Il burnout dei genitori esiste (e va riconosciuto)

C’è una forma di esaurimento che va oltre la semplice necessità di una vacanza: si chiama burnout genitoriale. Quando il carico si fa eccessivo, che aiuto si può trovare? 
Esaurimento, ma anche stanchezza e spossatezza, un senso di mancata efficacia e una sensazione di incapacità: è questa la sindrome del burnout genitoriale, un disagio psichico che sta colpendo molti genitori, soprattutto quelli che hanno vissuto con maggior difficoltà il lockdown e l’improvvisa chiusura delle scuole. 
Il burnout è stato scatenato dall’impressione di ritrovarsi all’improvviso in una situazione nuova e complessa, con un sovraccarico di impegni e senza la preparazione per affrontarla.
Alcuni si sono sentiti incapaci di riorganizzazione il lavoro da casa, altri hanno patito la didattica a distanza e le nuove necessità di cura dei figli. Il mix è stato un carico di responsabilità sentito come eccessivo. Il risultato è un livello di esaurimento al limite del tollerabile, che oscilla tra punte di stress e baratri di depressione. Nel complesso, qualche genitore ha vissuto questi mesi molto male e spesso – ovviamente senza colpa – ha fatto vivere male chi gli sta intorno.

Genitori come caregiver

Il concetto di burnout ha fatto la sua comparsa ufficiale alla fine degli anni ‘70 nella psicologia del lavoro. Si rivolgeva soprattutto alle professioni sociali e di aiuto: medici, infermieri, operatori sanitari, assistenti sociali, educatori.
Soltanto a inizio del 2000 è stato riconosciuto come un disagio che può colpire anche i genitori. 
Le donne, in particolare, risultano più a rischio. I segnali? Ridotta produttività, tendenza a considerare le persone come oggetti e sensazione di perdita di significato della propria attività.

Burnout genitoriale cronico

Può succedere di sentirsi un po’ stressati o svuotati, ma si entra in burnout quando si va oltre la semplice necessità di una vacanza o di un ritiro temporaneo dalla famiglia. La persona in burnout ha perso la capacità di reagire. 
Gli esperti individuano nel burnout un vero problema di salute che può trasformarsi in una malattia cronica. I segnali di questo malessere arrivano quando ci si sente prosciugati emotivamente, non si riesce a dormire, si ha l’impressione di non riuscire a dare il meglio.
Possono esserci sintomi fisici ricorrenti, come soffrire di nausea, oppure ritrovarsi con un abbassamento delle difese immunitarie che non permette di superare malattie banali come un raffreddore.
Si commettono errori, si è distratti. A volte si diventa aggressivi, anche con chi si va d’accordo. La sensazione predominante è una diffusa alienazione.

Come reagire

Dalla depressione e dal bournout genitoriale non si esce da soli. Serve un sostegno psicologico che aiuti a rafforzarsi fornendo forza e sicurezza. Indispensabile anche che il disagio sia riconosciuto dai componenti della famiglia, che possono aiutare chi soffre proprio come farebbero se avesse l’influenza o il mal di testa.

Da un punto di vista personale, si può cercare di combattere il senso malessere incrementando la produzione di dopamina. Ascoltare musica, per esempio, aiuta i meccanismi della gratificazione, della motivazione, della memoria, dell’attenzione e anche la regolazione dei movimenti corporei. 

Un altro stimolatore naturale della dopamina è il movimento. Andate a correre o in bicicletta, fate almeno trenta minuti di attività fisica. Ottimo l’esercizio aerobico, ma va bene anche lo yoga.

A livello alimentare, sì a cibi cibi ricchi di proteine, come la carne di tacchino o di manzo, le uova, i latticini, la soia e i legumi. E più cioccolato, purché abbia il 70% almeno di massa di cacao.

Dormire a sufficienza

Quando la dopamina è rilasciata nel cervello, crea una sensazione di lucidità e di veglia. Quando è scarsa, è ora di andare a dormire. La mancanza di sonno disturba i ritmi naturali: le persone costrette a stare sveglie durante la notte, come spesso i medici e gli infermieri, ma anche i genitori di figli piccoli, si trovano con una recettività della dopamina drasticamente ridotta.

Una cura del sonno che preveda tra le 7 e le 9 ore al giorno, in ambiente tranquillo con una riduzione dei rumori, evitando la caffeina, limitando le distrazioni digitali la sera e utilizzando il letto invece del pisolino sul divano, è di grande aiuto.

Esporsi alla luce 

È noto che nei periodi in cui la luce del sole è scarsa, l’umore peggiora. C’entra anche in questo caso la dopamina, che aumenta quando si ha una buona esposizione luminosa.

Generalmente si raccomanda di limitare l’esposizione alle ore non di picco, (tra le 12 e le 14), quando le radiazioni ultraviolette sono all’apice e di applicare una protezione sulla pelle.

seguire queste regole, facendosi aiutare da qualcuno per non arrendersi e desistere, può essere d’aiuto. Tuttavia, il burnout genitoriale va diagnosticato da un esperto e curato in maniera appropriata, senza fai da te. Se vi sentite proprio giù, così giù da sapere che non ce la farete a tirarvi su da soli, non indugiate oltre e affidatevi a uno psicoterapeuta. 

 

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