La ptosi palpebrale congenita: quando la palpebra non si apre completamente

Ptosi palpebrale congenita

La ptosi palpebrale congenita è un difetto che si manifesta alla nascita o nei mesi immediatamente successivi. E’ caratterizzato dall’impossibilità, per il bambino, di sollevare una (nei casi più gravi entrambe) palpebra.

Perché si manifesta e come si interviene?

Lo abbiamo chiesto al dottor Carlo Graziani, chirurgo specializzato in oculoplastica, che opera a Torino, a Milano e a Roma. “Tendenzialmente la ptosi congenita si manifesta perché il muscolo deputato a sollevare la palpebra non ha avuto un corretto sviluppo in fase embrionale ed è stato sostituito da tessuto adiposo o tessuto connettivo. Questo si traduce in un deficit di contrattilità della palpebra e dunque in una mancata o non corretta apertura dell’occhio”.

Cosa fare?

“La ptosi non va sottovalutata. Se non si interviene correttamente, i problemi funzionali dell’occhio sono inevitabili e irrecuperabili. Infatti, un occhio privato della corretta stimolazione della luce non è in grado di svilupparsi nella maniera giusta. La ptosi palpebrale non è dunque solo un problema estetico, ma soprattutto un problema funzionale. Esso può influire sulla corretta capacità visiva del bambino. La soluzione è un intervento chirurgico in grado di ripristinare la mobilità della palpebra”.

Quando è opportuno intervenire?

“È necessario innanzitutto effettuare una visita specialistica che stabilisca la gravità della situazione. Solo a questo punto si decide con quali tempistiche intervenire. Nel 99% dei casi si consiglia l’intervento prima dei 5 anni, per permettere il corretto sviluppo delle vie nervose oculari e scongiurare l’ambliopia. Intervenendo troppo tardi, infatti, il rischio è di non riuscire a recuperare la capacità visiva di quell’occhio. Se i sistemi neuronali non sono stati stimolati correttamente entro i primi 5 anni di vita, l’intervento potrà risolvere solo il problema estetico ma non quello funzionale”.

Come avviene l’operazione?

“L’intervento può avvenire in due modi, a seconda della funzionalità residua del muscolo. Se questa risulta scarsa, media o abbastanza buona, l’intervento consiste nell’accorciamento del muscolo, in modo da rinforzarlo. Nei casi in cui la funzionalità del muscolo fosse molto bassa o assente, si procede con un intervento di sospensione della palpebra, creando una sorta di “carrucola” con un pezzetto di tendine prelevato dalla gamba del bambino (in questo caso il bambino deve avere compiuto almeno 5 anni) o, in alternativa, utilizzando del silicone”.

Quali sono i risultati dopo l’intervento?

“Sono davvero soddisfacenti, perché, come spiegavo si riesce a recuperare completamente anche la funzionalità dell’occhio. L’importante, e non mi stanco di ripeterlo, è non sottovalutare il problema, non considerarlo solo estetico e non tardare nel consultare uno specialista”.

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