Quando l’amica sbaglia

Gentile dottoressa, la mia migliore amica ha un bambino e, nonostante l’affetto che ci lega, devo dire che è una pessima madre. E’ troppo permissiva, si fa mettere i piedi sulla testa dal bambino, gli permette tutto e non ha polso. L’ultima volta, per arginare un capriccio, ha cercato di mettere paura al figlio dicendogli che sarebbero arrivati l’uomo nero e altri mostri a portarlo via! Neppure mia nonna usa più questi metodi. Io vorrei spiegarle che sbaglia, ma non so come intervenire. Vorrei aiutarla a capire che si può essere meno schiavi dei figli, ma senza rompere l’amicizia che ci lega. Secondo lei qual’è il modo giusto di far ragionare un genitore che sbaglia proprio tutto? Grazie e cordiali saluti, Cinzia

Cara Cinzia, ci sono differenti modi per affrontare un discorso spinoso ed evitare di mettere in difficoltà l’altra persona. Vediamone due di facile utilizzo. Il primo è più diretto e consiste nel dichiarare in anticipo l’effetto che si pensa di provocare con una data affermazione. Potresti anticipare il tuo discorso sulla genitorialità con una frase in cui affermi che stai per dire qualcosa di duro da digerire, ma che lo dirai perché vuoi bene alla tua amica e sai che lei potrà capirlo. In questo modo anticiperai le sue reazioni come se le lanciassi una profezia e produrrai un duplice effetto: la farai sentire riconosciuta nella sua intelligenza e la indurrai a “intrappolarsi” nel tentativo di opporsi alla profezia che hai lanciato e perciò otterrai l’effetto opposto a quello predetto. La seconda modalità è meno esplicita e consiste nel passare il messaggio in modo indiretto, attraverso l’uso di racconti, cercando di spiegare ciò che è più idoneo per l’educazione di un figlio. Potrai rifarti a esempi di brave mamme e buone modalità educative incontrate, oppure potrai prendere a prestito aneddoti da libri o riviste che raccontano storie di mamme in gamba. Ma attenta! Prima di impegnarti nell’utilizzo di queste tecniche, rifletti. Alcune cose possono essere sbagliate per noi, ma giuste per altri. In fondo non esiste la “madre perfetta”. Come sostenevano gli psichiatri Winnicott e Bettelheim, è necessario essere una “madre sufficientemente buona”, cioè in grado di sostenere in modo sufficientemente appropriato le esigenze del proprio figlio, che saranno differenti dalle esigenze di ogni altro bambino. Una madre sufficientemente buona sa istintivamente quando e come “frustrare” il piccolo, lasciando però che il suo sviluppo proceda senza intoppi e senza traumi. Una madre “non sufficientemente buona” fornisce al bambino cure senza creatività, senza adattarsi a lui e in maniera meccanica. L’adozione di tecniche educative diverse da quelle che noi abbiamo imparato come “giuste” non significa, necessariamente, che una mamma non è una buona mamma. Tenendo conto anche di queste variabili, prima di intervenire nella vita familiare di chiunque, conviene riflettere attentamente su ciò che si sta facendo, analizzando se gli errori che si vedono sono tali secondo i propri principi o secondo le vere esigenze del bambino.

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