Storia e gloria del pullover

Viene l’inverno e con l’inverno viene il tempo dei maglioni. Come tutti sanno, fino a non moltissimi anni fa i maglioni erano di lana. Punto. La lana, peraltro, si presta molto bene allo scopo. Innanzi tutto perché possiede una elevata capacità di coibenza termica: ovvero, costituisce un’ottima barriera al calore. È da notare a questo proposito che la barriera vale “a doppio senso”, ovvero la lana non lascia uscire il calore (se l’esterno è più freddo) ma nemmeno lo lascia entrare se l’esterno è molto caldo. I nostri vecchi dicevano che “quello che protegge dal freddo protegge anche dal caldo” e sotto sotto avevano ragione. La lana, poi, si fila bene, si tinge facilmente, ha una buona resistenza alla fiamma. Essendo una fibra di origine animale, ha la stessa struttura di base di tutti i peli, in cui le catene di atomi di carbonio sono legate tra loro da ponti formati da due atomi di zolfo: è la stessa struttura che viene creata quando si vulcanizza la gomma per produrre gli pneumatici per le automobili. Il fatto che la lana sia di origine animale è anche all’origine di uno dei motivi – forse il meno conosciuto, ma comunque importante – per cui la si usa per produrre indumenti che devono tenere caldo. I peli (compresi quelli della lana) sono rivestiti da una cuticola che non permette all’acqua di penetrare al loro interno. Di conseguenza si asciugano molto più rapidamente di altre fibre (una per tutti il cotone) e di conseguenza gli abiti di lana sono utilizzabili con miglior risultato anche in presenza di pioggia o neve. Naturalmente tutto questo valeva fino a qualche anno fa. Da un po’ di anni, infatti, ai maglioni di lana si sono aggiunti quelli in materiale sintetico. Uno per tutti, il pile, nato per l’alpinismo e l’alta montagna (il pile “originale” è brevettato), ma ormai sdoganato anche nella moda e nella vita di tutti i giorni. Il pile è prodotto con poliestere (una materia plastica di uso comune nell’abbigliamento) con in alcuni casi aggiunte di altri materiali (quali ad esempio poliammide o poliacrilico). Quello che differenzia il pile dai comuni maglioni in lana è la struttura, che come è facile vedere non è fatta di fili ritorti e tessuti, ma di una trama su cui sono fissati i “peli” (pile in inglese vuol proprio dire “pelo umano o animale”) che danno al nostro maglione volume e spessore e fanno da isolante termico. Il pile si asciuga ancora più in fretta della lana (se si bagna basta strizzarlo e in caso di emergenza va benissimo come asciugamano o telo doccia) e a differenza della lana non si restringe e non ha bisogno di eccessive cautele per il lavaggio. In compenso (e sempre a differenza della lana) il maglione in pile non è in grado di opporre una barriera efficace alla pioggia e al vento. Per questo motivo se si prevedono correnti d’aria è bene indossarlo sotto uno strato antivento (basta anche una leggera giacca a vento senza imbottitura). Infine, essendo di materiale plastico, non è resistente alla fiamma e, anzi, si rovina con le braci e prende fuoco: se state cucinando o accudendo il caminetto una buona norma di sicurezza è togliersi il maglione appena regalato. Un’ultima curiosità: alcune case stanno iniziando a produrre il pile con plastica riciclata, per esempio le bottiglie dell’acqua minerale.

[Ugo Finardi – Chimico, ricercatore CNR]

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