Nativi digitali

Tutti i nuovi genitori hanno figli “nativi digitali”. I nostri bambini vivono in case in cui ogni adulto possiede un cellulare, magari uno smartphone di nuova generazione, spesso un computer, a volte anche un tablet. Ci sono bambini piccolissimi che hanno la medesima familiarità con il touch screen di un ventenne (laddove un adulto probabilmente è in difficoltà quando deve scrivere un sms con lo stesso strumento). Provate a digitare le parole chiave “bambina” e “rivista” su YouTube e godetevi il video di una bimba di pochi mesi che non capisce per quale motivo un giornale non abbia le stesse funzioni di uno schermo touch screen. La familiarità dei bambini con gli strumenti dell’information technology crea quello che potremmo definire il “digital divide domestico”, dove i piccoli sanno fare e sanno utilizzare e i grandi si sentono smarriti e spesso spaventati dall’innovazione che entra con forza nelle case. È un dato di fatto: smartphone, tablet e computer sono delle porte. Fuori dalla porta c’è la rete e qui inizia la paura di tanti genitori. Una paura fondata o un allarme ingiustificato?

I social network

In tempi che ormai sembrano remoti, le paure dei genitori nei confronti della rete si concentravano tutte sulle chat, dove potevano annidarsi malintenzionati sotto le mentite spoglie di coetanei dei loro figli. Oggi, con l’avvento del web 2.0 e quindi della socialità diffusa, i timori si concentrano sui social network. È vero che per aprire un profilo Facebook ci vogliono 12 anni, ma è anche vero che è possibile mentire sull’età e non ci sono controlli. Così, su questo e su altri social network, si possono incrociare bambini delle elementari che hanno dimestichezza con lo strumento ma non hanno la maturità necessaria per distinguere ciò che è bene da ciò che è male. Ma in rete non c’è solo Facebook, ci sono altri social come Twitter, YouTube, Myspace, per citarne qualcuno e poi c’è una possibilità che attrae enormemente i più giovani: il social gaming, cioè l’evoluzione dei videogiochi: i bambini giocano online in compagnia dei loro amichetti virtuali sparsi in tutto il mondo. È un’opportunità che coinvolge soprattutto i soggetti paradossalmente più esposti ai pericoli, cioè quelli in età preadolescenziale. E poi ci sono i blog, i moderni diari segreti, che come allora possono contenere pensieri segreti solo per mamma e papà ma comunicati agli amici e, ormai, anche agli sconosciuti. In questi spazi forniti dalla rete i bambini possono condividere i loro pensieri, le loro foto, i loro video (è sufficiente il telefonino per girare un filmato) anche con persone ignote, non necessariamente malintenzionate.

Partecipare, non proibire

E allora, come gestire i bambini e la rete? Come gestire controllo, divieti e regole? Intanto una regola aurea: informarsi, informarsi, informarsi. Solo attraverso l’informazione, la condivisione e la scoperta comune si può combattere il gap di conoscenza. Abbiamo provato a sottoporre la questione “lasciate usare la rete ai vostri figli” a un gruppo di persone adulte, genitori e non, presenti su Facebook. Innanzitutto le mamme e i papà.
Silvia scrive: “Sensibilizzare verso ciò a cui si può andare incontro: questo è il lavoro che tento di fare con i miei figli”. Lorenza: “Serve sensibilizzare e una gran dose di fortuna; il lavoro da fare è immane, duro e senza ritorni certi (praticamente un azzardo da Wall Street) ma credo sia l’unica via da percorrere”. E ancora  Eleonora: “Le mie figlie (7 e 13 anni) possono navigare ma solo in mia presenza e solo sui siti che ho messo loro tra i preferiti, vietate le chat di qualsiasi tipo e i social network”. Infine Loris, un papà che lavora in rete, afferma “La libertà di Internet ha portato a tante cose positive, tra tutte il venire a conoscenza di molte cose diciamo ‘oscurate’, ma è anche vero che ci sono troppe cose sbagliate, siti con immagini e messaggi raccapriccianti. Un adolescente non dovrebbe venire a contatto con questo, non credo sia ancora in grado di capire cosa è giusto e cosa non lo è”.
Non troppo diversa la posizione di chi ha figli adolescenti, il cui rapporto con la rete è ormai simbiotico. Loro sono i primissimi nativi digitali: il web ha compiuto vent’anni il 14 novembre 2011.
Enrica scrive: “Dipende da cosa si teme, se il problema riguarda la pornografia c’è ben poco da fare, se riguarda pedofilia, violenza eccetera è difficile decidere il da farsi perché un controllo potrebbe spingere i figli verso la trasgressione. Oltretutto avranno sicuramente accesso a computer o cellulari che i genitori non possono controllare e lì potrebbero davvero fare ciò che gli pare”. Giò, una giovane donna, racconta: “Io non sono madre, ma da figlia ‘precocemente internettara’ con poco o zero controllo esercitato dall’alto posso trarre alcune conclusioni: com’è vero che sono incappata, su Internet, in cose in cui non sarei dovuta incappare (ma che ho potuto gestire proprio grazie alla chiarezza e alla sincerità di mia madre e delle sue direttive), è vero che grazie allo stesso mezzo ho potuto imparare un mestiere e, successivamente, praticarlo. Considerati i tempi che corrono, la situazione economica, il tasso di disoccupazione e tutto il resto, direi che sono più che grata di avere avuto l’opportunità di costruirmi una carriera e trovare un mezzo di sostentamento per conto mio. E poi ho potuto confrontarmi non soltanto con le persone intorno a me e la mia piccola realtà ‘locale’, ma trovare amici di tutto il mondo (o almeno di tutta Italia, all’inizio). Fare conversazione con persone che vivono realtà diverse apre la mente; non dico che sia come viaggiare, ma è un’ottima alternativa quando non puoi farlo”.

Poche e semplici regole

È fondamentale fornire fin da subito ai propri figli gli strumenti per l’utilizzo consapevole della rete. Non servono competenze specifiche: basta replicare le raccomandazioni e le indicazioni utili nella vita reale. Attenzione agli sconosciuti, ai siti che possono pubblicare immagini impressionanti e sconvenienti (niente di diverso dagli accorgimenti utili per la televisione), al non fornire i propri dati personali, comprese le password. Ma soprattutto attenzione a quello che si carica online, cioè quello che si dà alla rete: in particolare foto e video, perché sono “per sempre”, diventa cioè quasi impossibile rimuovere i contenuti condivisi. La navigazione, come tutta la vita dei più piccoli, deve essere strutturata in una cornice di poche e chiare regole in cui il bambino possa riconoscersi e che possa comprendere: si deve chiarire quanto è il tempo dedicato alla navigazione, si deve condividere la scelta dei siti che è possibile visitare, magari organizzandoli in cartelle tra i preferiti. Si deve specificare il luogo in cui si può navigare, magari non chiusi in camera ma in una stanza comune come il soggiorno. Infine, ma soprattutto, bisogna stimolare una comunicazione reciproca e continua che dia la possibilità al bambino di esprimere dubbi e perplessità su quanto “incontrato” online.

La Rete è anche opportunità

Una volta stabilite insieme le regole, si può iniziare a cercare con i propri bambini cosa c’è di bello nella rete e quali opportunità può regalare il web ai nostri piccoli nativi digitali. Le videochiamate con amici e parenti lontani consentono di instaurare un rapporto solido con persone care che diversamente i bambini non riconoscerebbero, specie se piccolissimi, da un Natale a quello successivo. Oppure la fruizione attiva dei video rispetto a quella passiva proposta dalla tv: genitori e figli possono scegliere insieme cosa guardare, quando e perché, magari utilizzando video e ricerche online per approfondire un argomento discusso in casa o altri temi di attualità spesso oggetto di domande da parte dei bambini. E poi ci sono le sperimentazioni a scuola. In Francia in alcune scuole elementari le insegnanti utilizzano Twitter per il primo approccio alla lettura e alla scrittura. I bambini compongono pensieri brevi e li trasmettono alla maestra o ai propri compagni di scuola. Per lo psicologo Yann Leroux, i bambini hanno meno inibizioni quando scrivono sul computer: “Imparano presto che la scrittura su carta rimane, mentre sul computer si può cancellare. Questo elimina la colpa dell’errore, dello scrivere male e permette di sperimentare senza paura”. Internet insomma può divenire, con i dovuti accorgimenti, una risorsa fondamentale per la famiglia per integrare educazione ed esperienza diretta.

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