Posizione podalica: cosa succede se il bimbo rimane a testa in su

All’ultimo trimestre di gravidanza ti è stato detto che il tuo bambino è in posizione podalica ed è subito preoccupazione e paura

E’ l’ultimo trimestre di gravidanza, finora è andato tutto bene, ma all’ultimo controllo ti dicono che il tuo bambino è podalico. E’ ovvio e naturale che ti preoccupi: “podalico”, oggi, significa automaticamente che c’è qualcosa di sbagliato, che sarai obbligata a un parto cesareo, che dovrai affrontare un sacco di cose sgradevoli, da qui ai prossimi tre mesi. Non è sempre così. Sicuramente hai bisogno di due cose: tranquillità e informazione.

Podalico non sempre è un problema 

Fino agli anni ’90 le ostetriche erano addestrate a gestire una nascita podalica. Oggi, invece, questo tipo di nascita semplicemente non viene più insegnato. E’ raro che una ostetrica sappia far nascere un bambino podalico.

Al tempo stesso, per evitare problemi, medici e strutture ospedaliere tendono ad applicare un tipo di cura che è chiamata “medicina difensiva”, perché il medico, più che al benessere della paziente, interessa difendere se stesso contro eventuali azioni legali che possono seguire le cure. Così a risposta standard è: un cesareo e via, ci togliamo il problema.

Cosa dice la ricerca?

Le ricerche dicono che la posizione podalica è poco presente nelle gravidanze che giungono a termine. Dopo 37 settimane di gestazione, resta podalico il 3 – 4 percento dei bambini, un numero ben superiore al 25% che si conta prima delle 28 settimane.

Quindi: un gran numero di bambini si girano a fine gravidanza. A 32 settimane rimane a testa in su solo il 7%. Dopodiché, fra la 33esima e la 40esima settimana, c’è ancora il 50% di possibilità che il bambino ruoti nella posizione corretta.

Come posso modificare la posizione podalica?

Il rilassamento prima di tutto. Essere rilassata, affidarsi al bambino e lasciar fluire la gravidanza può essere un modo efficace e non invasivo per portare il bambino nella posizione migliore. Se pratichi meditazione puoi aiutarti visualizzando il bambino in una posizione a testa in giù. C’è persino una meditazione guidata fatta apposta, si chiama (Breech Turn) ed è possibile scaricarla da Internet.

La manovra ECV

Se la natura non fa il suo corso e la meditazione non funziona, puoi essere invitata dal medico a fare la famosa “manovra”. Di fatto, la manovra (che si chiama ECV, cioè “versione cefalica esterna”) avviene quando un operatore sanitario mette le mani all’esterno della pancia della mamma e sposta il bambino a testa in giù. 

Le società scientifiche internazionali raccomandano di offrire l’ECV a tutte le donne con una gravidanza singola non complicata, con feto in presentazione podalica e partire dalla 36esima settimana, a patto che non ci siano controindicazioni.

Più del 50% di successi

Se tutte le donne a termine con un bambino podalico tentassero la manovra, circa la metà avrebbe successo. Ciò significa che più di un terzo delle persone con gravidanze a breve termine potrebbe evitare il parto cesareo. 

La manovra non si può fare in caso di gravidanza gemellare, anomalie fetali o dell’utero, sanguinamenti vaginali, anomalie dell’inserzione placentare, liquido amniotico ridotto o rottura delle membrane. Non si può fare neppure quando il travaglio è già iniziato.

Come si pratica l’ECV

La procedura si programma in ospedale ed è effettuata intorno alla 37esima settimana di gestazione (se è la prima gravidanza) o intorno alla 36esima (se si è alla seconda gravidanza o successiva). E’ necessario un prelievo del sangue, perché durante la manovra può presentarsi la necessità di un taglio cesareo urgente, nonché la somministrazione di farmaci che evitino le contrazioni.

La mamma sta in posizione semi-sdraiata e il ginecologo preme sull’addome cercando di far fare al bimbo la tanto attesa capriola. L’intera manovra si esegue sotto controllo ecografico, mentre il benessere fetale viene monitorato con un tracciato cardiotocografico.

Se la manovra ha successo si evitano i rischi del parto podalico e del parto cesareo. La percentuale di successi è del 50 – 60%

In caso di fallimento della manovra

Se la manovra non ha successo e il bimbo resta in posizione podalica, di norma l’ospedale programma il parto cesareo, che avverà intorno alla 39esima settimana di gestazione. In questo caso puoi leggere questo articolo sul parto cesareo dolce.

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