A tre anni arriva la “fase dei perché”. I consigli per affrontarla

Molti genitori la temono, altri la aspettano con ansia, tutti in generale restano senza fiato – letteralmente – quando arriva: è la fase dei perché.

E se da un lato ci rallegriamo della curiosità dei nostri figli – segno inequivocabile della loro superiore intelligenza – dall’altro rispondere all’interminabile sfilza di domande mette alla prova la nostra pazienza e la nostra erudizione.
Ma quali sono le insidie da evitare nel rispondere ai perché dei bambini?

LA DIMENTICANZA. Su materie in cui non si è molto ferrati capita di sopperire con la fantasia. L’emmenthal ha i buchi perché un topino ci ha scavato un tunnel per sfuggire al gatto Silvestro. Il mese dopo ci siamo scordati la storiella e raccontiamo che i buchi dell’emmenthal sono fatti apposta per infilarci i ditini. Il bimbo ovviamente ricorda e ci coglie in castagna.

LA DISCORDANZA. I genitori non si sono accordati tra loro su come rispondere a domande importanti, come: la mamma vittoriana racconta ai figlioli la favola che li ha portati la cicogna. La settimana dopo il papà risponde alla stessa domanda con storie molto più peperine di piselli, patate e capriole sul letto. Come uscirne?

IL VICOLO CIECO. Siamo impreparati sull’argomento, ma non vogliamo passare per ignoranti: ci inventiamo una risposta all’apparenza plausibile. I bambini incalzano, vogliono approfondire, la spiegazione si attorciglia, ci ritroviamo contro un muro e l’unica cosa che ci resta da fare è sbatterci la testa.

Teniamo sempre presente che le domande dei bambini sono il segnale del loro interesse per la realtà che li circonda: abbiamo il dovere di rispondere con attenzione anche se stiamo girando la frittata, il telefono squilla e il piccolo sta cercando di scassinare l’armadietto delle medicine.

Quando le domande sono impegnative prendiamoci il tempo di pensare bene alle risposte, senza improvvisare spiegazioni poco plausibili. Se i bimbi sono piccoli possiamo dare delle prime versioni semplificate che però possano evolvere con il tempo in modo coerente.

Le nostre risposte devono anche rassicurare i bambini: cerchiamo sempre di raccontare la verità, adattandola però al loro grado di maturità e alla loro capacità di relativizzare.
Il tutto condito da una gran dose di pazienza. È vero, il pressing può essere sfiancante, ma non è meraviglioso? I nostri piccoli stanno iniziando a scoprire il mondo.

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