I genitori tedeschi emettono fattura. “Ci avete usato al posto della scuola”

Fatture fittizie per aver prestato servizio al posto della scuola: i genitori tedeschi protestano e chiedono che il loro sforzo sia riconosciuto

Arriva su Twitter la protesta dei genitori tedeschi decisi a farsi ripagare dallo Stato le ore trascorse per supplire alla chiusura delle scuole. Con l’hashtag #CoronaElternRechnenAb (traducibile con “il calcolo dei genitori al tempo del coronavirus”) si sta creando un movimento che emette fattura per tutte le ore di lavoro domestico svolto, sommato allo smart working e alla chiusura di scuole e servizi.

Genitori che si sono ritrovati da un momento all’altro ad occuparsi dei figli a tempo pieno, obbligati a prestare aiuto per la didattica a distanza e i compiti. Un’occupazione supplementare e, soprattutto, non retribuita, per la quale ora viene emessa regolare fattura.

Fattura fittizia, lavoro reale 

Ha cominciato Karin Hartmann, architetto, che ha chiesto il rimborso al Länder della Renania Settentrionale-Vestfalia. Altre madri hanno seguito il suo esempio: blogger famose in Germania come Rona Duwe, Sonja Lehnert e Patricia Cammarata.

Le fatture che circolano su Twitter, emesse come di consueto dopo aver svolto il lavoro e con un rendiconto dettagliato, parlano di formazione e assistenza per il periodo dal 17 marzo al 15 maggio, tariffe forfettarie, costi dei materiali, elettricità, acqua e riscaldamento. Si va da totali di 22.296, fino a economici 8000 euro. Cifre impattanti “ma comunque a buon mercato per lo Stato”, commentano i genitori.
 
Andrea Reif, blogger e madre lavoratrice di tre figli di Monaco di Baviera, stima che per 6 settimane di lavoro extra lo stato le debba 12.423,60 euro. Lo ritiene un “vero buon affare” per le istituzioni. 

Critiche e apprezzamenti

Su Twitter, però, non tutti hanno abbracciato l’iniziativa. In molti l’hanno criticata, infastiditi dai genitori che non vogliono “prendersi cura dei propri figli” e che li considerano “un onere da compensare finanziariamente”.

L’obiettivo della campagna era però far emergere e apprezzare il lavoro invisibile e quotidiano di chi si prende cura della famiglia.

Così c’è chi sposa le rivendicazioni dei genitori: “I giovani adulti in grado di lavorare non crescono sugli alberi, ma sono cresciuti da genitori, di solito madri, che a causa di ciò, col passare del tempo, hanno uno svantaggio finanziario” commenta uno.

“Sono stanca anche di non essere considerata. Molte madri possono capirlo proprio ora”. commenta un’altra mamma. Obiettivo consapevolezza raggiunto.

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