Il disagio psicologico dei giovanissimi è un’emergenza

da | 2 Feb, 2022 | da non perdere, Lifestyle, Salute e Benessere

Mettiamo da parte i pregiudizi, il disagio psicologico delle nuove generazioni ci riguarda tutti

Insonnia, ansia, depressione, anoressia: sono solo alcuni dei sintomi che la pandemia ha aumentato, come ormai è tristemente evidente. Il disagio psicologico della popolazione è alto e i più colpiti sono stati i giovani. Le persone che soffrivano già di disturbi psicologici sono peggiorate e si sono aggiunti migliaia di nuovi casi tra bambini e adolescenti.

Un disagio psicologico evidente 

A livello globale, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, i suicidi si collocano al secondo posto tra le cause di morte tra i 15 e i 29 anni. La situazione in Italia rispecchia perfettamente quella mondiale.

Stefano Vicari, primario dell’unità operativa complessa di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Ospedale Bambin Gesù di Roma, ha dichiarato che: “dall’inizio della pandemia sono aumentati suicidi, atti autolesionistici e in generale i disturbi mentali in ragazzi e anche bambini, con segnali riconducibili a irritabilità, ansia, depressione e disturbi del sonno”.

Per la prima volta l’ospedale pediatrico romano registra il 100% dei posti letto del reparto di neuropsichiatria occupati da ragazzi che hanno tentato il suicidio, e il Pronto Soccorso accoglie un ricovero al giorno per comportamenti autolesionistici.

Violenza, paura e isolamento

C’è chi reagisce in maniera aggressiva e chi si chiude a riccio: entrambe le reazioni sono riconducibili al periodo particolare che stiamo vivendo e che dura ormai da un biennio. Un lasso di tempo molto lungo che incide nella delicata e rapida fase di sviluppo di adolescenti e preadolescenti. 

La paura di ammalarsi che si respira sia dentro che fuori casa, torna con forza nei titoli allarmistici delle news e nelle notifiche dei telefoni. 

A controbilanciare la tensione dovrebbero esserci gli amici e i coetanei, che hanno la preziosa funzione di alleviare lo stress, anche perché, come ben sappiamo, in questo periodo il dialogo con i genitori si riduce. Ma la presenza fisica di amici e compagni viene ridotta a intermittenza e, inutile dirlo, a distanza non è la stessa cosa. 

La solitudine nell’era del digitale 

In generale, quindi, a vivere con maggiore fatica questo periodo che pare non avere mai fine sono proprio gli adolescenti. Una generazione che trascorre tanto tempo in casa, in solitudine, interagendo con videogiochi o altri dispositivi digitali per troppe ore.

Scuola, amici, sport e attività sociali e ricreative costituiscono quello che da sempre è stato il loro “mondo”, oggi è stato bruscamente limitato e modificato.

Molti di loro hanno perso interesse sociale: le relazioni sono diventate quasi inutili e meno fondamentali. Per alcuni uscire di casa è più difficile e faticoso. Un sintomo di fobia sociale da non sottovalutare, che spesso si accompagna a forme più o meno gravi di depressione.

Il dialogo con l’altro, ma anche la richiesta di supporto, è troppo spesso mediata dai dispositivi digitali: tablet e telefoni diventano compagni che rassicurano e che allontano, apparentemente, un pericoloso sentimento di solitudine nel periodo della vita da sempre dedicato alla scoperta di se stessi e alla ricerca del proprio luogo nel mondo. 

La scuola: un ruolo importante

Mentre si parla di introdurre le soft skills – capacità come empatia e gestione dello stress – tra le materie di insegnamento, oggi l’unico strumento su cui la scuola può contare è l’attivazione dello sportello di ascolto e sostegno psicologico per allievi e famiglie.

Un servizio per nulla scontato e non diffuso ovunque in maniera eterogenea, che oggi ha raggiunto circa il 70% delle scuole. Il numero di ore a disposizione è però spesso limitato e non soddisfa la richiesta e non sempre ne è garantita la continuità, con contratti sospesi e poi ripresi a seconda dell’erogazione dei fondi e della burocrazia.

Sia l’Associazione Nazionale Presidi sia il Consiglio Nazionale Ordine Psicologi sono d’accordo che si tratti di un’emergenza che ha bisogno di misure continuative nel tempo, e che l’interruzione del servizio porterà conseguenze. Insomma, la psicologia scolastica è un presidio fondamentale, un servizio che non corrisponde a uno sportello di psicoterapia per genitori e figli, ma che gestisce le problematiche comuni e orienta e guida le famiglie nella ricerca di specialisti adeguati alle diverse esigenze.

La scarsa attenzione alla salute mentale

I minori italiani che seguono un percorso di psicoterapia sono aumentati del 31% e sebbene il 20% degli adolescenti soffra di un disturbo mentale, i posti letto nei reparti psichiatrici riservati ai minori sono soltanto 92. 

Secondo i dati di Eurostat, nel nostro paese i posti riservati alle cure psichiatriche sono 9 ogni 100.000 abitanti contro i 135 del Belgio e i 128 della Germania.  

Quelli italiani sono quindi decisamente pochi, soprattutto se si considera il fatto che sono anche mal distribuiti e che alcune regioni che non ne hanno neanche uno. Lì i giovani con problemi di salute mentale vengono ricoverati in reparti dedicati ad altre patologie, oppure in strutture per adulti. 

Insomma, si tratta di un’emergenza che non ha trovato risposta né nell’adeguamento delle strutture ospedaliere e neanche nell’implementazione dei servizi pubblici dedicati alla salute mentale.

Un affare pubblico

Oggi, il Consiglio Nazionale Ordine Psicologi sostiene che circa un paziente su cinque abbandona il proprio percorso di psicoterapia, spesso intrapreso con professionisti che lavorano nel settore privato, per motivi economici.

La denuncia è arrivata ai vertici governativi e ha portato alla proposta del tanto discusso bonus psicologo. 

Perso tra bonus creati ad hoc per aiutare specifici settori produttivi – come quello per sostenere le terme o la vendita di TV – questo fondo da 50 milioni di euro, che avrebbe potuto essere messo in legge di bilancio a inizio dell’anno, non è stato approvato, nonostante i numerosi consensi.

Una decisione che ha mostrato come nel nostro paese esistano ancora tutta una serie di pregiudizi legati alla salute mentale. 

Nel frattempo, la Francia ha approvato una misura che garantisce 10 sedute gratuite a bambini e adolescenti da 3 a 17 anni, l’Austria ha attivato nuove linee telefoniche dedicate alle urgenze e nel Regno Unito la salute mentale continua a essere al centro delle strategie di salute pubblica.

In Italia, l’unica regione virtuosa che ha stanziato un bonus psicologo, con 2,5 milioni di euro per il 2022, è il Lazio.

In un momento storico così delicato, considerare le cure psicologiche come qualcosa di superfluo e che può essere tagliato dalla spesa pubblica, è un approccio preoccupante, sia dal punto di vista sociale che economico: a fine pandemia l’emergenza continuerà, e si tratta di un taglio finanziario la cui gestione futura porterà a costi ben più alti. 

Il benessere psicologico delle nuove generazioni ci riguarda tutti. Rinforzare i servizi dedicati alla salute mentale all’interno di scuola e famiglia, potenziare le strutture psichiatriche sul territorio è il primo, necessario, passo. 

Dalle malattie mentali si guarisce, ma non dopo averle riconosciute, accettate e affrontate con gli strumenti giusti, mettendo da parte i pregiudizi.

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