Il bello del lockdown: 5 famiglie raccontano come lo hanno vissuto

Il lockdown ci ha messo a dura prova, ma ci ha insegnato tanto. Ci mancherà il lato bello? Le storie di alcune famiglie che lo hanno vissuto bene

Qualche giorno prima della fine del lockdown, sui social hanno iniziato a comparire post del tipo: “So già che questa quarantena mi mancherà”. E a scriverlo, non pare vero, erano soprattutto quelle madri e quei padri che per quasi due mesi hanno lamentato una stanchezza atavica e inconsolabile. Nonostante la fatica, l’isolamento è stato anche una grandissima opportunità. Cosa ci mancherà di questo periodo rallentato?

Basta correre

Più di tutto abbiamo apprezzato la lentezza e i ritmi umani, soprattutto se siamo genitori di figli ancora non autonomi negli spostamenti. Abituati a fare i taxisti, sottoposti a una scaletta precisa di impegni e passaggi, consegne e recuperi, in questi giorni ci siamo potuti fermare. Basta corse, uscite al volante la mattina, baci di straforo al cancello della scuola, corse a ostacoli nel pomeriggio per riuscire a fare tutto in tempo. Durante il lockdown i tempi sono stati più naturali, quasi fisiologici, senza il “muoviti” che scandisce le nostre giornate con figli senza tempo (e meno male) lo abbiamo lasciato fuori dalla porta e abbiamo goduto di tutto questo tempo a disposizione.

Quante cose avevo rinviato

“Durante queste settimane mi sono accorto che avevo rinviato tante cose con i miei figli e adesso vorrei altro tempo”, dice Francesco, papà di un 5enne e di una biondina di quasi 3 anni. “Finalmente ho avuto il tempo per aiutare mio figlio a imparare ad andare in bici senza rotelle. Non ci è voluto molto, ma serviva la tranquillità per trasmettergli fiducia. Sono cose che non puoi fare nei ritagli di tempo, perché non ci pensi, perché si ha fretta o qualcos’altro di più importante da fare, perché di solito stiamo insieme dopo il lavoro quando è già buio. Le settimane a casa sono state un regalo, anche se sembra strano dirlo”. È dello stesso avviso Luigi, papà di Cesare, di un anno e mezzo. Le ferie obbligate prima e lo smart work con qualche giorno di cassa integrazione lo hanno tenuto a casa. “Mi sto godendo mio figlio come mai avrei potuto fare nella vita lavorativa full time. Sta dicendo le prime parole, sta prendendo sicurezza nel camminare, sta imparando a cadere. E io ci sono, me lo vivo e me lo godo. Sarà difficilissimo tornare in ufficio tutto il giorno”.

Adolescenti sotto controllo

“Io non sono una mamma apprensiva, ma certo le prime uscite serali dei miei figli mi hanno tenuta sveglia fino al loro rientro. Mi fido di loro e sono molto felice delle loro esperienze da adolescenti, ma non mi ero ancora abituata a saperli fuori fino a tardi senza di noi, immaginando con grande fantasia che cosa potessero fare in tutto quel tempo fuori casa”, dice Elena, madre di due figli quasi ventenni.

“Di punto in bianco il lockdown li ha costretti in casa, senza uscite, di nuovo sotto il nostro totale controllo! Certamente questo ha allentato qualsiasi tipo di preoccupazione sulle uscite e ci ha anche dato la possibilità di valutare le loro relazioni con gli amici”. Già, tra le mura di casa in questi giorni di isolamento c’è stato tempo per le confidenze e le rivelazioni. “Mi sembra di aver conosciuto i miei figli sotto una nuova veste”, ammette Paolo, con due figli che frequentano le scuole medie inferiori.

“Ho sempre pensato che mia figlia fosse una ragazza timida e un po’ insicura. Invece in questi giorni la guardavo relazionarsi nelle chat di classe, con le maestre e nelle videochiamate con le amiche e ho scoperto una grandissima sicurezza in lei. Al contrario ho visto mio figlio, che mi è sempre parso un leone di coraggio, diventare rosso durante le interrogazione e agitarsi alla chiamata della fidanzata. Si, perché con questo lockdown ho pure scoperto che ha una simpatia per una ragazzina di cui non sapevo l’esistenza!”.

Finalmente è parità

“Quanta stanchezza e quanta pazienza”, sospira Maria Pia, mamma di Filippo, 6 anni, e Pietro di quasi 2.

“Tanti capricci, tante arrabbiature; eppure sono sicura che questa quarantena mi mancherà. Sono settimane che io e mio marito ci alterniamo per stare coi bimbi o lavorare. È stato delirante all’inizio trovare un equilibrio ma devo dire che c’è più armonia, è come se facessimo squadra. Solo adesso mi accorgo di quanto fossimo sbilanciati. Del lavoro di cura mi occupavo quasi sempre io, con ritmi scanditi, tutti in fila a marciare come in caserma, e se perdervo 15 minuti mi sembrava di accumulare ritardi su ritardi”. Lui, Andrea, ha una piccola azienda ereditata dal papà e meno flessibilità rispetto a lei che lavora nel marketing di una multinazionale con sede a Milano.

“Questo blocco obbligato ha permesso e costretto Andrea a prendersi cura dei figli . Ora lui e io siamo alla pari. Sono sicura che questa condivisione sia stata di buon esempio per i nostri figli e mi auguro che si possa prolungare anche dopo la ripresa del lavoro”.

L’essenziale

“Qualcuno avrebbe potuto pensare che in tutti questi giorni di lockdown sarebbero stati meglio i bambini con tanti giochi, tanti accessori, moltissime cose. Ricordo di averlo pensato anche io guardando tutti gli scaffali di giochi quasi mai usati durante l’anno, regali di Natale o compleanni accumulati nel tempo”, dice Elisa, pensando alla sua quarantena con una bambina di 4 anni.

“Invece no, nessun gioco o comunque molto pochi. Più passava il tempo e più scoprivo la grande capacità di mia figlia, come tutti i bambini e le bambine, di inventarsi e inventarsi. I travasi, i giochi di ruolo, la corda, qualche foglio e un po’ di colla fatta con acqua e farina per attaccare foglie e fiorellini o bucce di mele e carote. I travestimenti, quelli sempre e svariate tende allestite con gli ombrelli di casa, per ripararsi e nascondersi e poi farsi trovare. Ma i giochi confezionati proprio poco, a conferma che serve più fantasia o che a volte basta quella”.

Lo stesso è successo a tanti adulti, che hanno approfittato di questo periodo per comprendere di quante cose inutili ci circondiamo e quanto sia meglio vivere con un atteggiamento minimalista. Allora, il lockdown è stato l’occasione per una pulizia e una bella selezione. E per ricordarsi il valore infinito delle piccole (e poche) cose ma buone.

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