Piccole donne crescono

Scrivono lettere d’amore ai divi della tv, imparano a memoria le canzoni di Anastacia e Kylie Minogue, usano il cellulare per inviare sms, stanno attente alla forma fisica e non disdegnano la dieta, sognano di diventare veline o di sposare un calciatore e, per i diciotto anni, desiderano un intervento di chirurgia plastica (aumento del seno, delle labbra e liposuzione sono quelli che vanno per la maggiore). Sono questi, in linea generale, i passatempi preferiti di una parte dalle nuove pre adolescenti: negli Stati Uniti le chiamano «tween-agers» (da between: in mezzo) per indicare quell’età che sta tra l’infanzia e l’adolescenza, dai sette anni in su. Non giocano più e questo si vede anche in Italia, dove le pubblicità dei giocattoli per bambine sono calate vertiginosamente, facendo trionfare quelle di trucchi o cosmetici, trasmesse in genere durante i cartoni animati. Ci sono lucidalabbra, paillette, smalti per unghie, ombretti, arricciacapelli e altri strumenti di bellezza di cui persino la mamma ignora l’esistenza.

Bambini nell’era globale  

Nell’era della globalizzazione e della frammentazione delle relazioni i bambini sono cambiati. E sono cambiati gli adolescenti, fondamentalmente perché sono cambiati i genitori. “Separati o divorziati in percentuale sempre maggiore – spiega Elisabetta Rotondi, psicologa e psicoterapeuta – sono loro per primi ad aver paura della solitudine e a sentirsi in difficoltà a lasciare andare i figli. All’interno della famiglia, hanno imparato a convivere con i bambini senza contrasti, evitando gli scontri”. Finisce che tra genitori e figli si crea un rapporto paritario: il padre è appassionato di Playstation e Wrestling, la mamma sembra la sorella maggiore della figlia. È uno stereotipo, ma succede.

L’ago della bilancia  

L’età delle tween è un’età ingrata. La bambina comincia ad allontanarsi dalla mamma e cerca la sua identità, la sperimenta con le compagne, le amichette e i modelli che trova intorno. La comunicazione diventa essenziale. Già ai nostri tempi spopolavano i giornali tipo Cioè e Top Girl, ma adesso c’è un intero, variopinto universo consumistico che ha messo l’occhio sul lucroso mercato. Il canale televisivo preferito è Mtv, ma “Amici” di Maria De Filippi e “Uomini e Donne” mantengono la loro audience. Al cinema va forte il genere fantasy, dai prequel di Star Wars, al Signore degli anelli ma, negli ultimi mesi, l’idolo è tornato a essere il superclassico tenebroso con gli occhi di ghiaccio: Riccardo Scamarcio, protagonista del tormentone di “Tre metri sopra il cielo” e “Ho voglia di te”.

Tra le poche bambole ancora utilizzate furoreggiano le Bratz che, guardacaso, sfoggiano trucco marcato su labbra da canotto, capelli con le extension e guardaroba da sballo. È il trionfo del multi-tasking e dei gadget tecnologici, che vengono usati tutti contemporaneamente. I genitori non possono fare a meno di notare che il potere di acquisto delle tween ager è fortissimo: riviste, musica, videogiochi, trucchi, telefonino, computer, televisione, iPod, jeans, felpe, libri, diario, film. Dettano legge sui gusti, hanno le idee chiare sulla moda e vogliono la griffe del momento. Fanno scelte, impongono gusti, sono l’ago della bilancia del mercato dei consumi.

Fragili e sfrontate

Ma i genitori e gli educatori dove sono? “Dalla famiglia normativa si è passati alla famiglia affettiva in cui è importante condividere sentimenti, emozioni, pensieri, più che imparare regole e assumersi responsabilità – spiega la psicologa Elisabetta Rotondi -. Come se la paura delle grandi sfide e la fatica della competizione avessero contagiato tutti. E tutti finiscono per cercare un porto sicuro nell’armonia familiare, un riparo dallo stress quotidiano. Se tutto è giocato in famiglia o all’interno del gruppo dei pari, fatalmente i valori dominanti diventano quelli privati, quelli dei legami e delle relazioni”. Nell’ansia di non creare un clima conflittuale, finisce che a quattro anni le bambine non indossano più un vestitino, perché vogliono solo i pantaloni. A cinque le scarpe sono da ginnastica, ma chiamiamole sneakers: Nike, Puma, All Star, le vecchie Superga sono out. Il pullover è da “nonna”, meglio la felpa finto trasandato. Per far mettere un cappotto ci vorrebbe la bacchetta magica: solo piumini e giacconi, corti, anzi cortissimi. Vanno pazze per pantaloni che mostrano l’ombelico, adorano il surf, lo skateboard e lo snowboard.

“L’identikit di questa generazione ama tutto e il contrario di tutto – continua Elisabetta Rotondi -: distratte dalle responsabilità, fragili nella propria casa e sfrontate all’esterno, le tween agers sono attentissime al particolare, amano gli estremi, ma si conformano alle scelte della tribù”.

Madonna e Pippi Calzelunghe

Sognano di compiere diciotto anni per possedere la Mini o lo scooter ultimo modello, possibilmente senza uno degli specchietti perché così guidare è simbolo di “coraggio”. Si preoccupano di cosa è “cool” (i loro idoli sono i cool-hunter, cioè i cacciatori di tendenze) e cosa è “fico”.  Nostalgici e lontani sono i tempi in cui una timida sedicenne cantava “Non ho l’età” sul palcoscenico più ambito d’Italia: Sanremo. L’età si è abbassata. Alina, dodicenne romana, non più di tre anni fa ha calcato il palcoscenico dell’Ariston.

Il cellulare è d’obbligo. Deve scattare foto e fare filmini che poi le più smaliziate riverseranno su Google Video e YouTube. E la comunicazione, i riti di corteggiamento e abbandono passano attraverso sms e squillini, ma anche nei canali di chat, dove si svolge una vera seconda vita. La musica si ascolta con le cuffiette dall’iPod. E quelle più spregiudicate cosa fanno? Ammiccano, mostrano l’ombelico, strizzano l’occhio alla tradizione. Un curioso mix tra Madonna e Pippi Calzelunghe.

Sfilate e stiliste

È la generazione di quelle che ancora devono diventare, ma sono piccole lolite mascherate da donne, metafore di ingenuità e freschezza destinata ad appassire precocemente. Se ne è accorta Lavinia Biagiotti, figlia della stilista Laura, che cura per la griffe di famiglia le linee Dolls (per bambine) e Roma (per giovinette) che ha dovuto rivoluzionare la sua collezione. “Ho scoperto che ora si è teenager a nove anni, che fino a otto anni la mamma può dare consigli, dopo sono solo loro a scegliere. Rifiutano tutto quello che fa baby”. Magari quelle nostrane sono meno femme-fatale delle “ine” del teleschermo (letterine, microfonine, veline, schedine) ma non per questo sono meno seducenti: è così che anche Anna Molinari immagina la sua linea sbarazzina Blugirl per le più giovani. La fanciulla accorcia le gonne e con malizia le indossa scoprendo gambe e ombelico, quasi emulando i manga giapponesi. E sfilano, baby modelle, sotto l’occhio attento e ambizioso delle mamme che sognano forse un futuro in passerella per le proprie donnine.

Fino a quando la pubblicità, la televisione, il mondo dello star system ci offriranno modelli spregiudicati e banali, il mondo che alcune delle nostre bambine vorranno imitare sarà quello dell’effimero che scoppia come una bomba, senza lasciare un segno tangibile.

Idoli e ideali

La televisione vende sogni a poco prezzo. “Queste ragazze-bambine che si presentano senza filtri, indifese e vulnerabili, sembrano ignorare che c’è un’alternativa – conclude Elisabetta Rotondi -. Lo schermo che fa da baby sitter nei primi anni e sostituisce genitori distratti può trasformarsi in uno specchio, una lente d’ingrandimento che insegna ad apparire più che essere. E l’unica immagine che la bambina ha di sé è quella proiettata in questi sogni, in cui la guerra all’audience scavalca qualsiasi principio di ‘protezione’. È triste passeggiare nelle vie più eleganti della propria città e sentire adolescenti scambiarsi frasi come: Certo non sposerò un calciatore e non sarò una velina, ma potrò tentare di somigliarle”.  Obiettivo velina dunque: illusione collettiva e scorciatoia. Come insegnava Gabriele Muccino nel suo film “Ricordati di me”: “Le brave ragazze vanno in paradiso, io voglio essere un po’ ovunque”. E compro per arricchirmi di simboli. Dunque sono ciò a cui m’impongono di somigliare.

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