Screening prenatali, sì o no?

Il test di gravidanza è positivo, siamo andati al primo appuntamento con il ginecologo ed ecco che arriva puntuale la domanda: “volete fare gli screening prenatali”? Da questa richiesta inizia il percorso medico (più o meno lungo) per valutare, confermare o escludere il rischio di avere un bambino affetto da alcune malformazioni e malattie cromosomiche, come la sindrome di Down e la trisomia 18.

Una questione di etica?

Proprio perché questi test ed esami sono facoltativi, i genitori sono chiamati a compiere una scelta non banale, che solleva domande sull’eticità, la responsabilità genitoriale e, più in generale, la vita. Il ruolo dell’operatore sanitario è quello di fornire le giuste informazioni a mamma e papà, per dare loro tutti gli strumenti necessari a prendere una decisione consapevole e libera.

Chi ha detto no

Io e il mio compagno abbiamo optato per una gravidanza e un parto il più possibile naturali – racconta Patrizia, 31 anni, mamma di Nicoletta –. Escludere di fare i test di screening è stata una scelta pacifica e condivisa all’interno della coppia: ci siamo detti sin da subito che avremmo accettato chiunque sarebbe nato”.

Anche Daria, 32 anni e mamma di Giacomo e Nicola, ha detto no agli screening nella seconda gravidanza. E lo ha fatto perché la prima volta ha avuto una esperienza negativa: “Con il primo bambino abbiamo fatto il test integrato e ci hanno fatto prendere uno spavento! I risultati erano leggermente superiori alle media, non c’era da preoccuparsi, ma ci hanno comunque voluto far un’ecografia di accertamento. L’attesa è stata terribile, mi sono fatta tantissimi pianti”.

Quando i risultati sono negativi

Lara, mamma di due bambine di 3 e 1 anno, esprime tutto il dilemma che gli screening possono portare con sé: “Per entrambe le nostre figlie abbiamo fatto il test integrato; il risultato non ci ha richiesto altri approfondimenti diagnostici. Avendo io superato i 35 anni, avremmo potuto fare l’amniocentesi, ma non ce la siamo sentita, principalmente per il rischio di aborto nelle ore dopo l’esame e in secondo luogo perché, pur capendo perfettamente chi decide di abortire, noi forse non saremmo riusciti a farlo. Però è facile dirlo adesso che le bambine sono nate sane, forse allora non avremmo dovuto fare neanche il test integrato… La questione è complessa: si è sempre in bilico tra valori, paure, speranze e dati di realtà”.

Dell’amniocentesi diffidava anche Laura, mamma di Luca e Dario: “Ho deciso di restare incinta prima del compimento dei 35 anni proprio per evitare l’amniocentesi, ne avevo il terrore! Pur sapendo che non causa più così tanti aborti come un tempo, alla mia vicina è capitato. Non volevo trovarmi nella situazione del decidere se farla o meno. Ho addirittura abbandonato l’ostetrica che me l’aveva suggerita, a causa della mia età e del peso”.

Se il test è positivo

Ha dovuto invece ricorrere alla villocentesi Nicole, mamma di Alessandra e Fabio. “Con il secondo bimbo ho fatto il test combinato: la percentuale di rischio è risultata molto elevata e i medici hanno consigliato la villocentesi. Ci è venuto subito il panico! Mio marito non aveva dubbi: era risoluto a non portare avanti la gravidanza in caso di valori alti. Io, invece, ero in crisi totale, non mi sentivo in grado di fare una scelta. Non ho un bel ricordo del prelievo né di come siamo stati accolti e informati dagli operatori sanitari. Anche l’attesa dei risultati è stata dura: ho provato tanta angoscia, forse perché mi sono sempre creduta in forma e non volevo accettare questa situazione. L’esito per fortuna è stato negativo”.

Amniocentesi senza se e senza ma

“Ho concepito il mio bimbo a 37 anni, ma non è stata l’età a convincerci a ricorrere subito all’amniocentesi – racconta Silvia, mamma di Andrea -. È stata piuttosto la consapevolezza che non saremmo stati in grado di essere dei bravi genitori nel caso in cui avessimo avuto un figlio malato dalla nascita. Non l’abbiamo vissuta come una scelta etica né egoistica; per la nostra realtà di coppia e di famiglia ci sembrava normale voler correre meno rischi possibile. Ho vissuto l’esame serenamente, ho anche scherzato con il dottore! Volevamo avere subito in mano i risultati, quindi abbiamo pagato una somma aggiuntiva per ottenerli nel giro di una settimana”.

Cos’è la diagnostica prenatale

I test di screening non comportano rischi per la mamma né per il bimbo che ha in grembo: consistono in prelievi del sangue ed ecografie che valutano la probabilità statistica di rischio di anomalie e forniscono un valore che può indirizzare verso esami invasivi ma più accurati, in grado di confermare o smentire la diagnosi. A differenza dei test di screening, gli esami diagnostici sono considerati invasivi poiché penetrano nell’utero materno per prelevare il liquido amniotico (amniocentesi) oppure i villi coriali contenuti nella placenta (villocentesi).

La percentuale di rischio che il bimbo presenti delle malformazioni aumenta nelle donne over 35: a questa categoria il Servizio Sanitario Nazionale riserva la possibilità di effettuare gli esami diagnostici senza passare tramite i test di screening.

[Serena Carta]

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