Procida, Tremiti e Capraia: piccole isole, grandi vacanze

Dimenticate i semafori. Dimenticate le merendine confezionate e l’orizzonte cittadino coperto da palazzi sempre troppo alti.

Mettete, tra voi e la costa della penisola italiana, una bella porzione di mare, da una a tre ore di traghetto da Napoli, Livorno o Termoli.

Ficcate in valigia o nello zaino costume da bagno, protezione 50, ottimi libri, ma anche scarponcini da trekking, capirete perché. Non scordate: maschera e boccaglio, le pinne, un taccuino con pagine bianchissime, matite o acquarelli e tanta voglia di “isolitudine”.

Che cos’è l’isolitudine? Se cerchi questa parola sul dizionario non la trovi, ma se la cerchi al largo, nel blu, puoi riconoscerla e soddisfarla. È la voglia di isole.

Vivere qualche giorno lontano dalla terraferma, su porzioni di terra emersa, dove tendenzialmente non circolano – o circolano pochissimo – le quattro ruote.

Noi ne abbiamo scelte alcune, tra le più piccole o meno popolate e meno note, dove si possono vivere esperienze suggestive e un contatto speciale con la natura, in Campania, in Puglia e in Toscana.

Procida, al largo delle coste napoletane; le Isole Tremiti, in faccia al Gargano, in Puglia, e Capraia, che fa parte del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.

Ma che cosa le rende meravigliose e soprattutto adatte a una vacanza di famiglia, con bambini di tutte le età? Vediamole una per una, ascoltando i racconti di chi le ha vissute e le vive intensamente, con un occhio ai bambini.

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Procida, tra limoni e colori

“A Procida ho trascorso ogni estate della mia infanzia dai 4 anni in poi” racconta Giordana che ora ha 27 anni e fa la sceneggiatrice di serie tv.

“Mia madre lavorava tutto il giorno a Napoli, prendeva il traghetto da Procida la mattina e tornava da me la sera. Di giorno io stavo sempre in acqua, sotto lo sguardo attento della proprietaria del lido della Chiaiolella, alla quale ero affidata.

Di Procida ricordo con meraviglia infinita i limoni dolci mangiati con la buccia (ci sono ancora), il giardino di casa, che allora ci sembrava gigantesco, dove giocavamo a Harry Potter e mangiavamo le giuggiole direttamente dall’albero e poi i gatti!

Sull’isola c’erano e ci sono tantissimi gatti, me ne portai a casa due: sono cresciuti con me. Inoltre, ovunque, aleggia la storia di Elsa Morante e della sua Isola di Arturo. Io da piccola non avevo letto il romanzo, non conoscevo quasi la storia, ma c’era una signora sull’isola, Tiuna, che sosteneva di avere un dialogo con l’autrice defunta e mi invitava alle sedute spiritiche, che caricarono di ulteriore magia le estati a Procida.

Dei mesi estivi più tranquilli (ad agosto tutto diventava e diventa un po’ più caotico anche qui) ricordo l’immenso senso di libertà e sicurezza: i genitori ci lasciavano girare da soli, in bicicletta, mentre gli abitanti dell’isola buttavano un occhio e noi eravamo in un certo senso figli di tutta l’isola e di ciò che ci offriva per diventare un po’ più grandi, un po’ più liberi, con le trasgressioni adolescenziali come quella di superare i cancelli che chiudono il passaggio al ponte di Vivara.

Vivara è un’isoletta disabitata e selvaggia collegata a Procida tramite un ponte pedonale sul mare. Da lì, intorno ai 10-11 anni, la sfida, il brivido, il divieto ci chiamavano: di notte, andare a tuffarsi dal ponte, era un rito di passaggio quasi obbligato”.

Procida ti accoglie per le vacanze con i bambini come se il tempo si fosse cristallizzato, con le sue stradine immerse nella natura, percorribili a piedi, in bici o in passeggino tra i giardini, un’architettura di case basse, colorate, belle spiagge e scogli, piccoli campeggi, alberghi nascosti nel verde, case vacanza, una libreria. E, tutt’intorno, il mare con le sue sfumature di verde, blu e trasparenze brillanti.GG procida tremiti e capraia2

Le Tremiti, tra pini d’Aleppo e fondali arcobaleno

L’Associazione Piccoli Tremitesi è stata fondata nel 2012 da un gruppetto di donne che vivono e lavorano per alcuni mesi dell’anno a San Nicola e San Domino, le due isole abitate dell’arcipelago pugliese delle Tremiti.

Samantha e le altre giovani mamme hanno creato un progetto e ottenuto in comodato gratuito dal Comune un luogo in cui i loro figli potessero stare insieme, mentre le mamme lavorano. Molte di loro sono impegnate nel turismo isolano da maggio a settembre: Samantha ad esempio, gestisce un centro di immersioni, il Blu Diving.

“Al centro, con le animatrici, i nostri bambini si intrattengono meglio che a casa, isolati gli uni dagli altri”. A luglio e agosto l’associazione si apre anche ai bambini delle famiglie che vengono in vacanza, il gruppo si ingrandisce e anche le attività si diversificano.

“Offriamo tre laboratori speciali, gestiti da tre professioniste; biologia marina, con osservazione e snorkeling, per conoscere il mare; storia dell’arte, alla scoperta dei castelli, dei chiostri della meraviglia che si nasconde negli edifici più antichi delle isole; sapori e tradizioni, in cui i bambini imparano a preparare, tra le altre bontà, le treccine all’anice e finocchietto dell’isola, di cui vanno ghiotti”.

Sì, perché le Tremiti colpiscono i sensi come una rinascita, come se uno vedesse il mondo per la prima volta, emergendo e immergendosi in fondali che offrono mille colori e movimenti sottomarini.

Roberto, pubblicitario che si è innamorato delle isole e ha messo le proprie competenze a servizio di una migliore comunicazione di ciò che sono e offrono ai viaggiatori e alle famiglie (www.infotremiti.com) racconta. “La luce. È la luce che c’è qui ad avermi catturato. Ho visitato tante isole, ma queste mi tengono avvinto e ogni anno mi fermo un po’ di più”.

Alle Tremiti si arriva in traghetto, ma anche in elicottero da Foggia o Vieste e a prezzi davvero interessanti per le famiglie (www.alidaunia.it). “Qui si vive il mare, non la spiaggia con solo paletta e secchiello.

Ci sono due spiaggette di sabbia, molte calette e le scarpe da scoglio sono fondamentali.

Qui i bambini imparano davvero dal mare e a conoscerlo: hanno la mente più aperta, apprendono il nome dei venti, dei pesci, pescano i calamari dagli scogli la sera”, conclude Samantha.

A differenza delle isole di altri arcipelaghi, le Tremiti sono molto vicine tra loro: San Domino, San Nicola, Pianosa, Caprara, Cretaccio distano pochi minuti una dall’altra e sono un unico, molteplice, essere vivente.

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Capraia, la lentezza e l’arte di osservare

Capraia fa parte del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano ed è l’isola più distante dalle coste toscane, a circa due ore e mezza da Livorno.

L’apparizione di Capraia, in alcuni casi accompagnata dall’improvviso, allegro balzare dei delfini sulla scia del traghetto, è lenta. Lentezza forse è la parola magica fin dal momento in cui l’isola compare nel campo visivo, mentre la salsedine e il vento marino iniziano a impregnare i vestiti sul ponte della nave e a penetrare nella pelle.

L’isola appare prima come un morbido drappo di terra emersa, un’onda più scura sul mare, poi, ecco delinearsi il profilo delle case colorate del porto. Il gruppetto di case del paese alto, il forte San Giorgio, il faro, un po’ più su.

E poi a destra, sparse per la collina, gli edifici dell’ex colonia penale. Dove tanti carcerati hanno vissuto un’esperienza di reclusione, ora molte persone vivono una grandissima sensazione di libertà e di pace.

Capraia è anche un’isola per camminatori e persone che cercano pace, mare totale, rocce dai caldi colori vulcanici.

Qui tutto quello che c’è, c’è il tempo di conoscerlo davvero, di vederlo, sentirlo con tutti i sensi. Qui si cammina in discesa o in salita, volendo anche per molte ore, alla ricerca di calette, scogli, slarghi ciottolosi.

Qui non c’è sabbia. Ci sono due lidi comodi per tutti: uno, libero, con ghiaia e sassi e uno attrezzato, un pontile di legno coi lettini.

Qui, nell’estate 2017, c’è un evento che si armonizza perfettamente con i colori e la vita lenta dell’isola: il laboratorio di Lorenzo Dotti, pittore naturalista, che si intitola “Disegnare il mare”.

Lorenzo tiene un corso di pittura ad acquerelli aperto a tutti. “Nei miei laboratori, grazie al disegno en plein air a matita e acquerelli, si impara soprattutto a osservare; il disegno è strumento di visione, di contatto profondo con i livelli e le forme del paesaggio e il nostro modo di percepirle, il tutto stando insieme, condividendo un incontro”.

Ma, ci ricorda Lorenzo, Capraia offre esperienze cromatiche incredibili in ogni stagione e alcune piccole stupende apparizioni colorate e canterine.

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Consiglio di passare di qui in primavera, la stagione delle migrazioni. Infinite varietà di uccelli percorrono prima il Sahara, poi il mare, e sostano, stremati e in cerca di un rifugio, sulle nostre isole, su Capraia, il Giglio, prima di proseguire verso il Nord Europa”.

Questo incanto primaverile può portare con sé incontri stupefacenti: “Mi è capitato, una volta, in primavera, che un piccolo stormo di rondini entrasse dalla finestra aperta, in cerca di un riparo dal temporale che si annunciava nel cielo”.

Imperdibile, infine, il giro in barca, in autonomia con il gommone in affitto o con le gite organizzate con le imbarcazioni locali, per apprezzare la costa vulcanica e variegata e i fondali trasparenti.

Infine, durante le vostre vacanze con i bambini, pensate al gesto fisico di dare in mano ai figli la mappa di un’isola, un’isola vera, che c’è, e che anche in una sola settimana, loro, insieme a voi e in alcuni casi anche in una protetta autonomia, potranno conoscere e percorrere.

Mondi a portata di passi e di circumnavigazioni, mondi in parte emersi e colori sommersi, ricchissimi di storie (di monaci, ex carceri, leggende, pirateria), uccelli, piccoli animali mimetici, fiori introvabili altrove, microcosmi protetti dal mare, circondati da un mondo fluido, dove c’è più libertà di movimento in acqua e su terra per il corpo e per l’immaginazione.

[photo by Roberto Attanasio e Vanda Biffani per l’immagine notturna]

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