Oltre il voto: non sei la tua pagella!

Come aiutare i nostri figli e figlie a superare l’ansia del voto? I consigli di Elena Bolzoni, pedagogista e consulente familiare

L’ansia da pagella è sempre esistita, ma oggi sembra amplificata. Secondo i dati GoStudent, il 46% degli studenti italiani lega la propria autostima ai voti. Una percentuale preoccupante: come genitori, come facciamo a capire se nostro figlio o nostra figlia sta attraversando questo meccanismo? Ci sono segnali concreti da riconoscere? Lo abbiamo chiesto a Elena Bolzoni, pedagogista ed educatrice professionale socio pedagogica. “Questo dato ci dice sicuramente qualcosa di molto importante. Quasi per un ragazzo su due il voto non è solo una valutazione di una prestazione, ma la valutazione del suo valore personale. Quando il voto diventa indicatore del proprio valore personale, si crea un meccanismo davvero pericoloso. L’errore non viene più percepito come una parte naturale e necessaria del processo di apprendimento, ma come una vera e propria minaccia alla propria identità. Ecco perché la scuola viene vissuta in uno stato di costante tensione emotiva e nel continuo timore di non essere mai abbastanza. Purtroppo, anche la società non aiuta, poiché oggi è fortemente orientata alla prestazione, alla visibilità dei risultati e al confronto con gli altri. I nostri figli crescono osservando continuamente classifiche, giudizi, confronti e aspettative sempre più elevate”.

 

La pedagogista Elena Bolzoni

 

I segnali da osservare

“Come genitore è sicuramente importante osservare alcuni segnali che possono indicare che l’autostima del proprio figlio è diventata – o sta diventando- dipendente dal rendimento scolastico”.

Tra questi segnali troviamo: forte paura di sbagliare crisi emotive eccessivamente sproporzionate dopo un voto negativo difficoltà ad accettare le insufficienze o gli errori tendenza al perfezionismo continue frasi come “non valgo niente” “sono stupido” “non sono capace” “non riuscirò mai” elevata ansia prima di interrogazioni e verifiche evitamento delle situazioni in cui si trova in difficoltà soddisfazione solo davanti ai risultati eccellenti.

“Se l’8 viene vissuto come fallimento perché non è un 10, significa che l’autostima non si sta più costruendo sulla crescita personale, ma solo ed esclusivamente come una performance. Il compito fondamentale che hanno gli adulti è allora quello di aiutare i figli a separare il loro valore personale dai risultati che ottengono a scuola. Un voto definisce una prestazione svolta in un determinato momento, ma non definisce assolutamente chi siamo”.

 

Alleggerire lo stress scolastico

Secondo la ricerca GoStudent l’80% dei genitori italiani dichiara che i propri figli mostrano sintomi di stress scolastico. Ma spesso l’ansia la provano i genitori stessi a causa i risultati dei figli. Come mai e come possiamo evitarlo? “L’ansia dei genitori rispetto al rendimento scolastico dei figli nasce spesso da intenzioni positive. Questo perché la maggior parte dei genitori non desidera mettere pressione ai figli, ma è semplicemente preoccupata per il loro futuro. Dietro la preoccupazione per un basso voto si trovano, però, frequentemente domande più profonde, per esempio la paura che il proprio figlio non riesca a realizzarsi in futuro o a trovare il proprio posto nel mondo. Altri si domandano se come genitori stanno facendo abbastanza o se stanno sbagliando qualcosa. Altre volte invece l’ansia nasce da vissuti personali: ci sono infatti i genitori che hanno sperimentato forti aspettative durante la propria infanzia e perciò tendono a riproporle in modo inconsapevole. Altri ancora ritengono che i risultati dei figli siano una sorta di conferma del proprio lavoro educativo. Il problema emerge quando però la preoccupazione dell’adulto viene assorbita dal bambino/ragazzo. I figli sono infatti estremamente sensibili al clima emotivo familiare e non percepiscono solo ciò che viene detto, ma soprattutto quello che viene trasmesso attraverso reazioni, sguardi, tensioni e silenzi. Quando un genitore vive ogni verifica con uno stato di elevata apprensione può comunicare, involontariamente, al figlio che il risultato scolastico è qualcosa da cui dipende il benessere e l’equilibrio familiare o la sua felicità. È per questo motivo che l’ansia dall’adulto diventa un fattore aggravante dello stress scolastico dei nostri ragazzi”.

 

 

Frasi solo apparentemente innocue

Come genitori possiamo trasmettere ansia alle nostre figlie e figli, inconsapevolmente e attraverso frasi apparentemente innocue, senza pressioni esplicite. Come: “mi raccomando perché questa volta devi andare bene”, oppure, “con tutto quello che abbiamo investito su di te”, o ancora “lo sai quanto è importante questo voto in questo momento dell’anno”. Queste frasi caricano di aspettative i figli perché temono che la serenità e l’orgoglio dei genitori dipendano dai loro risultati scolastici. Per evitarlo è bene imparare a distinguere tra sostegno e pressione. “Sostenere significa guidare e accompagnare la figlia o il figlio nel percorso. Fare pressione invece significa focalizzarsi esclusivamente sul risultato. Le conversazioni familiari dovrebbero valorizzare la curiosità, l’impegno, la perseveranza e le strategie utilizzate per affrontare una difficoltà. Quando il processo diventa importante come il risultato, l’ansia tende a diminuire e aumenta la motivazione autentica e vera ad apprendere e imparare”.

 

Vivere l’apprendimento come un giudizio e non come un’opportunità di crescita

Un’indagine di LeTueLezioni del maggio 2026 rivela che il 40% degli studenti si presenta al primo incontro con un tutor privato già con ansia da prestazione. La scuola viene spesso accusata di aver perso la sua funzione pedagogica a vantaggio della sola didattica. Lei cosa ne pensa? E quanto pesa il modo in cui i genitori “raccontano” la scuola a casa (per esempio: commenti sugli insegnanti, sulle performance degli altri studenti..)? “Il fatto che così tanti studenti arrivino al primo incontro con un tutor privato con un’elevata ansia da prestazione è un segnale che merita attenzione. Quando una ragazza o un ragazzo ha paura di sbagliare ancora prima di iniziare un percorso significa che sta probabilmente vivendo l’apprendimento come un giudizio e non come un’opportunità di crescita. Per quanto riguarda il ruolo della scuola penso che sia importante che questa continui ad avere la sua funzione educativa, ma è altrettanto vero che negli ultimi anni gli insegnanti si trovano molto spesso a operare in contesti sempre più complessi e con tempi ridotti per costruire relazione educativa e profonde. Educare non è solo trasmettere contenuti, ma accompagnare lo sviluppo complessivo della persona. Questo perché l’apprendimento avviene all’interno di una relazione, perciò un bambino che si sente accolto, riconosciuto e sostenuto apprende meglio rispetto a un bambino che si sente costantemente giudicato o svalutato”

 

Scuola – famiglia

Accanto al ruolo della scuola c’è però un elemento spesso sottovalutato, ovvero il modo in cui in famiglia viene raccontata la scuola. I bambini costruiscono gran parte delle loro rappresentazioni attraverso lo sguardo degli adulti di riferimento. “Se a casa continuano a sentire commenti come “hai preso più degli altri?” o “La figlia dei miei amici prende sempre voti altissimi” o ancora “l’insegnante c’è l’ha con te”, rischiano di interiorizzare l’idea che la scuola sia un luogo di confronto, giudizio e competizione. Anche svalutare costantemente gli insegnanti può avere effetti problematici, perché si rischia che il bambino perda fiducia nelle figure educative e fatichi a costruire un rapporto sereno con l’esperienza scolastica. È importante aiutare i nostri ragazzi a dare significato all’apprendimento chiedendo loro ad esempio che cosa li ha incuriositi o quale difficoltà sono riusciti a superare nella giornata appena trascorsa a scuola. Solo in questo modo si può spostare l’attenzione dal giudizio alla crescita”.

 

Quando arriva un brutto voto

Quali sono gli atteggiamenti da evitare come genitori quando tornano a casa con un brutto voto? “Innanzitutto i genitori devono evitare di agire impulsivamente, di comunicare rabbia, umiliazione o delusione. Dietro un brutto voto possono esserci molte cause: difficoltà di apprendimento, stanchezza, ansia, insicurezza, la non comprensione di un argomento. Per questo prima di giudicare è necessario capire. Inoltre, è bene non fare confronti con compagni, fratelli o amici. Il confronto è uno dei principali nemici dell’autostima. Ogni bambina o bambino infatti ha tempi, modalità di apprendimento e caratteristiche differenti. Sentirsi continuamente paragonato agli altri lo porta a credere di dover meritare il proprio valore attraverso il paragone e la competizione. L’obiettivo educativo deve invece essere quello di confrontarsi con il proprio percorso di crescita e non con quello degli altri. Uno degli errori più dannosi che un genitore può commettere è trasformare la prestazione negativa in un giudizio sulla persona con frasi come: sei pigro, sei svogliato, sei sempre il solito, lo sapevo che non ce l’avresti fatta, non sei portato per lo studio. Queste rischiano di diventare etichette che il bambino finisce per interiorizzare soprattutto quando vengono ripetute nel tempo, perché vanno a influenzare profondamente l’immagine che un figlio costruisce di sé. Per questo, ogni difficoltà dovrebbe essere letta come una situazione da affrontare e da comprendere e non come una caratteristica che definisce le capacità o il valore del figlio.

 

 

Un’identità solida, indipendentemente dai risultati scolastici

Quali sono le cose che un genitore può fare oggi per aiutare la propria figlia o figlio a costruire un’autostima che non dipenda dai risultati scolastici? “È necessario che il genitore riconosca e valorizzi il proprio figlio per ciò che è e non solo per ciò che “produce” in termini di voti. Poi è bene riconoscere l’impegno e non solo il risultato: un bambino deve sapere che il suo valore non aumenta se prende 10 e non diminuisce se prende 4. Lodare esclusivamente i successi rischia di creare una stima di sé fragile e condizionata dal risultato. È invece fondamentale valorizzare l’impegno, la costanza e la capacità di rialzarsi dopo una difficoltà. Teniamo sempre presente l’importanza di normalizzare l’errore: l’errore è uno strumento di apprendimento e non la prova della propria incapacità. Questo vale anche per noi, perché loro ci osservano: un genitore che sa riconoscere i propri errori e impara da essi a migliorarsi trasmette un messaggio educativo potentissimo. I genitori possono anche aiutare i figli a scoprire i propri talenti. Lo sport, l’arte, la musica, la creatività, le capacità pratiche, la sensibilità emotiva, le relazioni… sono tutte parti fondamentali nella costruzione dell’identità. È molto importante che un bambino possa sperimentare contesti in cui sentirsi competente e riconosciuto. Infine, il genitore deve offrire un amore percepito come incondizionato: questo è forse il fattore più importante, perché i figli hanno bisogno di sentire che l’amore dei genitori non dipende dalle prestazioni che ottengono a scuola. Devono assolutamente sapere che saranno accolti non solo nei successi, ma soprattutto nelle difficoltà. Quando un bambino percepisce di essere amato per quello che è e non per quello che ottiene, può sviluppare quella sicurezza interiore che gli consentirà di affrontare le sfide in modo più sereno. L’obiettivo educativo più potente non è crescere bambini che prendono sempre voti eccellenti. É invece quello di crescere persone che sappiano riconoscere il proprio valore anche quando fanno un errore o vanno incontro ad un fallimento. Questa importantissima consapevolezza li accompagnerà oltre i banchi di scuola, per tutta la vita.

 

LeTueLezioni

Fondata nel 2007, LeTueLezioni è la piattaforma leader di tutoraggio in Italia che mette in contatto studenti e tutor privati qualificati. Offre la possibilità di seguire lezioni sia in presenza sia online, coprendo oltre 350 materie. LeTueLezioni è oggi presente in più di 15 Paesi in tutto il mondo e ha aiutato oltre 4.700.000 studenti a trovare il tutor ideale. LeTueLezioni fa parte del gruppo GoStudent, uno dei principali fornitori di servizi di tutoraggio e piattaforme educative a livello globale. Insieme, LeTueLezioni e GoStudent mirano a unire il meglio del mondo online e offline per sbloccare il potenziale di ogni studente. Per saperne di più: www.letuelezioni.it, www.gostudent.org

 

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