Il libro più divertente che ho letto, parola del Premio Strega Chiara Carminati

Incontro a Festivaletteratura 2018 di Mantova con Alce Nero e il Premio Strega Chiara Carminati

Da più di 20 anni Festivaletteratura è uno degli appuntamenti più vivi, belli e importanti del nostro panorama culturale.

Mantova è la scintillante cornice per incontri con autori, reading, percorsi guidati in una cinque giorni molto attesa.

Tra le iniziative più interessanti di questa edizione, “Il libro più divertente che hai letto” ha animato il cortile di Palazzo Castiglioni dove era presente anche l’Organic Bistrot di Alce Nero.

Centrifugati di frutta e verdura bio preparati al momento, frutta fresca e yogurt con Latte Fieno hanno reso l’atmosfera particolarmente conviviale, genuina e gradevole.

Molto belli gli appuntamenti con gli autori, tra cui il Premio Strega Chiara Carminati, che GG ha incontrato con grande piacere.

 

A tu per tu con il Premio Strega Chiara Carminati

Per l’incontro “Il libro più divertente che ho letto” cosa hai proposto al bel pubblico di Mantova?
Ho pensato di consigliare “Tre uomini in barca” di Jerome K. Jerome, perché è un libro che mi ha fatto ridere fino alle lacrime. Anche rileggendolo per l’appuntamento del Festivaletteratura, non sono riuscita a trattenermi!

Spesso viene proposto ai ragazzi come lettura estiva, ma temo che nelle edizioni “ridotte” manchino proprio quelle parti che lo rendono unico e spassoso.

Il libro nel 2018, in mano a bambini e ragazzi, quali opportunità sa offrire?
Esattamente quelle che ha sempre offerto: un’opportunità per vivere emozioni e avventure attraverso le parole e le storie. E quindi per ampliare la nostra vita grazie alle vite altrui.

Ti ricordi qual è stato il primo libro che hai letto?
Non proprio, però ricordo il primo libro che ho letto e amato. Si tratta di una raccolta di filastrocche illustrate da Seymour Chwast, che mi incantava per l’assurdità delle piccole storie e per la sorpresa delle immagini.

A tu per tu con Chiara e l’adolescenza

Hai un’attenzione particolare verso l’affaccio sull’adolescenza, momento in cui tutto cambia anche per noi genitori. Un momento delicato ma affascinante. Com’è nata l’idea di “Viaggia verso”?
La raccolta è germinata da un piccolo nucleo di poesie, che sono nate dalle immagini di Pia Valentinis. Erano immagini ricche di stimoli e potenti. L’ideale per creare dei testi brevi e densi come sono le poesie.

Contemporaneamente, mi capitava di incontrare sempre più spesso i ragazzi più grandi. Rivolgere a loro quelle parole mi è sembrato naturale. Poi, parlandone con Beatrice Masini, direttrice editoriale di Bompiani, è venuta l’idea di una raccolta di poesie esplicitamente destinate a loro, i ragazzi più grandi.

L’adolescenza vista da una Premio Strega ragazzi e ragazze. Dovessi tratteggiarli in poche righe, i ragazzi di oggi, quali delle loro caratteristiche porresti in luce?
Non sarei assolutamente in grado di generalizzare. Le poesie sono tante e differenti tra loro proprio per questo: guardano in tante direzioni, cercano tanti occhi, rispondono a tante voci diverse.

L’adolescenza è un’età che mi interessa proprio perché è così inafferrabile e sfaccettata.

A tu per tu con Chiara e le sue opere

I tuoi personaggi rimangono nel cuore e nella mente. Ma ti è capitato anche di raccontare le imprese dell’oceanografa Sylvia Earle per Editoriale Scienza o di tratteggiare Artemisia Gentileschi e Gae Aulenti in “E negli occhi scintille”. Qual è stato l’approccio per questi lavori?
Mi entusiasma raccontare vite realmente vissute, a maggior ragione se non sono molto conosciute dal pubblico dei ragazzi benché abbiano delle cose importanti da raccontare loro.

Come la storia di Sylvia Earle o quelle delle “magnifiche sette” scelte per il libro sulle artiste. Certamente dare voce a un personaggio che è anche una persona reale è un impegno non indifferente. Richiede studio, approfondimento, intuizione… e un pizzico di fortuna.

Sei molto attiva a teatro, luogo prezioso anche per le famiglie. Dove possiamo seguirti prossimamente e, soprattutto, hai un sogno nel cassetto che vorresti realizzare sul palco?
Per quanto mi riguarda, in teatro (ma forse non solo in quello) i sogni migliori si coltivano in compagnia. Gli spettacoli in cui sono coinvolta sono in genere nati dal dialogo con musicisti e illustratori, dal desiderio di contaminare i linguaggi creando qualcosa di nuovo.

Prossimamente sarò impegnata insieme alla pianista Giovanna Pezzetta per raccontare ai bambini i “Quadri di un’esposizione” di Modest Mussorgsky, in collaborazione con la Fondazione Concerti di Milano.

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Articolo in collaborazione con Alce Nero

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