Il teatro mi ha salvato la vita

È una storia di resilienza quella che ci racconta Daniela, una storia di difficoltà e malattia affrontate con determinazione e positività. La storia di una mamma speciale, con la passione per il teatro e la capacità di tenere la testa alta, sempre, anche quando la vita le ha messo davanti ostacoli grandi. Daniela Quarta è stata la direttrice organizzativa e didattica della Scuola di teatro Quelli di Grock, attrice, regista, insegnante e ora presidente dell’Associazione Culturale Banda Sciapó.

Daniela ha 45 anni e da 13 anni è affetta dalla sclerosi multipla. Ma la convivenza con le malattie risale già all’adolescenza: “Intorno ai 16 anni mi è stato diagnosticato il Morbo di Crohn – racconta -. Poi, all’inizio del 2000, sono subentrati dei problemi oculari, con restringimento del campo visivo. Dopo una serie di lunghi accertamenti la diagnosi definitiva è giunta nel 2004: sclerosi multipla. Nei primi tempi, e per troppo tempo, ho cercato di fare finta che la malattia non ci fosse, minimizzando le difficoltà e continuando la mia vita come sempre. All’inizio solo poche persone ne erano a conoscenza: detesto la commiserazione. Volevo essere Daniela, essere trattata come tutti gli altri, senza sconti. Anche adesso ci sono giorni in cui sto benissimo; altri, invece, in cui devo ricorrere al bastone o alla sedia a rotelle. È una malattia silenziosa, subdola e volubile”.

 

La maternità nonostante tutto

Daniela è mamma felice di Matilde, che ha 6 anni. È diventata mamma nonostante la malattia e malgrado molti medici glielo avessero sconsigliato. “La gravidanza, in realtà, è stata serena, ma dopo aver partorito ho attraversato un momento difficile. La gioia, che ero certa di provare una volta stretta tra le braccia la mia Matilde, così desiderata, così ricercata contro tutto e tutti, ha lasciato posto a un gigante vuoto, un buco nero: la depressione post partum. È durata un paio d’anni e, se non fosse stato per mio marito, avrei continuato a sentirmi indegna, sbagliata e piena di sensi di colpa. Ma ne sono uscita, anche grazie al teatro che in ogni momento della mia vita riesce a darmi la forza di non mollare”.

Come sei arrivata a Quelli di Grock? “Li ho incontrati nel 2002 come allieva, ma presto ho iniziato a fare esperienza come insegnante nelle sezioni dei più giovani. Ho portato avanti parallelamente i due percorsi, professionale e formativo. Adoro insegnare: l’avvicinamento al teatro è straordinario, richiede di entrare in una profonda sinergia con gli allievi. Nel 2012 ho iniziato a calcare le scene, ma continuando a insegnare. Non avrei potuto farne a meno”.

 

Una scelta difficile

Come sei riuscita a conciliare la vita di mamma con il lavoro bello e impegnativo con Quelli di Grock? “Non è stato semplice: mia figlia è nata nel 2011 e proprio in quel momento le mie responsabilità lavorative aumentavano. Era più il tempo che trascorrevo fuori casa che quello con la mia famiglia. E così, a malincuore, nel 2016, ho deciso di lasciare la scuola. È stata una decisione dolorosa, ma per me era fondamentale recuperare del tempo per stare con mia figlia”.

Com’è arrivata l’idea di Banda Sciapó? “Grazie alla fortuna di incontrare Alessandro Negri e Alessandro Marchello, i miei soci: ci siamo trovati accomunati da una stessa voglia di cambiamento e dal desiderio di diffondere il teatro, in ogni sua espressione e modalità. Ci piacerebbe che Banda Sciapò diventasse un punto di riferimento in città per chiunque, adulti o bambini, voglia avvicinarsi al teatro. Puntiamo a inserirci nella realtà teatrale milanese in modo innovativo, proponendo, per esempio, dei seminari improntati sulle relazioni interne alle famiglie. Crediamo nella famiglia come rete e nel teatro come laboratorio esperienziale generazionale, in cui stare insieme, fuori dal quotidiano”. www.bandasciapo.com

 

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