Quando i bambini non mangiano

Gentile Stefania, la mia bimba di due anni da sempre odia mangiare. Anche quando la allattavo ha sempre preso meno latte del dovuto. È molto minuta e cresce lentamente; i vari medici contattati ci hanno detto che è importante notare se i bimbi sono sereni, se sono vivaci, se hanno un bel colorito; in questo caso significa che stanno bene e che si autoregolano con il cibo. Ma Giulia continua a detestare mangiare. La mia domanda è: quanto devo insistere? Devo forzare o non forzare?

Il bambino sente la fame come chiunque altro e ha un naturale impulso a nutrirsi. Mangiare dovrebbe essere un’azione istintiva e piacevole, che ciascuno compie per se stesso, perché lo vuole e ne trae soddisfazione. Molti genitori tuttavia trovano che con i bambini, a partire dallo svezzamento, mangiare diventa una gran fatica. I bimbi rifiutano i cibi nuovi, sembrano inappetententi e magari la crescita rallenta un po’. Questa fase critica dovrebbe essere transitoria e dovuta alla necessità di adattamento ai gusti nuovi, a un diverso modo di introdurre il cibo e a un rapporto di maggiore distanza – fisica e psicologica – con la madre. Escludendo patologie che causino inappetenza e rallentamento della crescita, in genere sono l’ansia e i comportamenti dei genitori a trasformare una difficoltà temporanea in comportamenti stabili di rifiuto. Qualche esempio: se nostro figlio mangia poco e noi, purché mangi qualcosa, prepariamo alternative (che rabbia e che spreco buttare poi tutto nella pattumiera!), oppure cantiamo canzoncine o facciamo areoplanini col cucchiaio, avremo come risultato che più insistiamo, più lui rifiuta. Se ci imponiamo e facciamo scenate, in men che non si dica il cibo da piacere si trasforma in obbligo, una medicina cattiva, un nemico da respingere e il momento del pasto diventa un posto di combattimento in cui il piccoletto ottiene l’attenzione di tutta la famiglia. Accettando o rifiutando le pappe preparate con tanto amore, farà la vostra felicità o la vostra preoccupazione. Una vera scorpacciata di potere!
Sappiamo che la maggior parte dei bimbi fa queste sceneggiate ai pasti principali e a casa propria, mentre magari alla mensa del nido o della scuola mangia senza tante storie. Sappiamo anche che molti bambini assumono quasi tutte le calorie necessarie negli spuntini fuori pasto, in genere in modo non sano. Perché l’alimentazione sia affronatata in modo sereno, l’unica cosa da fare è avere fiducia nella capacità di autoregolarsi e rispettare i ritmi e le propensioni individuali. Di fronte a un rifiuto, cerchiamo di reagire in modo neutro (“va bene, mangia quello che ti senti”) e non saltiamo subito alla conclusione che il bambino morirà di fame o che non siamo brave mamme. Il bambino capirà perfettamente che non siamo ricattabili e non ci spaventiamo. Si può stimolare l’appetito con una dieta variata e con l’attività fisica, senza mai insistere perché mangi “ancora un cucchiaio” o costringerlo se rifiuta del tutto. Soprattutto non bisogna mai caricare il cibo di significati che non gli appartengono: mai utilizzarlo come ricompensa, punizione, ricatto o minaccia.

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Giovani Genitori

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