Perturbazione in famiglia

Vent’anni di gavetta, una famiglia con due figli e poi il grande successo di Sanremo. Dopo il tour invernale che li ha portati da nord a sud in giro per l’Italia, alla vigilia della tournée estiva incontriamo Tommaso, voce dei Perturbazione, e Giovanna, sua compagna di vita.

È sempre una scelta impegnativa quella di avere figli, come e quando avete deciso di fare questo passo?
Giovanna – Direi che siamo stati piuttosto impulsivi nella scelta di avere un figlio, io avevo solo 26 anni.
Tommaso – È stata una scelta da pazzi perché Giovanna si stava laureando. Viveva già da me ma non in modo ufficiale, diciamo ‘ufficioso’; un giorno è andata dai suoi e ha detto “Allora: mi sono laureata, vado a vivere da Tommy e sono incinta”. Suo padre l’ha presa benissimo. Ci siamo lanciati perché stavamo bene.

Avete scelto di far nascere la vostra bambina in casa: cosa ricordate con più emozione di questa esperienza?
Giovanna – L’emozione che mi porto dentro è quella di aver vissuto il parto nella tranquillità della nostra casa, fatta di oggetti e odori noti, stanze in cui non provi imbarazzo o timore, la gioia di poter dormire nel tuo letto poche ore dopo la nascita, stretta nell’abbraccio dell’uomo che ami e della piccola vita che è appena sbocciata.
Tommaso – Nascere in casa è un’esperienza pazzesca, sei testimone di una cosa straordinaria. Vedi tutto il viaggio della mamma con il bimbo. Quando vedi la testa, prima pensi “Come farà a passare?”, poi incredibilmente esce. Ricordo quel momento: Emma è uscita senza piangere e ha dormito un’oretta in braccio a noi, non sapevamo nemmeno di che sesso fosse, non ce ne importava nulla.

Prima Emma, poi è arrivato Nino.
Tommaso – Eravamo molto stanchi i primi anni, ma come tanti col tempo ci siamo ripresi: certo devo dire che il primo anno del secondo bimbo è stato veramente faticoso, ma è stato anche quello che mi ha spinto a lasciare i due lavori che facevo per mantenerci e dedicarmi solo alla musica. Dopo qualche mese dalla nascita di Nino mi stava venendo un esaurimento e mi sono detto basta. Nel frattempo Giovanna aveva finito la SIS (Scuola di Specializzazione per l’Insegnamento), si era laureata in fisica e nel giro di pochissimo è riuscita a trovare una cattedra. Ora è lei che ha uno stipendio sicuro in casa e io vado con la corrente alternata degli artisti: a volte arrivano un po’ più di soldi, a volte non arrivano proprio.

Insomma, una situazione comune a tanti giovani genitori italiani oggi: siamo precarissimi, ma continuiamo a riprodurci. Più pazzi o più coraggiosi?
Tommaso – Eh, un po’ pazzi bisogna essere. Però i nostri genitori, se vuoi, erano anche più disgraziati di noi, ma era la prospettiva di poter trovare qualcosa di buono che era diversa. Questo ce lo dicono tutti. Allora c’era la guerra fredda e in certi momenti si aveva la sensazione netta che il mondo potesse finire da un momento all’altro: alla fine cambiano solo le prospettive. Noi siamo stati un po’ pazzi nel senso che non ci eravamo conosciuti da tantissimo, ma avevamo tutti e due avuto delle storie alle spalle e sapevamo che almeno devi partire da una buona chimica, da un modo di stare bene insieme anche nella quotidianità, perché poi i figli ti richiedono una continua trasformazione.

Il lavoro di musicista richiede un impegno notevole in orari non da prima infanzia e spesso è dunque l’altro genitore ad avere un carico doppio.
Tommaso – È vero, è un mestiere con orari poco da papà, però sono molto variabili, per cui si accetta il patto che ci sei di più in certi periodi, in altri meno.
Giovanna – Per fortuna ci sono i nonni: sono stati fondamentali e lo sono tutt’ora. Mi hanno permesso di seguire i corsi della SIS – che avevano l’obbligo di frequenza – già da quando Emma aveva solo due settimane. Venivano con me a lezione, la portavano a spasso e quando aveva fame mi chiamavano per allattarla.

Come vi organizzate quando siete in tournée? Portate anche i bambini?
Tommaso – Di solito no. Sono venuti qualche volta. Però quando ci sono i bimbi e stai suonando sei agitato, perché ti senti diverso. A maggio, abbiamo suonato per l’inaugurazione di un centro per giovani, alle sette di sera: c’erano tutti i bambini in prima fila che stavano lì a cantare e ascoltare. È stato un concerto bellissimo perché davvero formato famiglia. Giovanna quando riesce viene, però ne ha visti talmente tanti che le dico “Vabbè, non è che li devi vedere proprio tutti”.
Giovanna – Seguire Tommaso in tour è faticoso per gli orari e per i tempi, ci sono un sacco di attese, le interviste, il soundcheck. Cerco di andare almeno a un concerto di ogni tour perché mi diverto. I bimbi li porto quando la situazione lo consente. Ricordo di aver portato Emma la scorsa estate al concerto per il Festival Collisioni, ma la cosa che più ricorda lei di quel concerto è la sensazione del cuore che le usciva dal petto a causa del volume!

I bimbi ti hanno guardato in tv a Sanremo? Ora che siete più famosi è cambiato qualcosa per loro?
Tommaso – Sì, mi hanno guardato e ora fanno i cretini in casa. L’altro giorno Giovanna dice a Nino “Vieni a mettere a posto la stanza” e lui “Non posso” e “Perché?”, “Devo fare un’intervista”. Poi ogni tanto Nino gioca con la chitarra a fare il musicista, oppure insieme inventano canzoni. Però Nino è ancora piccolo, invece mi sembra che Emma ci pensi di più, capisce che il papà torna, che ha voglia di stare con loro, ma è più stanco, ha più bisogno di calma e silenzio. Comunque io cerco sempre di preservare degli spazi per loro, continuo a portarli a scuola, a meno che non sia reduce da quattro giorni di concerti di fila.
Giovanna – Credo che i bimbi non abbiano la percezione di un cambiamento. L’unico episodio particolare è avvenuto proprio nella settimana del Festival di Sanremo: Nino mi obbligava ad accendere la tv a tutte le ore e controllare tutti i canali per cercare il papà; era convinto che fosse in televisione sempre!

Tra le vostre canzoni ce ne sono alcune ispirate dall’esperienza di genitore.
Tommaso – Una canzone in particolare, Mia figlia infinita, l’ho scritta pensando a Emma. Di questa canzone, alcuni hanno criticato il fatto di concepirsi come genitori militari. Penso che la figura più vicina al genitore, a livello militare, sia quella del sergente. Un buon sergente ha affetto per il suo plotone, ma è anche una figura rispettatissima. Il ruolo di genitore è molto bello, ma anche molto doloroso. Sai che non puoi proteggerli da tutto. Lo sai che un bambino fa il marciapiede di corsa e che si deve fermare all’angolino lì, non lo puoi tenere sempre per mano; lo sai cosa può succedere se non si ferma e lo investe una macchina. Però sai che gli devi lasciare fare qualche metro in più ogni giorno. E quando sei steso nel letto la notte pensi: “Se una volta va e la perdo: cosa mi succede nella vita? Che dolore sarebbe, non ce la farei mai”, ma non li immagini nella quotidianità perché devi essere sergente.

Non sarà così facile riadattarsi al proprio ruolo in famiglia dopo essere stati via a lungo per i concerti, con stanchezza e tensioni accumulate.
Tommaso – Per due giorni io sto zitto, per due giorni in casa senti proprio bzzz, come il rumore dei tralicci dell’alta tensione. Poi, a un certo punto, compare un mezzo sorriso, allora fai una battuta e tutto si alleggerisce. Quando torno, avrei bisogno di stare a casa, per i fatti miei, per un giorno, stare a letto, dormire, guardare un film, guardare altre storie, vite che non sono la mia. E dopo vorrei che tutto tornasse come prima.
Giovanna – So che questa domanda è rivolta a Tommaso ma ci tengo a rispondere anche io perché, in genere, succede che quando lui sta via per più di tre giorni consecutivi scatta in me questa reazione: la mia dolcezza e comprensione diventano direttamente proporzionali ai km che ci dividono, e quando il poverino varca la soglia di casa io sono insofferente, i bimbi gli stanno attaccati ovunque e parlano incessantemente, la casa è a rischio di esplosione (per i piatti da lavare, la cesta della biancheria che esonda, le piante secche sul balcone, gli avanzi dimenticati in frigo).

Piatti da lavare, avanzi in frigo: sembra una delle nostre case! Ora non diteci che anche voi litigate all’Ikea?
Tommaso – E chi non l’ha fatto! Si pensa sempre, le prime volte che vai: “Guarda che sfigati, ma dai, si può fare una scena così?” Poi la volta dopo vai tu, lo fai e pensi: “No, non è possibile!”. È che, appunto, siamo tutti molto umani e tutti quanti vogliamo pensarci speciali, unici: guardiamoci un attimo, non siamo diversi dagli altri, siamo anche noi dei tapini che sclerano per uno stupido sottopiatto. Se non litighi tutti i giorni c’è qualcosa che non va, un bello sclero da Ikea ci sta alla grande. Anzi, se fossi un terapeuta di coppia, a chi dice: “Noi non litighiamo mai” direi “Andate all’Ikea!”.

Le date estive del tour 2014 dei Perturbazione:

2 luglio • TORINO – Scuola Holden
5 luglio • PADOVA – Sherwood Festival / Park Nord – Stadio Euganeo
6 luglio • SESTO SAN GIOVANNI (MI) – Carroponte
18 luglio • MONTEROTONDO (RM) – MonteRockTondo / Parco don Puglisi
19 luglio • ROSOLINA MARE (RO) – Voci per la libertà
21 luglio • LUGANO (CH) – Long Lake Festival / Parco Ciani
30 luglio • GENOVA – Palco Sul Mare / Porto Antico
31 luglio • TREVISO – Suoni di Marca / Bastioni San Marco
2 agosto • LAMEZIA TERME (CZ) – Color Festival / Parco Mitoio
3 agosto • SAN SEVERO (FG) – Cantine Teanum
9 agosto • SANREMO – Rock in the Casbah
30 agosto • RIOLO TERME (RA) – Frogstock / Parco Fluviale

 

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