Che schifo gli insetti

I miei figli, 4 anni e 7 anni, hanno una vera fobia per gli insetti. D’estate la vita non è facile, appena si avvicina una vespa sono scene isteriche. Se trovano un ragno sull’altalena non ci salgono più. Le formiche, le zanzare, le mosche: tutto fa schifo. Noi genitori non siamo appassionati entomologi, ma non abbiamo questo livello di difficoltà. Come dobbiamo rapportarci?

 
Intanto vorrei raccomandare ai genitori di non preoccuparsi: la scarsa simpatia per gli insetti è diffusissima e non solo tra i bambini! Sarà perché sono così diversi da noi, un piccolo universo a parte (dal nostro punto di vista); sarà perché molti pungono e anche perché la memoria delle malattie diffuse da mosche e zanzare è ancora fresca (e in molte aree del mondo è una realtà attuale), fatto sta che gli estimatori dei piccoli esseri dalle numerose zampette non sono poi tanti.

La prima cosa che suggerirei è quella di incuriosire i bambini, possibilmente cominciando da foto e documentari, perché l’esposizione diretta ai temuti esserini potrebbe scatenare un panico che cancella ogni forma di naturale interesse. Sono in circolazione sia foto, sia bellissimi documentari che raccontano il mondo complesso e poco conosciuto degli insetti. Osservandoli molto ingranditi e in movimento, non si può non appassionarsi alle complesse strategie dei ragni per catturare le prede o alle tecniche di corteggiamento delle mantidi (e soprattutto dei loro intrepidi consorti).

Il secondo passo potrebbe essere quello di trasformarsi in entomologi e, muniti di lenti di ingrandimento, organizzare uno studio scientifico di insetti pacifici, per esempio le formiche (magari non quelle rosse!). Osservare un formicaio è un’esperienza davvero interessante: l’intreccio di cunicoli, le stanze che fungono da magazzini e quelle dove riposano le uova, le uscite di sicurezza, la divisione dei compiti, le capacità di collaborazione (per esempio quando si tratta di trascinare una grossa briciola: potete fare la prova), le tattiche per comunicare e così via saranno lo spunto per deduzioni, quesiti, piccole narrazioni, osservazioni scientifiche. Consiglio ai genitori di documentarsi prima, ma di non sommergere i bambini di informazioni: lasciate che siano loro a porsi le domande e possibilmente a cercare le risposte. Anche la comunità delle api è molto interessante da studiare e da raccontare e inoltre dà modo di introdurre un tema importante anche per sconfiggere la paura: l’insostituibilità degli insetti impollinatori per la vita delle piante e quindi anche per la nostra (sia per quanto riguarda il cibo, sia per quanto riguarda l’ossigeno).

Anche inventare piccole storie collettive o giochi di ruolo ispirati alle comunità delle formiche o delle api o provare a guardare le cose dal punto di vista dell’insetto (che percepisce noi come giganti pericolosi, c’è da scommetterci) sono esercizi utili e divertenti. A questo punto è possibile spiegare il concetto del rispetto per tutte le forme di vita, insetti compresi, che esistono da centinaia di milioni di anni prima di noi e probabilmente esisteranno ancora quando noi saremo scomparsi da altre centinaia di milioni d’anni.

Ma per vincere il timore è importante anche spiegare come prevenire le punture: per esempio non agitarsi e non strillare; per quanto riguarda le api, non avvicinarsi all’alveare senza protezioni (soprattutto di fronte) e possibilmente vestirsi di chiaro. E magari, la volta che invece l’ape vi ha punto, staccarla con gentilezza per fare in modo che, insieme al pungiglione, non perda anche l’intestino e quindi possa sopravvivere. È utile far sì che il bambino si renda conto che al momento il dolore è intenso, ma passa rapidamente, magari con l’aiuto di una cipolla cruda (ricca di ammoniaca) tagliata a metà e strofinata sulla puntura.

Come sempre, però, la cosa più importante è l’esempio. Se i genitori e gli altri adulti si mostrano tranquilli, rispettosi e curiosi nei confronti degli insetti e sanno stimolare l’interesse verso il ragnetto che corre lungo il muro o le formiche sul terrazzo, se quando vedono un’ape o una vespa che sta annegando invece di strillare la tirano fuori dall’acqua, c’è da scommettere che riusciranno prima o poi a contagiare i ragazzi. Certo, se quando vediamo un insettino la prima cosa che facciamo è impugnare la bomboletta dell’insetticida, non possiamo aspettarci comportamenti diversi dai nostri piccoli.

[Sandra Cangemi – Educatrice, Cooperativa sociale Praticare il futuro]

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