Il reddito di cittadinanza, cosa è, perché non è un’utopia

Da inizio 2018 si è sentito parlare in continuazione di reddito di cittadinanza, una misura di tutela sociale che, in periodo di ristrettezza economiche, sembra quasi favolosa.

Mancano i soldi per tutto, possibile trovarli per dare un reddito sicuro a tutti, disoccupati e inoccupati, donne e uomini, giovani e anziani?

Questo che riportiamo è il testo di un’intervista datata 2013 – in tempi assolutamente non sospetti – a un gruppo di economisti indipendenti, estranei a qualsiasi schieramento politico.

Lo riproponiamo come spunto di riflessione sul welfare e i diritti.

Cos’è il reddito di cittadinanza

“In molti paesi d’Europa il reddito minimo garantito è una realtà da anni – spiega Luca Santini, presidente di Basic Income Network Italia, associazione che studia la realizzabilità del reddito di cittadinanza. I paesi che hanno sistemi migliori sono la Francia, la Germania, la Gran Bretagna, l’Olanda, il Belgio e il Lussemburgo, dove i cittadini che non percepiscono un reddito da altre fonti sono tutelati e possono sopravvivere, non certo nel lusso, ma con la garanzia di una casa, del cibo e dei servizi”.

E in Italia? “Ci si ostina a non dare importanza al reddito di cittadinanza, lo si tratta come una richiesta marginale e irrealizzabile, mentre è l’ABC dello stato sociale. L’Europa ha richiamato più volte l’Italia perché lo realizzasse come misura di contrasto alla povertà. La prima volta addirittura venti anni fa, nel ’92.

Persino la Banca Centrale Europea, la BCE, ha chiesto al governo italiano di introdurre un sistema di assicurazione della disoccupazione. “E’ un provvedimento necessariamente correlato alla stringente necessità di riformare il mercato del lavoro e alla revisione delle norme che regolano l’assunzione e il licenziamento”.

“Che sia proprio la BCE a raccomandare il reddito di cittadinanza, demolisce l’alibi di chi sostiene che non ci siano i fondi per realizzarlo. E’ un passaggio essenziale per la crescita del concetto di cittadinanza e per uscire dalla crisi”.

Come funziona il reddito di cittadinanza negli altri paesi? 

Cosa significa concretamente avere il reddito di cittadinanza? “Prendiamo il modello di welfare che vige in Germania da anni – continua Luca Santini -. Una donna disoccupata, sola, con tre figli e un affitto di 500 euro, riceve dallo Stato 1850 euro al mese. L’affitto in questo caso è basso, ma è coperto il costo di un affitto medio, quindi la signora riceve qualcosa in più. Lo Stato paga anche il riscaldamento e l’acqua”,

In Italia esiste qualche forma di tutela, ma solo per chi, per esempio, ha perso il lavoro (dal 2017 anche per chi vive sotto la soglia di povertà, il cosiddetto reddito di inclusione, ndr).

“In tutta Europa, e non solo in Germania, ci sono due forme di trasferimento in denaro per i disoccupati. La prima riguarda coloro che non lavorano e si impegnano a cercare un lavoro o stanno studiando, Il sussidio a cui si ha diritto è illimitato nel tempo e finisce quando cessa la disoccupazione. C’è poi una seconda misura, che non è un sussidio ma un’indennità di disoccupazione, che riguarda le persone che sono state licenziate o hanno un concluso un contratto di lavoro. In Italia esiste, parzialmente, solo ques’ultima indennità: una garanzia per pochi mesi dell’ultima busta paga”.

L’indennità di disoccupazione dura solo alcuni mesi e si riduce progressivamente, dopodiché lo Stato smette di occuparsi di chi non è rientrato sul mercato del lavoro. “Esatto. Lo Stato non dà più sussidi proprio mentre il cittadino diventa più debole”.

Teniamo presente che in Italia la soglia di povertà è alta. “Supera il 10% della popolazione. E che include anche i lavoratori precari, quelli che non arrivano a mille euro al mese,i genitori single con figli a carico, i giovani NEET a carico delle famiglie, vale a dire i figli che non lavorano e non studiano. A queste persone va garantito un reddito che gli permetta di vivere fino a quando le condizioni personali non mutano”.

Dobbiamo metterci nell’ottica che il reddito di cittadinanza sia un diritto? “India e Brasile, per dirne una, lo stanno valutando come misura fondativa della società del futuro”.

I costi del reddito di cittadinanza sono sostenibili?

Ci sono studi che sostengono che l’Italia risparmierebbe, addirittura, con l’adozione del reddito di cittadinanza. A parte le considerazioni sulla capacità di mettere in moto l’economia, sulla percezione del futuro che offre e sulla ricaduta economica positiva per i consumi.

Il punto è che lo Stato italiano spende già molto in sussidi, ma in modo irrazionale o secondo logiche politiche. E c’è un discorso, se vogliamo, di ordine pubblico, perché la povertà e la percezione di abbandono producono criminalità grande e piccola.

Lavoro nero e scarsa voglia di lavorare

Ma il reddito di cittadinanza favorirebbe la diffusione del lavoro nero? Cioè, mi prendo i soldi dallo Stato e poi lavoro senza dichiararlo. “In linea di principio no, perché i lavori in nero sono quasi sempre ingiusti e sottopagati, per cui i cittadini-lavoratori, non più ricattabili, hanno in mano uno strumento potente per rifiutare questa forma di sfruttamento, che peraltro sottrae risorse allo Stato. Eliminandolo, si crea un circolo virtuoso”.

C’è chi dichiara con certezza che il reddito di cittadinanza porterebbe le persone ad adagiarsi nel dolce far niente: non cerchiamo più lavoro e viviamo di sussistenza. “E’ vero il contrario: in una società più dinamica, libera e sicura, aumenta la predisposizione al rischio e la voglia di mettere alla prova le proprie idee sul mercato, come accade nel Nord Europa. La libertà dal bisogno diminuisce inoltre il clientelismo politico“.

Veramente, non parliamo di utopie

 Sembra tutto bellissimo, ma alla prova dei fatti si potranno mai trovare i soldi per realizzare il reddito di cittadinanza?

“La Germania spende 27 miliardi di euro all’anno per il reddito minimo garantito (i dati sono del 2013, ndr). In Italia l’evasione fiscale è stimata in 130 miliardi all’anno. Fatti due conti, riducendo l’evasione fiscale solo di un quinto dell’attuale, potremmo permetterci un sistema di reddito minimo pari a quello tedesco“.

A condizione, ovviamente, di fare controlli pari a quelli tedeschi. 

Dunque il reddito di cittadinanza non è una misura inattuabile? “Sapete chi pubblica, in Italia, i libri di Philippe van Parijs, uno degli economisti che sostengono più radicalmente l’utilità economica e sociale del reddito di cittadinanza? La casa editrice dell’università Bocconi. Veramente, non parliamo di utopie”.

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