I primi passi: il senso della scoperta

I primi passi dei nostri bimbi sono il vero chiaro segnale della loro indipendenza e autonomia: che sappiano già comunicarcelo a parole o meno, il messaggio è chiaro, “ci buttiamo alla scoperta del mondo e lo facciamo coi nostri piedini”.

Le tappe di sviluppo psicomotorio

Emma Elisabetta Perosino è una nonna, neuropsicomotricista in pensione, che ci accoglie nella sua casa di Torino scalza: “Non posso parlare di motricità senza considerare la dimensione emotiva, affettiva e cognitiva del bambino, che per la neuropsicomotricità è un tutt’uno” mi dice subito.

La fase motoria inizia tra la decima e 12esima settimana di gestazione e si sviluppa man mano insieme a tutti gli altri sensi. I movimenti, anche dentro la pancia, sono dei mezzi per comunicare, e sono legati all’olfatto, al gusto, al tatto; tutte capacità innate. Per i primi tre mesi di vita terrena i bambini si muovono secondo i riflessi arcaici, cioè risposte involontarie a determinati stimoli: “si tratta per esempio della suzione; del riflesso di moro, che consiste, a seguito di una sollecitazione improvvisa e intensa, in un primo movimento rapido di estensione e abduzione delle braccia seguito da una lenta flessione e adduzione delle braccia come se stesse facendo il gesto di abbracciare. Poi c’è il riflesso del collo o quello del camminamento istintivo, per cui se un neonato viene tenuto dritto da sotto le ascelle, appena sente il contatto dei piedi su una superficie inizia a muoversi come in marcia”. Movimenti che man mano diventano meno istintivi e più mirati.

Verso la fine dei tre mesi il lattante inizia a rotolare con tutto il corpo. È una tappa evolutiva importante, che corrisponde all’acquisizione di una consapevolezza dello spazio circostante e del proprio corpo. È la fase delle esplorazioni corporee, della scoperta di un orizzonte più ampio, che va oltre la vista della mamma e del seno, ma che non si sperimenta ancora”. I primi spostamenti arrivano con i 5-6 mesi, quando il bambino sta seduto e inizia a comunicare in modo diverso: “da seduto vede più spazio, vede l’altro, e un po’ alla volta inizia a posizionarsi per il gattonamento”. Non tutti i bambini gattonano, alcuni saltano questo passaggio e poi intorno ai 9 mesi iniziano a volersi alzare in piedi. Sempre a 9 mesi compare il riflesso a paracadute che consente al piccolo di protendere le braccia e mani in avanti per proteggersi dalle cadute. “Da in piedi i piccoli scoprono ancora un nuovo orizzonte, la vista è allargata e stimolante!”. Così al compimento degli 11-18 mesi di vita, il bambino, se prende si sente sicuro, comincia a camminare prima a costiera lungo le pareti cercando di spostarsi verso un obiettivo poi in autonomia. La posizione che si assume inizialmente da in piedi si dice a base allargata, con le gambe divaricate per avere maggiore stabilità che si chiudono man mano che si acquisisce sicurezza nella posizione eretta.

Queste sono più o meno le fasi di sviluppo psicomotorio del bambino, che però non possono essere prese alla lettera visto che ogni bambino è unico e diverso, sia nei tempi che nei modi.

Il movimento nasce dai sensi

È importantissimo lasciare il bambino libero nello spazio e imparare a osservarlo nei suoi movimenti, nella relazione che ha con oggetti, spazi e ostacoli, e rispettare i suoi tempi di crescita. Quindi che fare? “Lasciarli liberi di muoversi, scoprirsi e scoprire; certamente dando alcune regole”. I genitori devono accompagnare le fasi di sviluppo dettate dai bambini, cercando di stimolarli, ma senza forzare i processi.

“Il consiglio che mi sento di dare a un genitore è quello di stimolare il neonato, lattante, bambino a livello senso percettivo. L’occhio si muove, ragiona e stimola il movimento: è un’incredibile capacità organizzativa che definisco intelligenza legata a un elemento importante quale la curiosità”. A livello psicomotorio sono importanti le esperienze sensoriali e, quindi, tutti quei giochi che le creano. Non servono giocattoli o strumenti particolari. “Per la manipolazione consiglio di usare oggetti grandi, come lo scolapasta, che permettono la presa bimanuale e ai due emisferi cerebrali di lavorare insieme”.

Viva gli spazi ampi, dove i bambini possono muoversi liberamente, sperimentare il proprio corpo, cadere, rialzarsi e superare gli ostacoli. “Il contatto con la natura ovviamente è un grande stimolo dei sensi. Odori, suoni, il tatto con materiali diversi. Saltare un tronco, superare un ruscello, il contatto con acqua, prato, terra: il corpo si adatta e cresce”.

E se ci sono delle difficoltà?

“È sempre necessario valutare il tipo di difficoltà. Si lavora su stimolo e esperienza, si stimola la curiosità e la creatività attraverso il movimento. Se il bambino ha poca forza? Giocare con la pasta di pane, oppure travasare acqua o terra. Iniziare a proporre oggetti leggeri di facile prensione e via via sempre più pesanti. Osservare e valutare attentamente le difficoltà del bambino”, se la poca forza è distribuita su tutto il corpo o solo in certi distretti; se i movimenti sono sciolti o rigidi; se i muscoli sono tonici. Osservare il grado di affaticabilità, l’espressione del suo viso, il suo sguardo.

“Agli adulti dico di dedicare loro del tempo. Lasciare computer, cellulari, pulizie e mettersi al gioco, trasmettere sicurezza e accompagnarli nella scoperta. E, a dirla tutta, fa benissimo anche ai grandi la regressione e la spensieratezza”.

Allestire uno spazio per la buona motricità

Per poter lasciare il piccolo libero è importante mettere in sicurezza tutti gli ambienti in cui farà le sue esplorazioni e renderli “a misura di bambino” per favorire i suoi spostamenti. Come? “Copriamo gli spigoli e le superfici dove potrebbe battere, spiega Laura Ugel, Terapista della Neuro e psicomotricità dell’età evolutiva. Sarebbe meglio evitare di mettere in piedi il bambino finché non lo fa da solo poiché questo può rallentare l’acquisizione dell’equilibrio. Meglio evitare anche l’uso del box e del girello: il primo è uno spazio troppo piccolo per muoversi e non permette di esplorare l’ambiente; il secondo induce a movimenti scorretti di gambe e piedini”.

Attrezzare correttamente gli spazi dove poter sperimentare è fondamentale affinché il bambino possa svilupparsi a livello motorio e cognitivo. Si possono mettere specchi alle pareti per favorire lo sviluppo dello schema corporeo e permettere al bambino di osservare i propri movimenti. Esistono anche pannelli morbidi e sensoriali (di diversi materiali) da apporre al muro e da utilizzare sia come paracolpi che come stimolazione al movimento e alla percezione corporea. I giochi per stimolare il cammino del bambino possono essere molti e vari, l’importante è che siano da “raggiungere” in modo che il piccolo senta la motivazione al movimento: possiamo appendere oggetti interessati ai mobili o al soffitto, giochi che emettano suoni o rumori se toccati. “Per sviluppare la percezione a livello dei piedini e favorire quindi l’appoggio -continua la terapista- mettiamo per terra superfici sensoriali diverse (cotone, carta, plastica, lana) così che il bambino possa camminarci sopra e toccarle, o riempire contenitori con varie consistenze (pasta, farina, riso) e giocarci dentro coi piedi”.

Infine è importante creare dei “dislivelli” sul piano di appoggio, ovvero mettere sul pavimento tappeti, cuscini più duri e più morbidi, sui quali il bimbo possa cadere e rialzarsi, in modo da sperimentare sbilanciamenti e nuovi schemi motori, imparando così a sviluppare l’equilibrio e a gestire i movimenti al variare dell’ambiente che lo circonda.

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