Tutti a codare!

La programmazione, nel suo significato più largo, è “la realizzazione di un elenco di istruzioni in grado di favorire o eseguire uno o più obiettivi o soluzioni a un problema”. Anche se fa un po’ di paura, è un tema che entrerà presto nei programmi scolastici dei ragazzi. Quel che noi genitori ignoriamo è che è già dentro le loro (sempre più digitali) vite.

Dagli anni ‘80 (qualcuno si ricorderà di Logo) la programmazione è diventata una materia scientifica insegnata – a macchia di leopardo – nelle scuole italiane. Qualche volta per merito di un docente coraggioso, altre volte per progetti più allargati e organizzati. Gruppi di ragazzi si sono confrontati con i mattoni principali di questo o quel linguaggio, mattoni che riproducono e riflettono gli assi fondamentali della logica. In effetti la programmazione è utilissima e per tante ragioni: in primo luogo, è un vero e proprio strumento analitico, una cassetta degli attrezzi che insegna come ragionare in maniera sistematica e affrontare un problema complesso scomponendolo in azioni e obiettivi più semplici. Inoltre, proprio come il Meccano permetteva di comprendere il funzionamento di una gru e quindi di costruirne una, così la programmazione aiuta non solo a capire come sono fatte le app del tablet che tanto ci piacciono, ma permette di progettare vere e proprie macchine pensanti. Un po’ come la pillola rossa di Matrix, la programmazione è la chiave che permette di dismettere i panni di pigiatore compulsivo di schermi e indossare quelli di creatore di soluzioni. O se preferite una bussola attraverso la quale imparare a leggere un mondo, e anche contribuire attivamente alla sua scrittura.

È molto facile che la programmazione diventi materia di scuola elementare o media, come sta avvenendo in Inghilterra [http://bit.ly/ post-] o in Finlandia [http://bit.ly/ post-yle]. Difficile dire però quando avverrà (pochi anni? una generazione?). Nel frattempo Internet, a misura di genitori e figli, mette a disposizione alcune strutture per imparare divertendosi, come in ogni #fablabforkids. Le strade per avvicinarsi sono tante e tutte interessanti.

Non si può non partire da Scratch. Sviluppato dal Lifelong Kindergarten Group dei Media Lab del MIT di Boston, Scratch è un programma totalmente gratuito, con cui programmare storie interattive, giochi e animazioni, attraverso un linguaggio visuale molto intuitivo. Si può iniziare da un tutorial o da un esempio, oppure partire da un progetto nuovo per creare la propria mini avventura interattiva o il primo videogame, e infine condividere le creazioni con gli altri membri della comunità online.

Lo stesso dipartimento del MIT ha recentemente ricevuto in regalo da Google Appinventor, che offre la maggior parte delle caratteristiche di Scratch, ma ha come strumento di riferimento il mondo degli smartphone e dei tablet con sistema Android.

Se studiare da soli non vi è mai piaciuto, la soluzione giusta si chiama CoderDojo. CoderDojo è un movimento aperto, libero e totalmente gratuito organizzato in centinaia di gruppi indipendenti di appassionati sparsi in tutto il mondo, il cui obiettivo è l’insegnamento della programmazione informatica ai più piccoli. In Italia i CoderDojo attivi sono oltre 40. Si lavora sui linguaggi come html, Javascript e CSS, ovviamente si usa Scratch e si può anche imparare a programmare hardware con Arduino. Nei CoderDojo si lavora tutti insieme, ognuno accompagnato da uno o più tutor.

Segnaliamo per par condicio Code.org: molto simile a Scratch nell’impostazione didattica. La differenza sta tutta nella tematizzazione dei giochi e delle attività, che coinvolge veri e propri giganti dell’entertainment business americano come Disney (leggi Frozen) e Lucasfilm (leggi Star Wars). Giusto per dirne un paio. A nostro avviso non è necessariamente un male, aiuta i bambini a imparare la programmazione all’interno di narrazioni a loro più vicine.

Per palati più adulti (scuola media) consigliamo l’interessantissimo Codeacademy, che offre gratuitamente interi corsi online di tutti i principali linguaggi di programmazione. È in un inglese semplice, ma nulla è dato per scontato. E se si appassionano, abbiamo preso due piccioni con una fava: oltre al linguaggio delle macchine, fanno pratica della lingua internazionale.

[Davide Gomba e Massimo Potì]

Iscriviti alla newsletter

X