Scuole aperte anche in zona rossa; l’opinione pubblica si divide

da | 25 Mar, 2021 | Lifestyle, News

Le scuole saranno le prime ad aprire dopo Pasqua, anche in zona rossa. Eppure non tutte le famiglie sono d’accordo.

Manifestazioni, scioperi, contestazioni di famiglie, genitori e alunni di ogni età e la solita discussione che si interroga su quanto la scuola sia sicura. Finalmente una ricerca scagiona la relazione tra scuola aperta e aumento dei contagi. E intanto alcune indiscrezioni parlano di scuole aperte anche in zona rossa da dopo Pasqua.

Il commento di Draghi: scuole aperte in zona rossa

Lo aveva già anticipato informalmente la ministra alle Pari opportunità Elena Bonetti un paio di giorni fa; ora il commento è di Draghi: le scuole potrebbero riaprire dopo Pasqua, anche in zona rossa. Gli aiuti destinati alle famiglie (vedi qui quali) non sono ancora accessibili, il famoso bonus baby sitter per esempio; la dad fa acqua da tutte le parti e continuano ad aumentare le forme di protesta alla sospensione delle lezioni in presenza. Ora un po’ di speranza a ridosso del ponte di Pasqua. “Mentre la campagna di vaccinazione prosegue – ha commentato Draghi- è bene cominciare a pensare e a pianificare le riaperture. Noi stiamo guardando attentamente i dati sui contagi ma, se la situazione epidemiologica lo permette, cominceremo a riaprire la scuola in primis. E cominceremo a riaprire le scuole primarie e la scuola dell’infanzia anche nelle zone rosse allo scadere delle attuali restrizioni, ovvero speriamo, speriamo, subito dopo Pasqua“.

La scuola non è motore della curva

I dati della prima ricerca che mette a sistema i dati di contagi & scuola parla chiaro: i ragazzi non sono motore della curva non c’è correlazione significativa tra lezioni in presenza e numero di positivi. La ricerca è stata condotta da epidemiologi, medici, biologi e statistici e ha incrociato i dati del Miur con quelli delle Ats e della Protezione civile. Ha analizzato il 97% delle scuole italiane: più di 7,3 milioni di studenti e 770 mila insegnanti. “I numeri dicono che l’impennata dell’epidemia tra ottobre e novembre non può essere imputata all’apertura delle scuole: il tasso di positività dei ragazzi rispetto al numero di tamponi eseguito è inferiore all’1%”, si legge sul Corriere della Sera. La chiusura totale o parziale della scuola non ha influito sugli indici Kd e Rt: “in altre parole i focolai da Sars-Cov 2 che accadono in classe sono molto rari (sotto il 7% di tutte le scuole) e la frequenza nella trasmissione da ragazzo a docente è statisticamente poco rilevante. Quattro volte più frequente che gli insegnanti si contagino tra loro, magari in sala professori; ma questo è lo stesso rischio che si assume in qualunque ufficio”. La fascia di età più colpita è quella tra i 20-59 anni: i bambini delle elementari e medie sono colpiti il 40% in meno rispetto alla popolazione generale e quelli delle superiori il 9% in meno.

L’opinione pubblica

Secondo il sondaggio lanciato da Orizzonte Scuola non tutti hanno accolto favorevolmente questa indiscrezione. Hanno partecipato al sondaggio quasi 2300 utenti, e la maggior parte di loro ha espresso parere contrario rispetto alla possibile riapertura delle scuole in zona rossa. I risultati dicono che il 45,99% degli utenti ha detto no ad una riapertura delle scuole nelle zone rosse. “Tuttavia – si legge sul sito- il sondaggio mostra come per il 33,12% bisogna tornare alla scuola in presenza per tutti gli ordini e gradi mentre poco più del 20% si “accontenterebbe” di riaprire al più presto le scuole dell’infanzia, primaria e prima classe di secondaria di primo grado”.

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