Torino Respira: il diritto all’aria pulita

“Era una sera di febbraio. Sono rientrato a casa dopo una giornata di lavoro: l’aria pesante, gli inquinanti nell’aria ben oltre i limiti di legge e la solita corsa all’emergenza. Così, stufo, mi sono messo al computer a studiare e cercare documenti sul cielo di Torino”.

Già, dalla frustrazione di un privato cittadino è nata l’idea di un esposto alla magistratura, presentato poi nell’aprile 2017 da Roberto Mezzalama, presidente del giovane Comitato Torino Respira, che si è presentato oggi ai cittadini con l’obiettivo di promuovere informazione e iniziative finalizzate a migliorare la qualità dell’aria nell’area metropolitana torinese.

I dati dell’aria

“Da molti anni l’aria di Torino è fuori legge – spiega Mezzalama. La normativa vigente, il D. Lgs 155 del 2010 stabilisce dei limiti giornalieri e annuali per una serie di inquinanti. Mentre per alcuni la situazione è migliorata e i valori rispettano la legge, per altri, in particolare il particolato fine (PM10 e PM2,5) il biossido di azoto e l’ozono, si è ancora ben lontani dal raggiungere gli obiettivi”, basti pensare che nel 2017 a Torino i limiti giornalieri di PM10 sono stati superati per 100 giorni circa. “Secondo la Bozza del Piano Regionale per la qualità dell’aria della Regione Piemonte – continua Mezzalama- in assenza di interventi ulteriori, i limiti per il PM10 e per il biossido di azoto non verranno rispettati a Torino nemmeno nel 2030”. Eppure, nonostante la situazione sia tremendamente stabile e prevedibile, si parla ancora di emergenza, con interventi messi in campo con urgenza (pensiamo ai blocchi del traffico in centro città) e in modo del tutto inefficace.

Gli effetti dell’inquinamento sulla salute

Con l’inquinamento non si scherza. Lo studio del 2010 “Qualità dell’aria e salute” dell’European respiratory Society raccoglie tutte le conseguenze dell’aria inquinata sulla salute dei cittadini, dagli effetti cronici (asma, tumori, patologie cardivascolari e cardiorespiratorie) a quelli acuti e indiretti, come le giornate di assenza dal lavoro e da scuola, al consumo di farmaci, alle spese dei servizi sanitari. La ricerca ha riscontrato inoltre numeri elevati e maggiori rispetto a città meno inquinate di problemi alla nascita (peso ridotto del neonato e parti prematuri) o di sviluppo cognitivo del bambino.

Secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente i morti a causa dell’inquinamento atmosferico in Italia sono oltre 84mila l’anno sugli oltre 490 mila in tutta Europa; ma i numeri si fanno sempre più convincenti e vicini se si considera che secondo il Servizio Epidemiologia dell’Arpa Piemonte gli effetti a Torino si possono stimare in 900 morti l’anno e 24 mesi circa di riduzione della speranza di vita (confronto a una riduzione di 7 mesi in provincia di Cuneo o di 8 mesi nella provincia di Biella).

Gli interventi possibili

“È innanzitutto necessario cambiare il piano del discorso, commenta Mezzalama. Bisogna capire che si tratta di un problema e non di una emergenza. Bisogna rendersi conto delle potenzialità di cambiamento positivo che le azioni di riduzione dell’inquinamento possono innescare. Le iniziative a favore della qualità dell’aria non sono limitanti, ma anzi sono opportunità, sia a livello economico che sociale, che possono dare vita ad una nuova economia. Le città già attive in questo senso sono più dinamiche, attive, innovative e diversamente attrattive”.

Ci sono alcuni interventi che possono essere messi immediatamente in campo a costo zero, come la riduzione della velocità in tangenziale e in autostrada (grandi generatori di inquinanti) o l’istituzione di zone a 30km/h; oltre all’utilizzo dei sistemi di previsione di qualità dell’aria dell’ARPA, in grado di anticipare di qualche giorno i dati del cielo su Torino. Inutile dire, poi, che eventuali investimenti sulla qualità dell’aria sarebbero una spesa minore, in un ragionamento più globale, rispetto alle spese sanitarie che l’inquinamento comporta e alla multa che a breve l’Italia sarà costretta a pagare all’Unione europea.

“Lo strumento principale individuato dalla Legge 340 del 2000 per affrontare il problema a livello cittadino è il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS), creato a Torino nel 2008, ma mai stato finalizzato e con obiettivi non adeguati a risolvere il problema, come la riduzione del traffico veicolare privato nel “lungo termine” del 2,46%. Altre città in Europa hanno da tempo affrontato questo problema con successo e con numeri molto diversi da quelli attesi dal PUMS. A Londra l’istituzione della congestion zone ha permesso di ridurre in un anno le concentrazioni di PM10 di oltre il 15%, a Stoccolma l’introduzione di una misura analoga ha ridotto le emissioni di CO2 del 14%, mentre a Milano l’istituzione dell’area C ha permesso di ridurre le emissioni di PM10 dai veicoli di oltre il 60%”.

L’esposto e il Comitato

L’esposto presentato da Mezzalama è basato su una serie di dati e ricerche disponibili e facilmente comprensibili sugli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla salute pubblica a Torino, e ha dato luogo all’apertura di un fascicolo e a un’indagine della magistratura supportata dalla perizia di un esperto epidemiologo e da una indagine dei Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico. “L’esposto alla magistratura è un tentativo di introdurre un soggetto super partes, che possa definitivamente affermare che si tratta, prima di tutto, di un problema di rispetto della legalità e di tutela della salute dei cittadini”.

Il Comitato Torino Respira è nato a sostegno dell’esposto ed è aperto a tutti i cittadini e alle associazioni che si vogliono impegnare per migliorare la qualità dell’aria. Il Comitato, oltre a mettere a disposizione studi e ricerche, articoli e proposte sul tema, intende facilitare il confronto con le istituzioni e mettere in rete le iniziative e realtà che già si muovono sul territorio. Per aderire al Comitato è sufficiente iscriversi con una donazione di 5 euro al sito www.torinorespira.it (www.facebook.com/ComitatoTorinoRespira/).

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