concetto non si va avanti. Integriamo i libri con film, documentari e App. Ogni settimana ci poniamo degli obiettivi e il lunedì facciamo la to-do list con tutte le attività previste: dalla tabellina, alla poesia al pezzo da imparare alla chitarra.

Il nostro programma prevede anche delle Unit Studies – 1 o 2 al mese – per approfondire argomenti interessanti seguendo ricorrenze particolari. Ad esempio, il 28 agosto era l’anniversario del famoso discorso di Martin Luther King “I have a dream”, così ho creato delle schede sul tema dei diritti civili, abbiamo letto insieme il discorso e guardato due film (The Help e The Little Green Book). A seconda dell’età affrontiamo l’argomento in maniera diversa: Felix ha imparato a memoria i principi dell’azione non violenta, mentre i suoi fratelli hanno imparato il significato di parole come attivismo, boicottaggio e uguaglianza”.

Altre unit studies svolte: i girini catturati e diventati rane, la Metamorfosi di Kafka, gli scorpioni e il Columbus Day”. 

Letture davanti al caminetto 

Nella scuola di Chiara&co c’è tanto spazio per la lettura. “La mezz’ora dopo pranzo è dedicata ai libri. Ci ritroviamo tutti in sala, davanti al camino acceso, a leggere o sonnecchiare (ce lo concediamo!).

La nostra casa è quella in cui viveva mia nonna: è grande e c’è spazio per tutti. Fuori c’è il giardino in cui facciamo ginnastica: al momento il loro sport preferito è il quidditch! 

Il nostro programma prevedeva anche una serie di uscite didattiche e avevamo rinnovato con grande felicità l’abbonamento musei. Ora purtroppo non possiamo usarlo, ma siamo riusciti a organizzare alcune giornate di turismo culturale prima del lockdown: era bellissimo visitare i musei in settimana, quando sono calmi e li avevamo tutti per noi!”.

Un altro aspetto positivo dell’homeschooling è che si può ‘estendere’. Ad esempio, mia mamma – che è medico in pensione – è coinvolta nel progetto come insegnante di scienze. Ora non può venire di persona ma si collega da Zoom, così anche noi tocca un po’ di DAD!”.

Socialità e autonomia

In questa esperienza non c’è nessuna nota negativa? “Abbiamo iniziato questa avventura da pochi mesi e per il momento siamo contenti dell’esperimento. Abbiamo lasciato ai ragazzi la libertà di scegliere; Martin inizialmente è stato l’unico ad avere qualche dubbio perché gli piace giocare con i compagni di scuola, ma alla fine è stato convinto a provare dai fratelli. Questo approccio può funzionare solo se tutti ne siamo convinti e se rispettiamo gli spazi degli altri: il rispetto reciproco è fondamentale. Personalmente, ho notato e apprezzato la proattività e l’indipendenza che sviluppa nei ragazzi: si sentono parte della gestione della casa-scuola e capiscono che il loro contributo è importante”. 

Non vi manca la socialità che offre la scuola anche in questi tempi particolari?

“Per il momento no. Abbiamo conosciuto altre famiglie, alcune della nostra zona, grazie al sito edupar.it e avevamo iniziato a incontrarci. Ora purtroppo ci vediamo con loro solo attraverso Zoom, e lo stesso vale per i compagni di scuola. Dopo le vacanze estive invitavamo spesso gli amici a casa nei fine settimana, ora non più: è un anno particolare per tutti e noi ce lo giochiamo così!”.

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