Non scuoterlo: la Shaken Baby Syndrome

La Shaken Baby Syndrome o Sindrome del bambino scosso colpisce 3 bambini ogni 10.000. Le vittime vengono scosse con forza ripetutamente. Gravissime le conseguenze di un maltrattamento di cui si parla ancora poco.

Gli ultimi fatti di cronaca lo confermano: la Shaken Baby Syndrome o Sindrome del bambino scosso è un fenomeno di cui si parla pochissimo, quasi sconosciuto ai genitori, ma frequente più di quanto di immagini. Spesso è il pianto inconsolabile e incomprensibile del neonato che scatena il comportamento violento. Drammatiche le ripercussioni.

La Shaken Baby Syndrome: di cosa si tratta

Conosciuta anche come Trauma cranico abusivo, questa forma di maltrattamento è quasi sconosciuta, spesso sottovalutata, e di difficile diagnosi e stima persino per i medici. È la conseguenza di una grave forma di maltrattamento fisico, lo scossone ripetuto, che generalmente avviene da parte dei familiari ai danni di bambini molto piccoli, sotto i 2 anni di vita. Il bambino viene scosso con violenza ripetutamente con conseguenti trauma sull’encefalo e sequele neurologiche.

Chi e perchè scuote il bambino

I bambini che vengono scossi sono solitamente molto piccoli e sono vittime dei genitori o di chi si occupa di loro (nonni, baby sitter, educatori). È il pianto inconsolabile che spesso scatena la violenza degli adulti, che, esausti, si sentono impotenti di fronte a una richiesta che non riescono a interpretare. Così, spesso senza esserne coscienti, attivano comportamenti inappropriati e violenti, come lo scuotimento, nel tentativo di calmare il neonato. Secondo i dati raccolti dalla Società Italiana Neonatologia, i principali fattori “di rischio” che possono aumentare la probabilità di Shaken Baby Syndrome sono: famiglia mono-genitoriale; età materna inferiore ai 18 anni; basso livello di istruzione; uso di alcool o sostanze stupefacenti; disoccupazione; episodi di violenza in ambito familiare e disagio sociale.

I numeri della Shaken Baby Syndrome

Risulta molto oggi stimare quante siano le vittime della Shaken Baby Syndrome, perchè la diagnosi è difficile e perchè spesso le vittime non si presentano in ospedale. I dati della Società Italiana Neonatologia parlano di 3 casi ogni 10.000 bambini di età inferiore ad 1 anno, ma potrebbero riferirsi ai casi più gravi, visto che il solo ospedale pediatrico Regina Margherita di Torino ha registrato lo scorso anno sei casi di ripercussioni di questa natura.

Scuotere: quando è pericoloso

Lo scuotimento violento, anche se solo per pochi secondi, è sottovalutato ma molto pericoloso. È potenzialmente causa di lesioni molto gravi, soprattutto per i bambini al di sotto dell’anno di età, che hanno ancora i muscoli cervicali del collo deboli e non riescono a sostenere la testa.
Quando il neonato viene scosso con forza, il suo cervello si muove liberamente all’interno del cranio, provocando lesioni gravissime. Non è certo quanto deve essere ripetuto lo scuotimento per essere dannoso, ma secondo i dati raccolti il bambino vittima di Shaken Baby Syndrome viene scosso energicamente circa 3-4 volte al secondo per 4-20 secondi. Non ha nulla a che vedere ovviamente il gioco “maldestro” che provoca il leggero scuotimento, come il cavalluccio, la bicicletta, le corse o le cadute, che non ha alcun tipo di ripercussione.

I danni della Shaken Baby Syndrome

Le conseguenze della Shaken Baby Syndrome dipendono molto dalla gravità e dalla forza dell’abuso e possono essere di diversa intensità. Si stima però che solo nel 15% dei casi di bambini vittime non ci sono ripercussioni sulla salute. I danni di tipo neuro-psicologico possono manifestarsi, nei primi mesi di vita del bambino, sia da un punto vista motorio che del linguaggio. Nelle situazioni peggiori i disturbi riguardano l’apprendimento, l’attenzione, la memoria e il linguaggio. Le disabilità fisiche possono comprendere danni alla vista, disabilità uditive, paralisi cerebrale, epilessia, ritardo psicomotorio e ritardo mentale. La Shaken Baby Syndrome può portare anche al coma o alla morte del bambino vittima di violenza (in 1/4 dei casi).

I sintomi campanello d’allarme

Ci sono alcuni segnali che devono allarmare i genitori, dopo un comportamento violento e scosse forti. Vomito, difficoltà di suzione o deglutizione, rigidità o cattiva postura, difficoltà respiratorie, aumento della circonferenza cranica disarmonico rispetto a peso e altezza, difficile controllo del capo, e, nei casi più gravi, convulsioni e alterazioni della coscienza, fino all’arresto cardiorespiratorio.

La campagna di sensibilizzazione di Terre des Hommes

Per mettere in luce un fenomeno ancora così poco conosciuto, la fondazione Terre des Hommes ha lanciato la prima campagna italiana di informazione e sensibilizzazione sulla Shaken Baby Syndrome, che esce dai confini ospedalieri per raggiungere i genitori italiani e chiunque si occupi, a vario titolo, dei bambini, specie quelli fra gli 0 e i 2 anni di vita. La campagna NONSCUOTERLO! nasce in collaborazione con sei eccellenze ospedaliere pediatriche italiane e ha prodotto spot di sensibilizzazione e un decalogo di informazioni e consigli utili, redatto con il supporto di esperti dei diversi ospedali membri della rete, per far conoscere i rischi e le conseguenze di una delle “manovre consolatorie” più frequenti del pianto dei bambini.

Come reagire al pianto sconsolato del neonato

Non è difficile immaginare quanto è straziante e snervante il pianto del neonato. Sembra durare in eterno e mette davvero a dura prova la pazienza di genitori, parenti e educatori. Il bambino però non va mai scosso. Piuttosto va cullato nella carrozzina, messo in fascia sperando nei benefici del contatto pelle a pelle. Si può fare un bagnetto rilassante, un giro in macchina o ascoltare della musica. Ma soprattutto, è molto sano e umano ammettere onestamente quando si è raggiunto il limite di sopportazione, chiedere aiuto, cercare il cambio nel lavoro di cura. A volte è sufficiente allontanarsi un attimo e respirare profondamente, mettere una canzone rilassante e tornare con più calma.

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