Vivere in Islanda tra luce, buio e … un lungo Natale

da | 13 Dic, 2023 | Lifestyle, Persone, Viaggi

Poche ore di luce in inverno e giornate lunghe in estate, Giada ci racconta com’è vivere in Islanda, dal welfare per famiglie alle tradizioni di Natale

Paesaggi incontaminati, coste battute dal vento e dall’oceano, vulcani, cascate, geyser e prati verdi: è ricca di fascino e bellezza l’isola vicina al Polo Nord. Una nazione in cui vivono 380 mila persone, che parlano appunto l’islandese, una lingua scandinava parlata solo lì.

Per chi non ci è nato, l’idea di trasferirsi a quelle latitudini può davvero sembrare una decisione estrema. In particolare quando inizia l’inverno, noi italiani ci domandiamo come facciano gli islandesi a sopravvivere alle quattro ore di luce scarse, alla neve, al ghiaccio e alle temperature rigide. Giada, mamma di tre bambini, ha risposto a tutte le nostre curiosità. Si è trasferita in Islanda circa 6 anni fa e, al contrario di quel che si pensi, ama l’inverno islandese più dell’estate. 

Tre bimbi e un nuovo progetto di vita

Una storia iniziata con un incontro a Londra: Giada e Daniel, di nazionalità islandese, oggi suo marito, dopo alcuni anni trascorsi insieme nella capitale inglese decidono di formare una famiglia e, in attesa del primo bambino, prendono la decisione di trasferirsi in Islanda. Ritengono che Londra sia una metropoli troppo caotica, inquinata e poco adatta allo stile di vita in famiglia che iniziano a immaginare. “Andare a vivere in Islanda per me è stato come fare una scelta a scatola semi-chiusa. Ci ero stata solo due volte in vacanza, una in estate e una in inverno, e non sapevo come sarebbe stato viverci tutto l’anno. Avevo presente però, grazie a mio marito, quali erano i vantaggi: un paese molto tranquillo, sicuro, accogliente per le famiglie e con un ottimo welfare. Anche le opportunità lavorative sono migliori rispetto ad altri paesi europei. 

Il paese vive molto di turismo ma anche di ricerca e innovazione, in particolare nel settore dell’energia pulita. Quando si cerca lavoro non c’è molta concorrenza, e questo è dovuto anche al ristretto numero di abitanti”. 

Pochi mesi dopo l’arrivo a Reykjavík, nasce Dante che oggi ha 6 anni e ha iniziato la scuola primaria. “Due anni dopo di lui è nato Máni, che ha 4 anni e, al contrario di suo fratello, ha un nome islandese. Máni (pronuncia Máuni) significa Luna, che in islandese è un sostantivo maschile. Infine, abbiamo chiuso il trio con Linda, la piccola di casa che ha 18 mesi. 

I miei figli sono nati tutti in ospedale di pertinenza: avevo inizialmente valutato il parto in casa, ma alla fine non è stato possibile a causa di complicazioni verificatesi durante il primo parto. Complicazioni a parte, la mia esperienza riguardo al parto e ai primi giorni di maternità è stata molto positiva, in particolare grazie al servizio gratuito di consulenza per l’allattamento, a domicilio per due settimane”.

vivere Islanda

Un paese che sostiene la famiglia

Nonostante le proteste degli ultimi mesi, l’Islanda è da sempre al primo posto nelle classifiche riguardanti la parità di genere. Un traguardo che è prerogativa di quei paesi che garantiscono un buon supporto economico alle donne e alla famiglia. 

“Gli aiuti economici alle famiglie sono effettivamente sostanziosi – spiega Giada -, e proporzionati al reddito. Per noi hanno rappresentato un grande aiuto quando ci siamo trasferiti. Per i genitori è previsto il congedo parentale all’80%, anche per coloro che, come me, seguono un corso di studio prima o durante la gravidanza. 

Oltre ai corsi di islandese infatti, frequento tuttora un percorso universitario, e qui lo studio è equiparato al lavoro. Il congedo parentale dura in tutto circa 12 mesi. Sia la mamma che il papà devono richiedere obbligatoriamente circa 3 mesi e mezzo e i mesi rimanenti vengono suddivisi tra i genitori a seconda degli impegni lavorativi.

L’unico neo del sistema, a mio parere, è la Sanità. A parte il servizio dentistico, gratuito per i bambini fino a 18 anni, anche qui c’è carenza di personale, le specializzazioni vengono prese all’estero – perché in Islanda l’università non può proporle tutte – e di conseguenza il personale specializzato è oberato di lavoro”.

viviamo così

Entrare a far parte di una piccola comunità

Al di là del sostegno economico e dei congedi parentali, come si vive in famiglia in Islanda? “Per il momento, sono molto contenta del sistema scolastico. La primaria accoglie i bambini e i ragazzi dai 6 ai 16 anni. La scuola è gratuita, incluso il materiale scolastico. Dopo, si può frequentare la scuola secondaria, tra i 16 ai 20 anni, e scegliere un indirizzo più specialistico. 

Anche dal punto di vista delle attività extrascolastiche, sportive e culturali, c’è molta offerta. Tante strutture ovviamente sono al chiuso, per via del clima, ma i luoghi per trovarsi non mancano”.

L’approccio educativo islandese, simile a quello di altri paesi scandinavi, punta molto su autonomia, indipendenza e libertà per il bambino. 

“Alcuni compagni di mio figlio, a sei anni, vanno a scuola da soli. Anche Dante vorrebbe, ma io sono un po’ ansiosa per il traffico, gli attraversamenti, e biciclette e monopattini nelle vie pedonali. Gli ho detto che pian piano potrà farlo anche lui, sicuramente entro la fine dell’anno. Per ora torna a casa da solo dopo il post-scuola, che è più vicino. Ho bisogno di abituarmi gradualmente all’idea. 

In realtà viviamo in un quartiere tranquillo, che è come una piccola comunità. Gli islandesi sono soliti vivere nel quartiere in cui sono nati. Questo significa che tutti si conoscono, e dei bambini se ne occupa la collettività”.

Per chi è straniero, costruire nuove relazioni in un ambiente in cui quasi tutti hanno già amicizie di lunga data e legami famigliari potrebbe non sembrare facile. 

“Di sicuro sono stata avvantaggiata dal fatto che mio marito è islandese e quindi sono entrata più facilmente in relazione con i suoi amici. Poi frequento, come accade per tutti gli italiani all’estero, alcuni miei connazionali che ho conosciuto qui, famiglie italiane oppure miste. Gli italiani che vivono in Islanda sono circa 500”. 

Lunga notte o un interminabile giorno?

In inverno in Italia si sente spesso parlare di winter blues, SAD invernale ed effetti della carenza di luce su umore e benessere fisico. 

Se proviamo a immaginare l’inverno islandese, ci chiediamo come sia possibile abituarsi al gelo e al buio.

“In realtà il clima in Islanda non è così freddo come si pensa, anzi”, racconta Giada.

“E’ molto meno estremo rispetto alle regioni più al nord di alcuni paesi scandinavi, come la Finlandia o il nord della Svezia, perché l’azione del mare e la corrente del golfo mitigano le temperature, che solitamente in inverno si aggirano intorno ai 5 gradi sotto lo zero. 

Capita di avere giornate molto fredde, con 18 gradi sotto zero, ma succede sporadicamente. L’elemento atmosferico che ti mette davvero alla prova è il vento, che può rendere difficile stare fuori anche se hai l’abbigliamento adeguato. 

Qui usiamo creme grasse per proteggere il viso dal vento, le richiedono anche a scuola perché i bambini escono quasi tutti i giorni”.

Nei giorni più bui, intorno al solstizio d’inverno, il sole sorge alle 11 di mattina e tramonta alle 15, e la luce non è mai forte ma soffusa, perché il sole resta basso. 

“Per le persone come me, non autoctone, è fondamentale l’integrazione di vitamina D. 

Sembrerà strano, ma l’inverno è la mia stagione preferita. Patisco solo quando non nevica o nevica poco. La neve riflette la luce e rende tutto più luminoso. Per me l’inverno è la stagione più cozy, mi piace tornare a casa al calduccio, bere qualcosa di caldo mentre guardo la neve fuori dalla finestra. 

Al contrario, non mi sono per niente adattata all’estate. Nonostante le tende oscuranti, la luce solare perenne per me è davvero fastidiosa. Ho provato con la mascherina per gli occhi o altre strategie, ma patisco ancora il mese di giugno, quando il sole tramonta a mezzanotte e sorge alle tre”. 

Natale islandese

Per affrontare al meglio il buio invernale, gli islandesi allestiscono le luci natalizie, albero di Natale e decorazioni inclusi, dentro e fuori le case, già a inizio novembre, e le lasciano fino a febbraio inoltrato. L’atmosfera natalizia quindi, dura circa 5 mesi.

“Il Natale in Islanda si festeggia in famiglia la sera del 24 dicembre, con una cena tutti insieme. Il piatto principale solitamente è il hamborgarhryggur, a base di carne di maiale, ma è anche diffuso l’Hangikjöt, a base di agnello, che qui è davvero di alta qualità, in quanto gli ovini vivono sempre fuori, mangiano erba fresca e bevono acqua pura. 

Nei giorni di Natale c’è la tradizione di preparare i Laufabrauð (letteralmente pane-foglia), tipici islandesi, senza lievito: sono dischi circolari e sottili, vengono fritti e decorati dai bambini.

Un’altra tradizione molto carina che i bambini adorano, ben più antica di Babbo Natale, è quella dei tredici troll. Ogni notte, nei tredici giorni che precedono il Natale, un troll diverso lascia un regalino dentro una scarpa. Ogni troll è unico, lascia tracce in casa e ha un nome buffo: c’è il troll lecca-pentole o il ruba-salsicce. I regali possono essere giochini ma anche oggetti utili, come lo spazzolino da denti, oppure frutta o biscotti. E i bambini si svegliano, per tredici giorni, eccitatissimi!”.

natale in islanda

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