Tiro con l’arco

da | 27 Ott, 2022 | Lifestyle

Tutti i segreti del tiro con l’arco, una disciplina a metà tra sport e arte marziale

Il tiro con l’arco è uno sport minore, eppure sono tantissimi i benefici per chi lo pratica, anche per i più piccoli. L’importante è essere seguiti da un professionista. Abbiamo chiesto a Daniel Petronzi, responsabile del settore tiro con l’arco del circolo CH4 di Torino, di svelarci i segreti di questa affascinante disciplina.

Tra sport e arte marziale

Il tiro con l’arco ha origini antichissime, e l’arco, utilizzato per la difesa e la caccia, è diventato presto uno strumento di svago, sport e divertimento. Oggi sono tante le discipline di tiro, da quello tradizionale fino all’arco olimpico e al moderno arco compound, e si può praticare sia al chiuso che all’aperto.

“Mi piace definire il tiro con l’arco come una via di mezzo tra un’arte marziale e un’arte sportiva – commenta Daniel, istruttore ENDAS per le discipline di arco e balestra -.

La parte sportiva riguarda il coinvolgimento fisico e la preparazione atletica che un arciere deve sviluppare per arrivare a un tiro pulito. All’interno di un gesto di tiro ci sono molte fasi che vanno curate nel dettaglio per garantire un’uscita della freccia ottimale”. Si parte dal controllo e dalla postura del corpo.

“La declinazione dell’arte marziale sta nella trasformazione di questa tecnica in sensazioni fisiche: si lavora per creare un gesto ripetibile come un mantra”.

Già da bambini e per sempre

Per iniziare non serve molto. “Bisogna provare il desiderio di tirare e non farsi spaventare dalla difficoltà a trovare un luogo per allenarsi”. Nell’immaginario comune il tiro con l’arco è uno sport adulto, eppure si può iniziare già da bambini.

“Indicativamente, l’età giusta per cominciare è intorno ai 10 anni, quando si ha una struttura muscolare e ossea adeguata, che sostenga l’utilizzo ripetitivo di un attrezzo che provoca affaticamento muscolare. La cosa bella dell’arceria è che non si diventa mai troppo vecchi per avere un tiro preciso e pulito, anzi, si affina la tecnica in modo elegante”. 

L’allenamento

Per imparare a tirare con l’arco non c’è solo il tiro. “A tirare ci si arriva, ma c’è un importante programma di preparazione atletica. Senza questi esercizi, si potrebbero irrobustire i muscoli in modo asimmetrico, soprattutto nel caso di tiratori di giovane età”.

Allenare il tiro poi è un allenamento alla perfezione: “questo si traduce in tanto lavoro di pulizia del gesto e dei dettagli”. Si tratta di esercizi specifici per la mira, la resistenza, la percezione della mano, per un controllato rilascio della corda con le dita, la corretta impugnatura.

A livello di corpo

Il tiro con l’arco è uno sport dagli atteggiamenti asimmetrici: il braccio che tiene l’arco spinge in avanti, mentre il braccio che tiene la corda spinge indietro. “Per questo è uno sport che rischia di creare problemi a livello fisico, motivo per cui non si può improvvisare, ma bisogna essere seguiti da un professionista.

Quasi sempre consigliamo di praticare uno sport di affiancamento per il bilanciamento, come il nuoto o l’atletica a corpo libero. Per i bambini si può compensare anche con un arco più leggero”.

Dall’altra parte questo grande lavoro con il corpo porta a un incremento della percezione e della consapevolezza. “Il tiro con l’arco è una disciplina ideale per chi ha problemi di psicomotricità e coordinamento, per svariati tipi di handicap fisici. Ho lavorato con ragazzi e ragazze ipovedenti o in sedia a rotelle che hanno raggiunto ottimi risultati, a livello psicofisico e di autostima”.

Concentrazione

Il tiro con l’arco lavora molto sulla concentrazione. “Con il tempo si acquisisce la capacità di entrare in uno stato di concentrazione talmente intenso da dimenticare i rumori e il mondo esterno. La ripetitività del gesto e la cura del dettaglio permettono di raggiungere uno stato meditativo e a entrare in quello stato di concentrazione in poco tempo e a comando”.

Il tiro con l’arco allora diventa utile per aumentare i tempi di concentrazione nei bambini iperattivi o in tutti quei bambini che nel quotidiano vengono shakerati in mille diverse attività. “Quando tiro posso essere circondato da persone, musiche, rumori eppure io non mi accorgo di nulla: la mia attenzione sta sul corpo, sulla freccia, sulla gestione dell’arco e sulla sua risposta”.

Arcieri nella vita

L’obiettivo allora non è tanto il punto dove la freccia arriva. “Questo è uno sport, è divertente, è allenamento, ma soprattutto è uno spazio per svuotarsi, rilassarsi e ricentrarsi, lasciando fuori tutto. È arciere chi porta nella sua quotidianità il concetto di arco; chi sa usare la propria volontà come una freccia che deve raggiungere l’obiettivo, con un corpo e una mente pronti ad accompagnarla. Tutto il resto è agonismo”.

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