Sano come un pesce? No, come un giapponese!

Sembra che i bambini giapponesi siano i più sani al mondo e che abbiano davanti a se un’aspettativa di vita di circa 75 anni con poche e non gravi malattie. I motivi? Tradizioni e metodi educativi che sembrano garantire ai più piccoli un’infanzia protetta da problemi che invece i bimbi occidentali (per pigrizia, abitudini difficili da cancellare e cattiva educazione) hanno.

La regola del 6
Il segreto dell’infanzia giapponese sembra essere racchiuso in 6 principi che tutti rispettano:
1) mangiare meno e meglio, il pasto tipico di un bambino giapponese contiene riso, una ciotola di miso, una ciotola di carne o pesce e due contorni a base di verdure. Tutti alimenti poco raffinati, poco calorici e con pochi zuccheri aggiunti.
2) La “restrizione flessibile“, nessun alimento è demonizzato, si può mangiare di tutto ma poco e si utilizzano piatti e ciotole di piccola dimensione. Questo concetto può essere allargato anche a tutti gli aspetti della vita (videogiochi, televisione, di tutto ma in piccole quantità)
3) utilizzare molto riso, per accompagnare verdure, carni e pesce, così da minimizzare l’impatto glicemico
4) Muoversi, muoversi e ancora muoversi. Circa il 98% dei bambini giapponesi fa costantemente attività fisica, e si è calcolato che camminano (o si muovono) per minimo 60 minuti al giorno.
5) Più autorevolezza da parte dei genitori, ricordare chi è che detta le regole, senza prevaricare ma in modo fermo, non ricorrere a “offerte di scambio”. Le regole devono essere poche e chiare.
6) La “regola del pranzo“, è una regola fissata nelle scuole e ripresa a casa; non si danno alternative per i pasti (a meno di intolleranze o problemi medici), se un bambino non assaggia il cibo in tavola, in larga parte a km0, di stagione e vario, non mangia. In questo modo si riducono drasticamente i capricci, e i bambini sono invogliati ad assaggiare piatti completi e adatti a loro.

Sono tutte regole nate a tavola ma tranquillamente trasportabili in tutti gli ambiti della vita quotidiana.
Non ci resta che provare ad essere sani come i giapponesi!

 

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