MASP: per tornare a lavorare dopo la maternità 

da | 19 Set, 2021 | Lifestyle

Arriva il Master Parenting in Work and Life per valorizzare le soft skills e ridistribuire pesi e fatiche in famiglia

“Fare i genitori è un vero lavoro”, si dice sempre. E, se per una volta, le competenze acquisite “lavorando” con i figli servissero per tornare ad avere un lavoro anche fuori casa, magari riprendendosi quello spazio perso proprio a causa della maternità?

È l’idea che sta dietro il progetto Masp – Master Parenting in Work and Life – sperimentato a Milano, ma accessibile da tutta Italia grazie a un innovativo percorso digitale.

Obiettivo: rendere più consapevoli del proprio profilo personale e lavorativo le mamme rimaste senza un’occupazione dopo la maternità per facilitarne il reinserimento nel mondo del lavoro.

E, parallelamente, favorire una redistribuzione di pesi e fatiche dentro casa rendendo più consapevoli e partecipi dei compiti di cura anche i papà. 

Ne abbiamo parlato con Tommaso Di Rino, direttore generale di Afol Metropolitana, capofila insieme al Comune di Milano e ad altre realtà territoriali del progetto, finanziato dall’Unione Europea.

Come funziona il programma Masp? 

Il progetto consiste nello sperimentare una strategia di conciliazione vita-lavoro innovativa, fronteggiare gli stereotipi di genere e promuovere l’occupazione femminile attraverso percorsi di presa in carico basati sul riconoscimento delle cosiddette soft skills, magari acquisite nei lavori di cura.

Abbiamo creato strumenti digitali che potessero aiutare le donne disoccupate nella definizione di un profilo professionale meglio spendibile sul mercato del lavoro, oltre che della formazione rivolta a datori di lavoro.

Abbiamo curato anche la realizzazione di una guida per gli operatori dei servizi al lavoro e di un Parental Kit su diritti e opportunità per entrambi i genitori.

Quante mamme vi hanno partecipato?

Abbiamo coinvolto 40 donne tra i 29 e i 49 anni, diplomate o laureate, disoccupate, che si erano allontanate dal lavoro per accudire i figli. Hanno seguito un percorso individuale di 8 ore, supportate dalle operatrici dei centri per l’impiego e da counsellor, per giungere alla ricognizione delle proprie soft skills, dei punti di forza su cui puntare e punti critici da fronteggiare e migliorare.

Il percorso si è concluso con la certificazione formale di quanto emerso.

La piattaforma Masp è stata poi resa disponibile online, in autosomministrazione. Oggi è quindi possibile seguire il percorso in autonomia, anche da casa: si tratta di rispondere a 64 domande, occorre circa mezz’ora. In cambio, la piattaforma produce una sorta di ragnatela colorata con una scala di valori che indicano dove una donna è più “skillata” e dove lo è meno.

E con riferimento a quattro aree specifiche: sociali, emotive, realizzative, cognitive. Una particolarità: il risultato può essere inviato, direttamente dalla piattaforma, a tre tra familiari, amici o conoscenti, chiedendo loro di rispondere alle stesse domande. Al termine tutte le ragnatele vengono sovrapposte per un risultato ancora più indicativo. 

E poi?

A ogni partecipante abbiamo fornito una serie di indicazioni di carattere normativo e suggerimenti pratici su come meglio utilizzare quanto è emerso dal test. Ad esempio, nel redigere il cv o durante un colloquio di presentazione in azienda.

Finora sono state oltre 1.000 le donne che si sono registrate per seguire il percorso della piattaforma in autonomia e che lo hanno apprezzato: hanno gradito la possibilità di farsi valutare da “esterni” sugli stessi quesiti a cui hanno risposto loro, ottenendo conferme o scoperte di sé, l’utilizzo di strumenti concreti con i quali impostare la ricerca del lavoro, la facilità di utilizzo della piattaforma e l’ottima accoglienza delle operatrici dei centri per l’impiego coinvolte. 

E i papà? 

“Per loro abbiamo realizzato un volume che li guida nel percorso genitoriale tra diritti e opportunità, nell’intento di riequilibrare i rapporti di coppia in ambito famiglia-lavoro e consentire a entrambi i partner di dedicare tempo piacevole alla funzione di genitore e tempo gratificante per la propria carriera lavorativa, sfruttando quanto prevede la normativa e cogliendo le opportunità dei servizi offerti sul territorio”.

Dal vostro osservatorio, come sta influendo la pandemia sull’occupazione femminile, in modo particolare su quella delle mamme? Cosa possiamo aspettarci per il futuro?

“Il lockdown ha colpito settori, quali turismo e commercio, dove la presenza femminile è molto intensa. Temiamo che, con lo sblocco dei licenziamenti, saranno coinvolte migliaia di donne nella sola area metropolitana di Milano.

Per molte, sarà necessario acquisire nuove competenze, per poter transitare da un settore all’altro, da un comparto sostanzialmente fermo a uno, penso alla logistica ad esempio, che invece continua a domandare lavoro e a offrire opportunità.

Anche per questo potenzieremo ulteriormente la piattaforma digitale, in modo che possa raggiungere sempre più donne e aiutarle a raggiungere una maggiore consapevolezza di sé e conoscere una serie di strumenti utili”.

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