L’amico della scuola. Una bellissima storia di solidarietà

Naomi Buck, giornalista canadese che vive tra Toronto e Berlino, racconta una storia vera di toccante solidarietà all’interno della scuola materna di Davisville

Una mattina d’inizio estate (siamo nel 2017) Pat McCarthy stava facendo le pulizie nella scuola materna di Davisville.

Sacchetto d’immondizia in una mano e paletta nell’altra, trovò per terra, vicino all’area giochi, un uomo che dormiva in un sacco a pelo. McCarthy continuò il suo lavoro. Quando concluse il giro, l’uomo non c’era più, ma il giorno dopo lo trovò di nuovo, e anche quello dopo.

All’inizio della scuola, a settembre, i due uomini avevano preso l’abitudine di darsi il buongiorno. L’estraneo prendeva il suo sacco a pelo e se ne andava per le strade del quartiere, un quartiere tranquillo nel centro di Toronto, dove da sette anni abita la giornalista Naomi Buck assieme ai figli.

L’uomo che dormiva nella scuola – ricorda Pat McCarthy – era un signore pulitissimo ed educato. Aveva l’aria giovane. Assieme alla dirigente, Shona Farrelly, ci siamo accordati per non cacciarlo, a patto che al mattino, prima dell’arrivo degli studenti, se ne andasse senza lasciare traccia”.

Le guardie della Toronto District School non la pensavano allo stesso modo e quando scoprirono l’uomo – che chiameremo Bernie – gli intimarono di andare via.

Il giorno dopo però, Pat McCarthy chiese alle guardie di lasciarlo in pace e assicurò Bernie che poteva ancora dormire nel giardino. Così entrò a far parte della scuola. Non per la prima volta.

Una mattina in cui la direttrice era arrivata prima del solito, Bernie si fermò a raccontare la sua storia. Era uno studente della scuola. La scuola gli era sempre piaciuta, sicura e calda com’era e continuava a piacergli adesso che la fortuna gli aveva voltato le spalle e faceva fatica a trovare i soldi per l’affitto.

Solidarietà della scuola per Bernie

Bernie promise che avrebbe rispettato la regola non scritta: non incrociare gli studenti. Gli fu permesso, però, di lasciare il suo sacco a pelo nel cortile e Pat McCarthy gli fornì un recipiente per custodire le sue cose.

Le classi che frequentavano quell’angolo del cortile notarono però il cambiamento. Shona 11Farrelly spiegò ai bambini che l’uomo che viveva lì era un amico della scuola e che aveva bisogno di un posto per dormire.

Un gruppo di studenti regalò una casetta di legno, scelta tra i loro giochi, per costruire uno spazio di privacy per “l’amico della scuola”.

Bernie dormì nel cortile tutto l’anno, anche durante l’inverno, che fu estremamente freddo. Nei giorni di scuola andava via prima delle sei. Nei giorni festivi si fermava a dormire un po’ di più.

Ogni venerdì pomeriggio, la preside lasciava a Bernie un sacchetto con le donazioni che gli studenti, i genitori e lo staff avevano raccolto durante la settimana: calze, cibo in scatola, scaldamani, soldi.

Durante l’inverno, le cose di proprietà di Bernie aumentarono: c’era una coperta grigia e un sacco a pelo più pesante. “In alcune notti gelide – racconta Naomi Buck – andavo con i bambini a controllare come stava Bernie. Mio figlio più piccolo era determinato a incontrarlo, voleva capire cosa poteva essergli accaduto. A volte il sacco a pelo era raccolto. A volte Bernie era sotto le coperte, nascosto oltre la luce gialla che filtrava da una classe. Una volta mia figlia di sette anni ha cantato a squarciagola ‘Oh Canada’, sperando in una risposta. Nessuna”.

Una scatola per l’amico della scuola

A febbraio, la classe dei bambini di cinque anni, i più grandi della scuola, ha costruito una scatola per Bernie. I bambini hanno raccolto foto e messaggi da tutta la scuola. Kaiden, 5 anni, ha disegnato una casa per lui.

L’unico mobile era una palla arancione di fuoco, collegata a un camino da cui usciva uno sbuffo di fumo. “Possiamo dare una casa a Bernie – ha scritto Kaiden -. Casa nostra è vuota perché andiamo a sciare”.

In primavera abbiamo intravisto le gambe magre di Bernie spuntare dal sacco a pelo. “Che aspetto ha?, chiedevano i miei figli. Hanno girato tutto il quartiere alla ricerca di qualcuno che assomigliasse alla descrizione. Fissati con ‘pulitissimo’. Per loro l’amico della scuola non aveva né volto né nome, oltre a non avere casa”.

A giugno, Shona Farrelly ha dovuto scrivere a Bernie che la scuola sarebbe stata demolita. Bernie le ha chiesto un incontro. Voleva ringraziarla di persona per tutto quello che la scuola aveva fatto per lui.

Le ha raccontato di aver preso un diploma negli anni Novanta, di aver fatto vari lavori e di essere riuscito, per un periodo, ad avere una casa. Gradualmente però la città ha iniziato a liberarsi di lui, ha provato a dormire nei dormitori, ma è stato derubato.

Poi ha trovato la scuola di Davisville, che lo ha riportato alla sua infanzia. Adesso lavora nelle costruzioni e spera, entro qualche mese, di trovare un posto per vivere.

“Oggi la scuola di Davisville è recintata – racconta Naomi Buck -. Le finestre sono tutte rotte e dappertutto ci sono materiali da cantiere. Nel cortile è rimasto qualche giocattolo, tra cui una ruspa gialla. Vicino al muro c’è il vecchio sacco a pelo dell’amico della scuola. Mia figlia chiede tutti i giorni se ha trovato una casa più calda per l’inverno”.

GG storia vera solidarieta scuola1

Iscriviti alla newsletter

X