Mangiarsi le unghie: è solo un vizietto o qualcosa di più?

L’onicofagia è un comportamento molto diffuso, ma non per questo trascurabile.
Come tanti comportamenti messi in atto dai bambini, esprime un messaggio, una richiesta che va in qualche modo interpretata.

Perché ci mangiamo le unghie?

Nell’atto del mangiarsi le unghie si esprime un’aggressività che invece di rivolgersi al mondo esterno si rivolge contro se stessi.
Il bambino cerca un’azione che lo tranquillizzi da ansia, rabbia, frustrazioni. È un atto consolatorio che permette di scaricare la tensione.
In letteratura viene così definito: “Il gesto di mangiarsi le unghie può essere scisso in due parti fondamentali: quella del portare qualcosa alla bocca e quella del rosicchiare. Sono due espressioni comportamentali diverse, perché la prima richiama metaforicamente l’esperienza del seno materno e viene utilizzata per ottenere lo stesso effetto tranquillizzante; comportamenti analoghi li ritroviamo nel portare alla bocca altri oggetti, tipo pipe, sigarette e matite. Il rosicchiare invece esprime l’aggressività, come il digrignare dei denti negli animali, quando sono pronti all’attacco”.

C’è una soluzione?

Per far regredire il comportamento è fondamentale poterlo leggere all’interno del contesto in cui si è generato: in quel periodo si sono evidenziati fattori di stress particolari in famiglia, a scuola, in ambito sportivo? Si può pensare a traslochi, cambi di orari nel lavoro di mamma e papà, aspettative rispetto al rendimento scolastico, cambi di insegnanti, attività sportive agonistiche?
I fattori possono essere molteplici e noi genitori dobbiamo osservare e valutare attentamente eventuali situazioni che possono avere innescato il meccanismo.
Ascoltando il disagio che il bambino esprime, lo aiuteremo a trovare altre modalità, altri canali per affrontare paure, frustrazioni, ansie. Facciamogli sempre sentire il nostro sostegno; lo aiuteremo così a essere più forte e capace di superare gli ostacoli che si presenteranno nel corso della sua crescita.
E’ solo allentando la tensione che si potrà far regredire il comportamento.
Per aiutarlo a liberarsi dall’abitudine si possono utilizzare dei sostituti temporanei: un bastoncino di liquirizia da rosicchiare nei momenti di maggior tensione, qualche caramella in più come incentivo all’autocontrollo, ma sempre nell’ottica di giungere a una graduale remissione nell’arco di qualche mese. Non è tuttavia assicurata la remissione totale; nelle diverse fasi della crescita potrebbe ripresentarsi in maniera saltuaria e rappresenterà una nuova richiesta di aiuto e di ascolto.

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