Tardi, ovvero le virtù e la genetica delle ore piccole

I tratti in cui io e mio padre ci troviamo agli estremi opposti sono innumerevoli, come sono opposti l’hidalgo Don Chisciotte e il suo scudiero Sancho Panza nel romanzo di Cervantes, il primo vero romanzo moderno.

Il tratto più rilevante l’ho ritrovato nei versi di Don Chisciotte cantati da Francesco Guccini. “Salta in piedi, Sancho, è tardi! Non vorrai dormire ancora”. Come papà quando piombava nella mia stanza alle 6.30. “Solo i cinici e i codardi non si svegliano all’aurora. Per i primi è indifferenza e disprezzo dei valori. E per gli altri è riluttanza nei confronti dei doveri!”.
Papà, come in genere la società, ci ha educato così.

I bravi e i produttivi si svegliano presto. I manager, come lui, ancora più presto. Chi invece dorme fino a tardi e si sveglia tardi è il pigro, il fannullone, l’irresponsabile. Persone a cui serve più disciplina. A cui mancano motivazione e ambizione. Così avrei dovuto sentirmi.

Quando sono lasciato a me stesso, mi addormento alle due di notte e mi alzo alle dieci di mattina. Il mio picco energetico arriva attorno alle quattordici e quello creativo è nelle ore notturne. Dagli anni Ottanta questo ritmo di vita viene chiamato DSPD, una sigla un po’ minacciosa che sta per “Sindrome da sonno posticipato”.

Sindrome? E posticipato rispetto a cosa? Alla luce della scienza, oggi la prospettiva è cambiata. Lo spiega il direttore del Centro degli studi del sonno dell’Università di California, Mattew Barker, nel suo libro ”Why we sleep and dream”.
Il nostro ritmo cardiaco ha un ciclo di ventiquattro ore circa, che abbassa la temperatura corporea per prepararsi al sonno e la aumenta quando è ora di alzarsi. È un orologio interno.

Ciò che papà (e Don Chisciotte) non avevano capito è che non tutti hanno lo stesso orologio. Ognuno ha il suo cronotipo. Circa il 40 per cento della popolazione è del cronotipo mattiniero (come papà), ma il 30 per cento dell’umanità è popolato da ”gufi notturni” come me.

E non è per indifferenza o riluttanza (come credeva l’eroe di Cervantes). È proprio una questione di DNA. Questa tribù di notturni vanta nomi illustri come James Joyce, Winston Churchill, Mark Zuckerberg e Barack Obama, per i quali le ore buie, quando tutti dormono, sono quelle in cui sviluppano il miglior pensiero.

Cosa succede quando i notturni sono costretti a svegliarsi presto? La corteccia prefrontale (quella parte del cervello che controlla i pensieri sofisticati e i processi logici) resta inattiva, offline. Ci mette tempo per entrare in gioco.

Questo potrebbe spiegare perché tuo marito al mattino è “un riccio”, perché la collega preferisce le riunioni al pomeriggio, perché tuo figlio adolescente studia la notte (o gioca ai videogiochi). E perché tutti i tuoi sforzi per alzarti all’alba, vivere da “early bird” e acchiappare pesci sono sempre stati vani. Perché sono contro natura. La tua natura.

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