Bambini iperconnessi: problemi e soluzioni

Da una ventina d’anni il mondo scientifico studia l’impatto che il web ha sull’uomo. Le ricerche sono molte e vare e a tutt’oggi possiamo dire che, a livello scientifico, non c’è accordo sull’esistenza di una patologia chiamata “dipendenza da Internet”.

Gli studiosi però concordano sull’esistenza di disturbi “web-mediati” ed è indubbio che fenomeni di disagio si manifestino in rete, anche quando la rete non è la causa. Il fenomeno del cyberbullismo, per esempio, è un bullismo che ha luogo in rete. Si può affrontare diminuendo l’uso di Internet, ma è più proficuo mettere in campo azioni educative indirizzate ai comportamenti da bullo.

“In Italia, il primo a occuparsi di disturbi web-mediati è stato (ed è tutt’ora) lo psichiatra Federico Tonioni del Policlinico Gemelli di Roma – racconta Monica Bormetti, psicologa ed esperta di detox digitale del sito Smartbreak.it -. Nel 2009 ha aperto in Italia il primo ambulatorio pubblico, convinto di doversi occupare soprattutto di iperconnessione, cioè di tempo eccessivo trascorso in rete. I problemi più frequenti però non riguardavano la quantità di ore trascorse nel web, quanto piuttosto il modo in cui veniva usato. E il modo è strettamente legato al tipo di relazione educativa che il genitore instaura con i figli”.

Come qualsiasi strumento, Internet può essere usato per fare del bene oppure del male, a se stessi e agli altri. “È nel rapporto tra genitore e figli che si possono aiutare i bambini e i ragazzi ad avere un rapporto sano con la rete. Dello stesso avviso sono anche i maggiori esperti in materia, benché sia un campo di studio ancora relativamente nuovo e siano pochi in Italia a occuparsi di disturbi web-mediati”.

Quali sono i problemi che i ragazzi hanno con l’uso del web? “Il web non è altro che uno spazio dentro il quale avvengono relazioni interpersonali, si sviluppano passioni, si può lavorare o studiare. Quindi, come nel mondo fisico, può essere usato in modo sano oppure no. Se vado in piazza posso farlo per chiacchierare con gli amici oppure per picchiarli, in ogni caso la piazza resta un contenitore, non la causa della violenza.

I problemi principali che riscontro nei ragazzi sono tre: il gap fra conoscenze e competenze, l’incapacità di riconoscere l’autorevolezza delle fonti e un problema nel rapporto con il proprio corpo”.

 

Molte conoscenze ma poche competenze

Diversi ragazzi non hanno chiaro il fatto che un acquisto online comporti l’acquisto vero e proprio, vale a dire soldi reali spesi a fronte di merce fisicamente in arrivo – dice Monica Bormetti -. Fin dalla scuola secondaria, spesso hanno competenze avanzate nell’uso di Internet, ma ben poche conoscenze nell’ambito della vita quotidiana”. Un problema simile tocca l’autorevolezza delle fonti. “In base a ciò che leggiamo in rete ci costruiamo opinioni e prendiamo scelte per il futuro, ma nell’oceano del web c’è di tutto, quindi è importante saper discernere tra informazioni veritiere o meno”. Infine c’è il rapporto con il proprio corpo. Matteo Lancini, psicologo, psicoterapeuta, presidente della Fondazione Minotauro di Milano si occupa da anni di problemi di disagio sociale legati alla rete. Nel suo libro Adolescenti Navigati, analizza i cambiamenti che l’era del web ha portato nello sviluppo del corpo e della fisicità nei giovani. Se prima i ragazzini uscivano spesso di casa, giocavano e si sporcavano, ora tutta l’energia si canalizza nei videogiochi. “Ma in questo processo il corpo rimane fermo”.

 

Iperconnessione: cosa può fare il genitore?

In questo scenario complesso e ricco di sfaccettature, essere genitore non è facile. “La relazione è la chiave educativa – dice Monica Bormetti -. Non credo nel decalogo da seguire per essere il genitore perfetto, piuttosto penso sia importante avere un approccio adeguato ed efficace nelle piccole scelte quotidiane. Il bambino ha bisogno di relazioni interpersonali e se non le trova con i genitori e con le persone intorno a sé, può chiudersi nel mondo di Internet. Per questo è importante esserci.

Poi c’è il buon esempio: se fin da neonati i bambini vedono i genitori trascorrere la maggior parte del tempo davanti alla tv o sullo smartphone, magari quando sono con altre persone, non possiamo stupirci se faranno lo stesso”.

La casa infine è un ambiente da valorizzare. “È importante individuare delle regole chiare nella gestione degli strumenti digitali, specialmente in ambito domestico. Per esempio: niente smartphone a tavola, il computer si usa in salotto e non in camera. Questo per dare alla casa il significato di un ambiente da vivere, fatto di relazioni e non di isolamento”.

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