Pidocchi: un bel grattacapo da risolvere

I pidocchi: grande noia per i bimbi in età scolare (e per i genitori). Questi piccoli parassiti si nutrono del sangue del loro ospite. Tre specie colpiscono l’uomo e i suoi cuccioli: il pidocchio del capo, del corpo e del pube. Nelle scuole circola quello specializzato a vivere sulla testa: sei zampette fornite di artigli con i quali si avvinghia al fusto del capello, soprattutto nella nuca e nella zona sopra le orecchie, dove si svolge l’intero ciclo vitale. La femmina depone ogni giorno da cinque a dieci uova (lendini) e le attacca ai capelli una a una, tenacemente, con l’aiuto della saliva. Una settimana dopo la deposizione le uova si schiudono e nascono piccole ninfe che iniziano a nutrirsi di sangue. Dopo due settimane le ninfe maturano e sono in grado di riprodursi.

Come avviene il contagio?

I pidocchi non saltano e non volano. Il contagio avviene per contatto diretto, tra teste vicine, anche solo per pochi secondi. Raro è il contagio per scambio di bambole, peluche, pettini, fermagli e cappelli, inesistente il contagio attraverso gli animali domestici: il pidocchio del capo vive esclusivamente sugli esseri umani e, viceversa, le specie ospitate dagli animali non si trasmettono all’uomo. Neppure si può dire che la presenza di pidocchi sia indice di scarsa pulizia: possono colpire persone di qualunque estrazione sociale.

Il wet combing

Il primo sintomo di infestazione è il prurito alla testa. Riuscire a vedere pidocchi, ninfe e uova a occhio nudo non è semplice; se si sospetta la presenza bisogna effettuare un controllo accurato dei capelli in condizioni di buona illuminazione, magari utilizzando una lente di ingrandimento. Il miglior sistema di diagnosi è il “wet combing”, vale a dire cospargere i capelli bagnati con abbondante balsamo o acqua e aceto, quindi pettinarli dalla radice alla punta con un pettine a denti fitti, preferibilmente in acciaio.

Se si trovano gli insetti – ahinoi – c’è l’infestazione. Il wet combing si usa anche come terapia. Ripetuto ogni tre giorni per due settimane, se fatto da mani esperte e su infestazioni modeste, può essere efficace quanto i tradizionali insetticidi. Ma non agite troppo a cuor leggero: bisogna saperlo fare, avere la pazienza di farlo e soprattutto contare sulla serena collaborazione delle piccole testoline infestate. Inoltre, per rispetto della comunità, è indispensabile l’accortezza igienica di non mandare i figli a scuola né in altri contesti sociali fino a quando non si abbia l’assoluta certezza di aver debellato i pidocchi.

Preferisco la chimica

In commercio esistono molti prodotti per il trattamento della pediculosi: polveri, creme, mousse, gel e shampoo. È fondamentale attenersi alle indicazioni del prodotto, facendo attenzione al tempo di posa, alle modalità di risciacquo e a eventuali trattamenti successivi. Il pettine a denti fitti si accompagna a qualsiasi trattamento per facilitare l’eliminazione delle uova. Dopo due giorni tutti i componenti del nucleo familiare dovrebbero fare un controllo per capire se ci sono ancora bestioline. Misure di igiene utili sono lavare a 60 °C abiti e biancheria, oppure lasciare gli indumenti esposti all’aria aperta per almeno 48 ore (i pidocchi non sopravvivono a lungo lontani dal cuoio capelluto). Ancora: conservare in un sacchetto di plastica ben chiuso oggetti e giocattoli che non possono essere lavati in acqua calda o a secco. Lavare e disinfettare pettini, spazzole e fermagli in acqua caldissima con detersivo per circa un’ora (i pidocchi sono sensibili al calore).

Si può prevenire?

Non esiste un prodotto o un metodo efficace per prevenire l’infestazione, se non quello, negli ambienti a rischio, di evitare il contatto testa-testa e lo scambio di effetti personali. Nelle bambine può essere utile raccogliere i capelli, ma non è garanzia di protezione. È buona consuetudine controllare i bambini con regolarità ed educarli a non scambiarsi oggetti personali come pettini, cappelli, sciarpe, nastri, fermagli e asciugamani e anche a non ammucchiare capi di vestiario a scuola e in palestra. Il trattamento con prodotti antiparassitari a scopo preventivo è inutile e dannoso: non fatelo mai!

Pidocchi a scuola

I bambini con i pidocchi possono andare a scuola? Il Ministero della Sanità è intervenuto con una circolare (n. 4 del 13 marzo 1998) che prevede “restrizioni della frequenza di collettività fino all’avvio di idoneo trattamento di disinfestazione, certificato dal medico curante”. La norma è questa: se la famiglia fa un trattamento antipediculosi seguendo scrupolosamente le indicazioni, il bambino può tornare a scuola il giorno successivo alla prima applicazione.

È importante che – prima ai genitori e poi ai figli – venga fornita una corretta informazione sulla reale natura della pediculosi, da affrontare senza ingiustificati timori. Un segno di civiltà importante, qualora un compagno dei nostri figli abbia i pidocchi, è astenersi da commenti offensivi o colpevolizzanti. Minimizziamo o sdrammatizziamo per evitare pregiudizi ed esclusione, esattamente come vorremmo fosse fatto per rispettare la sensibilità dei nostri figli. Infine: se tutti sapessero come comportarsi e si attenessero alle regole, i pidocchi sarebbero meno frequenti e non rappresenterebbero un problema. Una corretta informazione è essenziale, per questo motivo l’articolo che avete appena letto (come tutti i contenuti di GG) è fotocopiabile e può essere legalmente distribuito o appeso nelle bacheche dei luoghi di ritrovo di bambini e genitori.

[Silvia Ciraldo]

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