Giornata mondiale dei genitori: in Italia si fanno meno figli di quanti se ne desiderano

I dati Istat rivelano che 6,6 milioni di italiani hanno rinunciato a diventare genitori o ad avere altri figli. Una scelta che, troppo spesso, non è davvero una scelta

Ogni 1° giugno si celebra la Giornata Mondiale dei Genitori, istituita dall’ONU per riconoscere il ruolo fondamentale di chi si prende cura delle nuove generazioni. Ma in Italia questa ricorrenza arriva quest’anno con il sapore amaro di una contraddizione: siamo un Paese che i figli li desidera, ma sempre più spesso non riesce ad averli. Non per mancanza di voglia, ma per eccesso di ostacoli. A ricordarcelo è una ricerca Istat rilanciata dal giornalista Beppe Gandolfo, che fotografa con numeri precisi un’Italia bloccata tra desideri e impossibilità.

Quando il desiderio di essere genitori si scontra con la realtà economica

Secondo i dati Istat, 6,6 milioni di persone in Italia dichiarano di aver rinunciato ad avere i bambini che desideravano. Non si tratta quindi di una società che ha smesso di voler fare figli, ma di una società che non riesce a trasformare quel desiderio in realtà. Il 62,2% di chi ha rinunciato lo ha fatto per problematiche di varia natura, a partire dalla sfera economico-lavorativa: per quasi 2,8 milioni di persone, oltre quattro su dieci tra chi non intende diventare genitore o avere altri figli, le difficoltà economiche o la mancanza di certezze lavorative impediscono che il desiderio si trasformi in intenzione. Il quadro è ulteriormente disomogeneo rispetto al genere: le donne percepiscono come ostacolo principale l’incertezza lavorativa (13,6% contro il 4% degli uomini), mentre negli uomini prevalgono le difficoltà economiche (39,3% contro il 27,6% delle donne).

Questo significa che essere genitori, in Italia, è sempre più una scelta condizionata: condizionata dal reddito, dalla stabilità del contratto, dal costo degli affitti, dall’assenza di politiche familiari adeguate. Non una libertà piena, ma una libertà di fatto compressa. E anche chi riesce a diventare genitore si trova spesso ad avere meno figli di quanti ne vorrebbe, il cosiddetto “fertility gap”, rinunciando al secondo o al terzo figlio per ragioni economiche, non per mancanza d’amore.

Un Paese che invecchia: il prezzo demografico dell’inazione

Le conseguenze di questo mancato incontro tra desiderio e possibilità si leggono chiaramente nei dati demografici. L’Italia è oggi la seconda nazione al mondo per vecchiaia della popolazione, superata solo dal Giappone, con tutto ciò che questo comporta sul piano dell’assistenza sanitaria e della previdenza sociale. Il territorio più colpito è quello interno: solo in Piemonte sono circa 300 i comuni a rischio estinzione, con un inverno demografico che nel 2025 ha registrato 53.019 decessi e soltanto 23.839 nascite. Province come Cuneo, VCO e Vercelli sono classificate a rischio molto alto, mentre la provincia più anziana d’Italia è Biella, con un’età media di 50,4 anni. Paesi come Moncenisio, con 30 abitanti, o Macra, con 42, rischiano di scomparire nel giro di pochi anni. La Giornata Mondiale dei Genitori dovrebbe allora essere anche l’occasione per ricordare che onorare la genitorialità non significa solo celebrarla, ma renderla possibile: con servizi per l’infanzia accessibili, congedi parentali equi, lavoro stabile e politiche fiscali che non penalizzino chi sceglie di mettere al mondo una famiglia. Perché finché fare figli resterà un lusso, celebrare i genitori rischia di restare solo retorica.

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