Europa, alimenti e ricerca

Passata l’estate e dimenticata, in bene o in male, la prova costume, è tempo di dire addio alle diete, perlomeno fino a Natale e al consueto tormentone su pandoro e panettone, se fanno ingrassare sì o no. Il classico comportamento all’italiana, di mangiare senza porsi problemi dieci mesi all’anno, per poi lanciarsi in improbabili diete da sette chili in sette giorni, è ovviamente stigmatizzato da medici, dietologi ed esperti di alimentazione. Sarebbe molto più produttivo un autocontrollo costante, che dura tutto l’anno, magari concedendosi qualche stravizio ogni tanto. Insomma, l’equilibrio dovrebbe farla da padrone. Ma noi spesso ce ne dimentichiamo. Chi alla nostra alimentazione pensa sempre, invece, è l’Unione Europea. La cosa è tanto più interessante perché alcuni si occupano dell’alimentazione dei bambini. Da decenni, l’Unione Europea finanzia alcuni progetti di ricerca di enti provenienti da diversi paesi, in ogni area della conoscenza: dalle scienze “dure” (fisica, chimica, biologia) alle scienze applicate (agraria, veterinaria), alle tecnologie ingegneristiche, le scienze economiche e le scienze umane. Naturalmente i progetti devono avere un respiro internazionale ed essere di alto livello. Nell’ambito dell’alimentazione i progetti di ricerca sono numerosi. Cascade (www.cascadenet.org) studia i contaminanti chimici nel cibo, Eadgene (www.eadgene.info) si occupa degli genti patogeni potenzialmente presenti nella catena di produzione degli alimenti, utilizzando un approccio genomico per realizzare o migliorare vaccini e strumenti diagnostici o terapeutici. NovelQ (www.novelq.org) si muove in ambito ecologico: il suo scopo è sviluppare nuovi processi e tecnologie ecocompatibili per imballaggi alimentari innovativi, in grado di conservare meglio la qualità dei cibi. Phime (www.phime.org) studia i rischi tossicologici portati dalla presenza dei metalli pesanti nell’ambiente e studia anche i metodi per ridurre l’assorbimento di questi metalli da parte dei vegetali.

Venendo ai bambini, Eearnest (www.metabolic-programming.org) è un progetto sulla nutrizione delle prime fasi della vita: lo scopo è capire quanto la vita è influenzata dall’alimentazione della prima infanzia e quindi suggerire strategie per la dieta delle future mamme e dei bambini nel primo anno di vita. EuroPrevall (www.europrevall.org) studia le allergie alimentari a livello europeo, allo scopo di predirne l’evoluzione nei decenni futuri. NutriMenthe (www.nutrimenthe.eu) studia gli effetti di elementi nutrienti specifici (come acidi grassi polinsaturi, ferro, zinco, proteine e vitamine) sulla performance mentale dei bambini, allo scopo di stabilire raccomandazioni dietetiche europee. Questi sono solo alcuni dei progetti di ricerca in corso. Più importante è ricordare l’importanza della ricerca effettuata seriamente a tutti i livelli. I progetti dell’Unione Europea rimangono fra i pochi che permettono di finanziare studi validi, internazionali e, cosa non indifferente, tenuti sotto controllo dall’ente finanziatore, specialmente in Paesi come il nostro dove la spesa per la ricerca è in caduta libera. Il tutto in aree scientifiche disparatissime, puntando un po’ di più alle possibili applicazioni ma non disdegnando quella ricerca pura, capace di aprire le porte della conoscenza e di farci scoprire un pezzetto in più dell’universo.

[Ugo Finardi – Chimico, ricercatore CNR]

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