Vestivamo alla petroliera

Che molti dei nostri abiti siano fatti col petrolio è una affermazione forse semplicistica, ma che non manca di verità. Non sono solo gli abiti a derivare dal petrolio: più in generale sono le materie plastiche (o, meglio ancora, i polimeri) che lo utilizzano come materia prima. Nel mondo dell’abbigliamento esistono due tipi di fibre che si contrappongono alle “naturali”. Da un lato ci sono le fibre sintetiche, dall’altro le fibre artificiali. Cosa le distingue? Le fibre artificiali non derivano dal petrolio ma da fonti, come va di moda dire, rinnovabili. L’acetato per esempio – comunemente usato nelle tute da ginnastica – e il raion – anche detto viscosa, fibra che imita la morbidezza e lucentezza della seta – sono prodotti a partire dalla cellulosa, che a sua volta si trova nei vegetali; è la stessa materia con cui si produce la carta. Per trasformare la cellulosa in fibre adatte alla tessitura, occorrono trattamenti chimici specifici, per cui nella struttura chimica dell’acetato si inseriscono acetati (appunto) al posto di altri sostituenti. La viscosa, invece, viene prodotta a partire dalla polpa di legno degli alberi (ma anche del cotone o della paglia) trattata con una soluzione di soda caustica, cui si aggiunge solfuro di carbonio. Le fibre sintetiche propriamente dette sono quelle che derivano dal petrolio. La genealogia che dall’oro nero porta fino ai nostri capi di abbigliamento passa attraverso una catena di reazioni, che cominciano con la distillazione del petrolio in raffineria. Il polimero più utilizzato nell’abbigliamento è il poliestere, che da solo copre una buona percentuale del consumo mondiale di fibre tessili (attorno al 20%). Il poliestere è molto elastico e ha la caratteristica di perdere facilmente le pieghe, per questo motivo viene utilizzato per i capi “no-stiro”. Con il poliestere vengono prodotti i maglioni e gli altri indumenti in pile. Negli ultimi tempi si stanno affermando anche capi in poliestere riciclato, che permettono di dare al proprio abbigliamento sintetico una certa allure ecologista. Dopo il poliestere la fibra sintetica più utilizzata è probabilmente il nylon poliammide: le due varianti più comuni (il Nylon-6 e il Nylon-6,6) si ottengono rispettivamente dal caprolattame (una molecola ad anello di 7 atomi) e da acido adipico ed esametilendiammina. Il nylon ha ottime proprietà meccaniche (si utilizza anche per la fabbricazione di corde), è gradevole al tatto ed è molto elastico, cosa che permette di utilizzarlo anche per capi che devono aderire alla pelle.

[Ugo Finardi – Chimico, ricercatore CNR]

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