La rappresentante di classe. Il vademecum semiserio della sventurata portavoce

Avete mai sperimentato il silenzio assoluto? No, nessun ritrovato della scienza o della fisica. Basta trovarsi a scuola, in occasione della riunione dei genitori, al momento in cui si domanda: “Chi vuol fare la rappresentante di classe?”. Silenzio. Assoluto. Roba che nemmeno in una camera anecoica.
Ma poi c’è sempre qualcuno che cede. Lo sventurato manzoniano che risponde. E da quel momento non è più un’esercitazione: è come prendere la pillola del colore sbagliato in Matrix.

Noi, che vi vogliamo bene, abbiamo stilato un vademecum per chi aspira a fare il portavoce delle famiglie. Che sia all’asilo nido o alla scuola secondaria cambia poco.

L’antagonista

Per qualche strano meccanismo sociale, appena il silenzio si rompe allo zero si sostituisce il due. Un candidato non basta, serve un’alternativa. Quasi mai di facciata (tornerà più avanti nel nostro discorso). Dal momento in cui un secondo candidato alza la mano, scatta la campagna elettorale-lampo: pochi minuti prima della votazione. Per chi è dentro, l’unica occasione per affermarsi. In realtà: l’ultima via di fuga aperta, che lentamente si chiude.

L’investitura (e le prime bugie)

Dopo le votazioni, lo scrutinio emette la sentenza: il rappresentante di classe è eletto. Applausi e sorrisi, qualcuno un po’ digrignato, ma vabbé. Allo sguardo sperso del vincitore accorre in soccorso la parola di rassicurazione degli insegnanti: “Tanto sarà un impegno minimo, giusto le comunicazioni essenziali”. Non sarà così. Sappiatelo. Ma anche il boia prova pietà per il condannato.

Il gruppo Whatsapp

Ovvero: vita e opere di uno scrittore in erba. La formazione di un gruppo su WhatsApp è inevitabile: un messaggino, poche parole e tutti informati. In realtà, il gruppo si rivelerà una sorta di agorà aperta 24 ore su 24, dove alle richieste di compiti si mescolano pettegolezzi, improperi, confessioni. Anche messaggi personali spediti all’indirizzo sbagliato (con sfumature più o meno imbarazzanti). Per il rappresentante di classe, un impegno continuo a scrivere, rispondere, ribadire, sottolineare, puntualizzare, mediare. Spesso senza successo. “Ne parliamo davanti a scuola”, la chiosa più diffusa.

Il sottogruppo di Whatsapp (ovvero: l’opposizione)

Mesi, settimane, a volte anche solo pochi giorni dopo l’elezione, fa la sua comparsa (spesso carbonara) un nuovo gruppo su WhatsApp: la sotto-chat, selezionata e segretissima, in cui si sparla del gruppo ufficiale. Spesso alle spalle del rappresentante, perché capeggiato dall’antagonista sconfitto alle urne. Quasi sempre viene scoperto, per gli equivoci di invio di cui sopra. E in questo caso il “Ne parliamo davanti a scuola” suona decisamente meno conciliatorio.

Gli asceti dello smartphone: i fuori-chat

Esiste una categoria, minima per fortuna, di genitori che non vogliono stare nella chat. Una specie di Aventino 2.0. I reietti dei social e di WhatsApp, quelli che della tecnologia non ne vogliono sapere. Ma questo non vuol dire che il rappresentante possa trascurarli: vanno aggiornati, consultati, rinfrancati e confortati. Ma singolarmente. Sarà solo timidezza?

L’ostacolo numero uno: il regalo alla maestra

Il primo, vero, banco di prova per il rappresentante di classe è la scelta (prima ancora dell’acquisto) del regalo per la maestra. Serve organizzare un referendum in cui le insidie, i cambi di casacca e le maggioranze fanno impallidire la Prima Repubblica. Senza dimenticare l’interlocutore più insidioso: il contestatore senza idee. Non sarà mai d’accordo con la proposta fatta, ma si guarderà bene dal proporre un’alternativa. Spesso è alleato dell’antagonista.

Il secondo ostacolo: le feste di compleanno

È sempre più diffusa l’abitudine, in caso di feste, di fare un regalo collettivo. Il regalo della classe. Qui le dinamiche sono piuttosto simili a quelle del regalo per gli insegnanti, con l’aggiunta della variabile “mamma del festeggiato”. Un elemento insidioso: a volte può essere un consigliere prezioso, altre volte l’autore di un depistaggio sistematico e, apparentemente, incomprensibile.

Gite e dintorni

Il calvario della raccolta fondi. Quasi sempre il rappresentante di classe è anche il tesoriere. A lui sono affidate la contabilità e la raccolta dei soldi per la gita e i laboratori. Si scatena un’attività di caccia all’uomo fatta di appostamenti, agguati e pedinamenti. Snervante, a volte. Edificante, secondo alcune scuole di addestratori militari.

I soliti sospetti

Un elemento immancabile (e qui non scherziamo affatto) è legato alle gelosie nei confronti di chi fa il rappresentante. Sospetto principale: il figlio ottiene favoritismi dagli insegnanti. È inspiegabile, impossibile da dimostrare e inevitabile. Libro degli esercizi di pazienza: da pagina 6 a pagina 290.

Lo scoglio finale

Arrivati alla fine dell’anno scolastico, il traguardo è vicino, ma resta un ultimo ostacolo. Questa volta l’organizzatrice per eccellenza resta all’oscuro di tutto. Sono le altre mamme a mettersi d’accordo. L’ultimo giorno, alla pizzata di classe, salta fuori il pacchetto con dentro il regalo per la rappresentante. Un bel respiro e via: apriamo! Oh, che meraviglia, un autentico talismano Sioux. Chi non l’ha mai desiderato?

Fantasmi, dicerie, leggende

Pare che esistano dei casi – rari – in cui le classi vanno tutte d’amore e d’accordo, dove la comunicazione è efficace e ridotta all’essenziale, senza screzi, malumori o intrighi di gruppo. Il bello dei miti è che hanno sempre un fondo di verità.

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