Multi-Maternage: come si cresce un bambino nelle diverse culture

Le idee su come si cresce un bambino non sono le stesse in tutto il mondo. Conoscere i diversi stili di maternage aiuta a capire comportamenti apparentemente “strani”

Ci sono le mamme cinesi che per pudore non baciano i loro bambini all’uscita da scuola. E quelle nigeriane, che non chiedono alle maestre se il bimbo ha mangiato, perché si fidano di lui e della sua capacità di regolarsi con il cibo. Ci sono le mamme dell’Africa orientale che massaggiano spesso i bambini piccoli, fino a sette volte al giorno, per fargli acquisire una consistenza concreta e fisica (nella loro cultura il neonato è considerato un essere indistinto). Senza parlare delle mamme arabe, che per far passare il raffreddore mettono un po’ di latte nel naso dei bambini. E poi ci sono le maestre, le educatrici, gli altri genitori, che guardano questi comportamenti con diffidenza e mille interrogativi. 

“In una realtà sempre più multiculturale, la scuola è il primo luogo di integrazione e confronto ed è proprio qui che occorre sviluppare la sensibilità di non giudicare”. A parlare è Gabriella Lessana, da più di trent’anni insegnante nella scuola primaria e oggi collaboratrice dell’Ismu, una fondazione che promuove analisi e conoscenza delle migrazioni internazionali. 

Tra i progetti di Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità), ce n’è uno specifico dedicato a formare gli insegnanti di asili nido e scuole materne sui temi del maternage e dell’accudimento nelle diverse culture del mondo. È un lavoro pensato per aiutare l’integrazione partendo da un principio non scontato: l’idea che il modo di crescere un bambino non sia le stesse in tutto il mondo.

Le mamme straniere

“Nelle scuole la realtà dei bambini con culture diverse è complessa. Ci sono i bimbi nati in Italia e quelli arrivati recentemente, i bambini adottati e i figli di coppie miste. Nell’80% dei casi – spiega Gabriella Lessana – si tratta di bambini nati in Italia, che frequentano nidi e scuole d’infanzia”. 

Le mamme giocano un ruolo fondamentale nella scuola. “Spesso si tratta di donne che si sono trovate a vivere i grandi eventi marcatori della vita, come diventare mogli, madri e poi migranti, in un lasso di tempo molto ravvicinato. Qui si trovano in una condizione che potremmo definire di dissonanza cognitiva. Sanno, cioè, quello che dovrebbero fare da mamme, ma non riescono a farlo perché tutto è cambiato intorno a loro”. 

Per esempio non sono più circondate dalla famiglia allargata e dunque manca quella trasmissione di saperi relativa all’accudimento dei bambini che di solito passa da donna a donna. C’è la scuola, una realtà della quale fanno fatica a capire meccanismi e principi e che a sua volta non riconosce le loro modalità di essere madri. 

“Molte di queste mamme lasciano i propri bimbi all’asilo per necessità, ma non conoscono i valori della scuola, magari perché nei Paesi d’origine le scuole dell’infanzia non esistono”. È così che l’ingresso nel mondo scolastico può trasformarsi in una migrazione nella migrazione. Con il rischio che ciò generi timori e senso di inadeguatezza, fino a bloccare le madri nel loro ruolo di accudimento. Una rivoluzione che coinvolge anche i papà stranieri, costretti a esercitare un ruolo tradizionale in un contesto che non lo è più.

Prima regola: non giudicare

Sull’altro versante, maestre ed educatori, ma anche compagni di classe e genitori, poco sanno del maternage negli altri Paesi, di come vengono allevati i bambini. È facile dimenticare che la cura, l’accudimento e persino lo stesso concetto di bambino, possono cambiare di cultura in cultura. La mancata conoscenza reciproca può far nascere incidenti interculturali spiacevoli. 

“Un esempio: le mamme asiatiche sono poco inclini a rivolgere gesti fisici ai propri bimbi. Seguendo i nostri parametri culturali potrebbero sembrare fredde e distaccate, tuttavia sarebbe un grave errore giudicarle anaffettive. I bambini stranieri sono l’espressione del mondo che cambia, ci mettono di fronte a differenze culturali concrete. Per questo è fondamentale sospendere il giudizio e mettersi in ascolto, per capire le ragioni di alcuni comportamenti non immediatamente comprensibili”. 

Seconda regola: confrontarsi 

L’ibridazione di saperi è bene che sia condivisa anche da tutte le altre famiglie. “Quando la scuola promuove occasioni per far incontrare le famiglie italiane e straniere, il confronto è sempre positivo”. La Fondazione Ismu ha realizzato incontri di questo tipo in alcune scuole milanesi dove, grazie alla mediazione, i genitori di culture diverse hanno avuto modo di conoscersi e di parlare di cose concrete, come il cibo o il gioco. Una bella idea, da proporre anche nelle nostre scuole. 

Modi di cura, cosa leggere

Per tutti coloro che desiderano approfondire il tema delle diverse pratiche di accudimento nelle culture del mondo, segnaliamo “Sguardi di mamme” di Lia Chinosi. Il libro è una ricerca sulle modalità concrete con cui le donne straniere riorganizzano le tradizionali competenze genitoriali nell’impatto con la cultura del paese ospitante, dal concepimento allo sviluppo del linguaggio del bambino. 

Mille modi di crescere insieme. Bambini immigrati e modi di cura” dà, invece, voce a donne immigrate di sei diversi paesi: Cina, Sri Lanka, Filippine, Marocco, Egitto e Perù. Queste mamme raccontano cosa succede al momento della nascita e nei primi mesi di accudimento, quali riti d’infanzia vengono mantenuti nel Paese di immigrazione e quali vengono accantonati o abbandonati. 

Bebè del mondo”, di Fontanel Beatrice e Claire D’Harcourt, racconta i mille diversi modi di accudire un bambino con la tenerezza delle immagini.

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