Il Kintsugi, l’arte di accogliere i difetti

Una polvere liquefatta d’oro, d’argento o di platino che riempie le crepe della ceramica rotta: è il Kintsugi, un’arte giapponese che racchiude una filosofia. Nel Kintsugi rottura e riparazione sono passaggi fondamentali dell’esistenza; le fratture, anziché nascoste, sono evidenziate e valorizzate con l’oro, a sottolineare la capacità delle cose (e delle persone) di ricostruirsi dopo un evento spiacevole e diventare più forti nei punti più fragili.

Ne parliamo con Andrea Laudadio, professore di Psicologia Positiva, People Management e Change & Feedback all’Università Europea di Roma. “L’aspetto filosofico del Kintsugi si avvicina alla filosofia Wabi-Sabi e insegna ad accogliere il difetto o ciò che non è perfetto. In questo senso i segni di usura aumentano il valore di un oggetto e la riparazione ne evidenzia la storia. La perfezione consiste nell’abbracciare le nostre imperfezioni cercando di migliorare noi stessi. Come il filo d’oro del Kintsugi mette in evidenza la frattura e mantiene la funzione dell’oggetto (un piatto in frantumi dopo il Kintsugi può essere usato ancora come piatto) anche noi dovremmo accettare i nostri difetti e prestare attenzione a ciò che realmente desideriamo diventare, a come vogliamo migliorarci. Il Kintsugi non cerca di nascondere la transitorietà delle cose, ma al contrario ci spinge a ricordare la loro fragilità, quanto siano passeggere e con quanta cura vadano trattate”.

Una filosofia per tutti i giorni

Il Kintsugi ci insegna il valore fondamentale della riparazione: non è mai troppo tardi per rimediare a un errore. Ci insegna anche che le riparazioni possono essere fatte con qualcosa di prezioso come l’oro e che “l’oggetto aggiustato” può valere più di quanto non valesse prima. Quali ricadute ha questo modo di pensare? “Il Kintsugi è una eccezionale metafora della resilienza, cioè della capacità di un individuo di adattarsi e superare un evento o un periodo di difficoltà – continua Andrea Laudadio -. Pensiamo alla difficoltà e ai cambiamenti durante l’adolescenza o al senso di inadeguatezza che ci coglie in un nuovo contesto di lavoro. Attenzione verso di sé, ma anche verso gli altri: il Kintsugi insegna a trattare con delicatezza le persone e i loro sogni, aspettative e desideri. Qualche parola finale sulla riparazione: non è mai troppo tardi per scusarsi, per rimediare a uno sbaglio; i rapporti si possono riaggiustare senza necessariamente tornare come prima, valorizzando le tracce della rottura”.

Esercizi di Kintsugi

Il modo migliore per avvicinarsi al Kintsugi è praticarlo. In rete si trovano bellissimi kit per riparare la ceramica con l’oro; il lavoro richiede attenzione, cura e delicatezza perché i materiali sono preziosi. “L’esperienza della riparazione è così coinvolgente che probabilmente il momento migliore per stimolare le riflessioni è proprio mentre la si pratica – dice Laudadio -. La memoria e l’apprendimento sono più efficaci se accompagnati da emozioni positive. Suggerisco anche di riflettere di fronte all’oggetto aggiustato: è effettivamente più bello rispetto a quello di partenza, perché è speciale, unico e carico del ricordo della bella esperienza condivisa.

Un altro esercizio che stimola interessanti riflessioni consiste nel costruire due scatole con su scritto ‘perduto’ sulla prima e ‘ritrovato’ sulla seconda. Pensando a un evento che ci ha messo o ci mette in difficoltà, scriviamo dei biglietti, da riporre in una delle due scatole, con ciò che abbiamo perso e con ciò che abbiamo ritrovato dopo questo evento. Si deve avere cura di scrivere stati d’animo, sensazioni, capacità e progetti, non oggetti o persone. Il passo successivo è quello di controllare il contenuto delle scatole, a scadenze di poche settimane, per capire cosa spostare da perduto a ritrovato e quali biglietti buttare via perché non sono più interessanti. Se qualche biglietto rimane in ‘perduto’ per molto tempo è opportuno segnare sull’agenda un momento per controllarlo successivamente. Un esercizio di questo tipo aiuta a capire cosa viene modificato dentro di noi dopo un evento doloroso e ci insegna che non tutto è perduto”.

Uno sguardo nuovo sulla vita

Un genitore può aiutare un figlio in difficoltà attraverso questo cambio di prospettiva: il rapporto con il bello e con l’imperfezione estetica può cambiare e si possono valorizzare difetti che ci rendono unici. In termini più estesi, si può concepire la perfezione in termini di performance, dando maggiore risalto agli sforzi di automiglioramento più che ai risultati. Fare Kintsugi fa riflettere anche su cosa si ripara dei propri danni. E se questi sbagli hanno procurato del dolore, è giusto che restino delle cicatrici, non da nascondere ma da valorizzare.

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