Mai più spose bambine

Maria ha 13 anni e non è mai andata a scuola. Alla sua età dovrebbe pensare solo a giocare e a fare i compiti, invece il suo destino è già stato deciso: deve sposare un uomo di 70 anni. Maria (il nome è di fantasia) vive in un villaggio del Burkina Faso, lontano dalla capitale. È stata promessa, bambina, come sposa di un uomo di 70 anni che ha già cinque mogli. Si è ribellata, è scappata dal suo villaggio, da sola, a piedi. In tre giorni ha percorso 170 chilometri e finalmente è arrivata in una casa in cui si accolgono le ragazze che non vogliono diventare spose bambine.

Maria ora è salva, ma in Burkina Faso migliaia di ragazzine e adolescenti sono costrette a matrimoni forzati e precoci, che sono vietati dalla legge, anche se le autorità non fanno abbastanza per fermarli. Tra i profughi siriani che vivono in Libano, una sposa su quattro ha meno di 18 anni. È uno dei tanti tragici effetti collaterali della guerra civile: le famiglie in profonda povertà spesso considerano il matrimonio delle figlie come la sola via di sopravvivenza. In Bangladesh, una bambina su tre diventa moglie prima dei 15 anni. In India una legge del 2006 ha fissato l’età minima per sposarsi (18 anni per le donne e 21 per gli uomini) ma non è rispettata e, grazie al semplice escamotage di falsificare la data di nascita, metà dei riti ha un minorenne come protagonista.

Una questione globale
Ogni anno, milioni di bambine vengono date in sposa a uomini maturi, spesso ricchi, spesso in una posizione di credito nei confronti della famiglia. Secondo le stime del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA) sono oltre tredici milioni le ragazze costrette a sposarsi, ogni anno, con mariti molto più vecchi. Il fenomeno non riguarda solo i paesi poveri, africani o musulmani: avviene in tutti i continenti e in tutte le culture e confessioni, inclusi Stati Uniti e Regno Unito. Il child marriage è proibito dagli accordi internazionali sui diritti umani, tra cui la Convenzione del 1979 delle Nazioni Unite, la Convenzione sui Diritti del Fanciullo e la Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di Discriminazione contro le Donne. Tuttavia per milioni di persone, far sposare in tenera età i figli è la migliore opzione per assicurare loro un futuro, spesso l’unica possibilità disponibile. Ma il matrimonio significa isolare le donne, tagliarle fuori dalla famiglia, dalle amicizie e da qualsiasi forma di sostegno, perdere la libertà ed essere sottoposte a violenze e abusi.

“Le quattro cause fondamentali dei matrimoni forzati con minori sono l’ignoranza, la cattiva interpretazione dei precetti religiosi, la povertà e l’assenza di leggi di tutela”, dice la regista Khadija al-Salami, autrice del film “La sposa bambina”. Yemenita, lei stessa sposa bambina, Khadija ha diretto un lungometraggio toccante e provocatorio sull’argomento. “Io stessa ho odiato i miei genitori per avermi sposato giovane. Mia madre, che ha vissuto con molto dolore il suo matrimonio precoce, non ha avuto la forza di combattere i pregiudizi e di evitare di infliggermi la stessa sorte. Mia nonna, che pure mi ha sempre voluto sinceramente molto bene, aveva una sola convinzione e la esprimeva con una frase: una donna nasce per essere sposata o per essere seppellita. Ho girato questo film perché in troppi casi le bambine sono obbligate a diventare, troppo presto, donne adulte. Penso al loro diritto di vivere la vita liberamente, al fondamentalismo che sta promuovendo pratiche che dovrebbero cadere in disuso. Penso agli uomini che possono e devono cambiare”. Il film “La sposa bambina (I am Nojoom, age 10 and divorced)” uscirà in Italia a marzo. Amnesty International Italia ha lanciato la campagna “Mai più spose bambine” con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e incrementare l’attenzione dei governi contro questa violazione dei diritti umani.

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