I desideri dei bambini

Cosa hanno nella mente e nel cuore i bambini italiani? Quali sono i loro pensieri, le loro idee, i loro valori, le loro regole; quali i loro giochi, i loro sogni, i piccoli e grandi problemi? Quali i desideri nascosti, le paure, le aspirazioni più profonde? A queste e a tante altre domande ha risposto un sondaggio realizzato dalla Fondazione Movimento Bambino (www.movimentobambino.it, un’associazione senza scopo di lucro che tutela, protegge, vigila sull’infanzia e sulla famiglia) attraverso interviste fatte a 387 bambini italiani dagli 8 ai 14 anni, sul loro modo di vivere, sulle loro speranze e sulle loro emozioni. Il quadro emerso è variopinto e indicativo: sono affiorati racconti, esperienze e vissuti intensi, diretti e profondi, talvolta espressione dell’alternanza di luci e ombre che sempre albergano nella mente e nel cuore di ogni essere umano, soprattutto quando ancora bambino. Eppure i bambini sono sempre e comunque bambini. Guardano al futuro con occhi sinceri e hanno desideri semplici e genuini, primo fra tutti, quello di una famiglia unita. “Mamma e papà insieme” lo dice l’89% degli intervistati. La famiglia è il loro faro, la casa il loro rifugio, in cui vorrebbero passare un po’ più di tempo, magari anche annoiandosi.

La necessità della famiglia

Le famiglie invece non sono sempre somiglianti a quelle tradizionalmente intese. Gli adulti sono spesso tesi e stressati, con poco tempo da dedicare alla vita privata, perché il lavoro incalza, gli impegni premono, gli spostamenti, le mille attività quotidiane sottraggono tempo ai rapporti tra genitori e figli, anche il poco tempo necessario ai “riti che creano legami”. Quei piccoli gesti quotidiani di cui i bimbi paiono avere così bisogno: il tempo di una fiaba letta prima di dormire, una torta cucinata assieme alla mamma, una partita a carte, una cena attorno al tavolo, tutti assieme. Le donne non sono più gli “angeli del focolare” ma restano pur sempre, seppure in modo diverso, il perno della vita familiare, anche quando lavorano o esercitano funzioni e ruoli maschili che le pongono in “conflitto” con il loro essere mamma. Restano di fatto il riferimento principale del nucleo familiare, anche quando le famiglie si separano o diventano allargate. Mamme sempre più acrobate, come le dipinge la psicoterapeuta Elena Rosci nel suo libro “Mamme acrobate” (Rizzoli edizioni, 2007). “La mamma acrobata è come i gatti. Ha molte vite, tra affetti, lavoro e cura delle sue aspirazioni più intime. Sono delle sperimentatrici affettive e sociali consapevoli di non avere un modello di riferimento forte, capace di indicare la via e, con essa, la strada del giusto e dell’ingiusto. In mancanza di immagini ideali di se stesse ciò che le caratterizza è la ricerca”. Eppure, cambiati i ruoli, le regole, le dinamiche familiari, i bambini italiani, quando dicono famiglia, hanno idee molto chiare. Genitori uniti, nonni viventi, meno litigi. I bimbi non desiderano genitori più ricchi o più belli, ma più uniti in una casa con più armonia. Non solo, un consistente numero di bambini (19%) vorrebbe fratelli e sorelle, quando ci si sarebbe potuti aspettare il contrario da una società individualista come la nostra. Ancora, chiedendo ai bambini cosa avrebbero fatto per la loro famiglia se avessero avuto una bacchetta magica, la loro mente si è subito orientata verso l’affettività più che verso la materialità; verso le relazioni collaborative più che verso le competizioni, le affermazioni o i successi.

Paure: come affrontarle?

E le paure dei bimbi quali sono? Le più frequenti sono la separazione dei genitori, la pagella, la paura di non essere amati come il fratello o la sorella, la guerra e l’inquinamento. Più che di realtà effettive si tratta di loro percezioni. Può darsi che i genitori, pur non avendo intenzione di separarsi, abbiano dato al piccolo l’idea che la famiglia stia per frantumarsi. In questo caso è importante riconoscere la paura del bambino e rassicurarlo, cercando di spiegare che i momenti di conflitto in una coppia non sono necessariamente il preludio alla rottura. Se poi la rottura è reale i bambini devono essere informati, ascoltati e sostenuti, tenendo conto della loro sensibilità, delle loro reazioni e ovviamente della loro età. E ancora, la paura di portare a casa la pagella nasce dalla paura di essere castigato. A ferire il bambino è il giudizio, il rimprovero, la svalutazione, la penalizzazione e perfino l’indifferenza degli adulti rispetto ai risultati del suo quotidiano lavoro scolastico. I bambini non dovrebbero ricevere voti da nessuno. Dovrebbero, invece, essere educati a votare, ovvero a valutare, con l’aiuto di insegnanti e compagni, le competenze acquisite con il loro studio. Ma quanto lontana è la scuola e in generale la nostra società da un modello come questo? La gelosia per il fratello più grande (irraggiungibile) o per quello più piccolo (coccolato e amato di più dai genitori) rivela l’ambivalenza dei bambini. I figli unici esprimono il desiderio di un fratellino ma quando arriva l’agognato frugoletto, la gelosia prende il sopravvento. Quel che conta è saperla riconoscere, poterne parlare, essere rassicurati e ricevere affetto. Già questo permette di entrare in contatto con l’ansia di sentirsi abbandonati, nonchè con la rabbia che dà sostanza e alimenta la gelosia. Le paure rappresentano una tappa importante nello sviluppo psicologico ed emotivo dei bambini. Servono al bimbo per esprimere, anche a livello simbolico, le difficoltà naturali che incontra quando deve separarsi da ciò che conosce, per distaccarsi e fare nuove esperienze. L’importante è che i bambini esprimano liberamente le loro emozioni. Non necessariamente parlando, ma anche usando strumenti come il racconto, la scrittura, la drammatizzazione, il gioco, la poesia e il disegno.

Dipendenti o autonomi

I bambini raccontano che hanno bisogno delle persone a cui vogliono bene: ne sono consapevoli e lo dicono senza paura. Dietro la facilità a svelare i sentimenti, c’è il bisogno di amore, il richiamo alla loro dipendenza. Per questo i bambini non debbono essere spinti a diventare precemente “grandi”. I tempi dello sviluppo, le fasi di crescita (fisiche, affettive e psicologiche) devono essere riconosciute, considerate e rispettate. Ogni bimbo fa da sé, è unico e inimitabile e avrà tempi e modi di crescita personale. Anche le strade intraprese per crescere e staccarsi dai genitori sono diverse e sfaccettate. L’importante è tutelarle, aiutando i bimbi a crescere senza sentirsi scacciati né trattenuti.

Il figlio perfetto

Al giorno d’oggi i bimbi sono uno, al massimo due per famiglia. Sono al centro della vita familiare, esposti alle pressioni affettive e ai bisogni emotivi dei genitori. La cultura che accompagna la “famiglia bambinocentrica” vede il piccolo “soggetto-oggetto” di meticolose attenzioni e cure. Ciò che spinge i genitori ad adottare un programma educativo indirizzato alla sicura “riuscita” sociale è spesso il bisogno di realizzare le proprie aspirazioni attraverso i figli. Come ha ricordato Concita De Gregorio in un recente articolo apparso su “La Repubblica” dal titolo “Vita da superbambino, l’ossessione del figlio perfetto”: “Il bambino perfetto ha monitorati anche i tempi di digestione. Brevi, perché alle tre comincia l’attività del pomeriggio e non può essere appesantito. Canoa, pentathlon, cinese, violino. Mangia biologico, di preferenza. Non si ammala e se gli capita guarisce subito. È vaccinato 13 volte nella vita, è sottoposto a cicli di antibiotici almeno quattro volte all’anno. È sospettato di patologia a ogni scarto dalla rotta prevista. Tre bambini vivaci su dieci sono sottoposti a test del deficit di attenzione, se faticano ad addormentarsi a luce spenta hanno probabilmente un disturbo del sonno. I distratti e i pigri non esistono più: solo principi di dislessia e specialisti pagati all’uopo per curarli. I bambini perfetti imparano una lingua prima del compimento del terzo anno di età perché è ormai di conoscenza comune che i neuroni preposti al linguaggio si attivano entro quella data. Vanno dal dentista all’indomani della caduta dei denti da latte, subiscono interventi di correzione del palato 150 volte più di dieci anni fa”. Di fronte a questa sfilza di considerazioni sorge spontanea la domanda: ciò che offriamo ai nostri figli è in linea con i loro desideri e le loro aspirazioni o è piuttosto il riflesso delle necessità, dei desideri, delle aspirazioni dei genitori?

Il decalogo dei bambini

Se volessimo inventare dieci regole ascoltando ciò che hanno detto i bambini potremmo elencare:

1) L’amore è il bene più prezioso.

2) Voglio essere accettato così come sono.

3) I litigi non devono coinvolgermi, perché ho paura delle guerre dei grandi.

4) Non voglio stare solo.

5) Nella vita bisogna avere dei compagni di viaggio, possibilmente dei fratellini.

6) Non mi fate sempre aspettare i vostri tempi… mi annoio e mi sento trascurato.

7) Amate gli animali e la natura.

8) La pagella non è la cosa più importante.

9) Ricordate il diritto di frequentare i nonni.

10) Aiutatemi a trovare tempi e luoghi per giocare.

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